Elezioni Francia: vince Le Pen, mercati sotto shock, euro a rischio, che succede?

7 maggio 2017. I TG francesi pubblicano i primi exit polls: Marine Le Pen ha vinto le elezioni presidenziali. Cosa succede dalle ore successive sui mercati finanziari? Immaginiamo una simulazione dell'evento che sconvolgerebbe l'Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
7 maggio 2017. I TG francesi pubblicano i primi exit polls: Marine Le Pen ha vinto le elezioni presidenziali. Cosa succede dalle ore successive sui mercati finanziari? Immaginiamo una simulazione dell'evento che sconvolgerebbe l'Europa.

Siamo il 7 maggio, ore 20.00. I primi exit poll diramati dalla TV pubblica francese danno Marine Le Pen in lieve vantaggio sul rivale Emmanuel Macron. Con il passare delle ore, la vittoria della candidata euro-scettica si fa sempre più reale. La Francia ha come presidente un nemico giurato dell’euro. Che succede? La riapertura dei mercati finanziari all’indomani sarà certamente difficile, ricordandoci da vicino cosa accadde nemmeno un anno prima con il referendum sulla Brexit, quando le perdite all’avvio delle contrattazioni del venerdì 24 giugno furono a doppia cifra. Il Cac 40 alla Borsa di Parigi cede intorno al 10%, Milano e Madrid seguono a ruota, Francoforte cede anch’essa, salvo risalire con il passare dei minuti, man mano che lo shock psicologico viene superato e i capitali si spostano dal Sud Europa verso la Germania. (Leggi anche: Possibile davvero che Le Pen diventi presidente della Francia?)

Visi incollati sugli schermi alla BCE, così come anche presso le cancellerie europee, tutti a verificare cosa accade ai titoli di stato. I rendimenti di BTp, Oat, Bonos e bond lusitani schizzano alle stelle, gli spread accelerano. La distanza tra rendimenti italiani e tedeschi a 10 anni supera i 250 punti base, punta decisamente verso i 300 bp, poi ripiega.

L’azione della BCE

La BCE sta intervenendo nei limiti del “quantitative easing”, ma concentrando gli acquisti di assets sui bond della periferia dell’Eurozona, oltre che della Francia. A metà mattinata, Francoforte emette un comunicato ufficiale: l’euro è una moneta irreversibile e la BCE continuerà a fare di tutto per salvarla. Rassicurazioni arrivano dalla cancelliera Angela Merkel, che pur dicendosi colpita dal risultato delle elezioni francesi, spiega che tra Berlino e Parigi il dialogo prosegue e le divergenze di vedute con il nuovo inquilino dell’Eliseo verranno ripianate con pazienza.

Intanto, la fuga dei capitali non accenna a diminuire e rischia di travolgere le banche del Sud Europa, un po’ come avvenne in Grecia nel 2015. Sulla scorta di quella esperienza, la BCE apre la sua linea di emergenza (ELA), fornendo liquidità agli istituti in difficoltà di Italia, Francia, Portogallo e Spagna, rivedendo i limiti dei fondi massimi elargibili con cadenza quotidiana. (Leggi anche: Grecia annuncia controlli sui capitali)

Imposti controlli sui capitali

Passano i giorni, le acque in borse si quietano un po’, ma al centralino del governatore Mario Draghi arrivano chiamate preoccupate da parte dei banchieri centrali del Sud: “i manager delle banche ci informano che i clienti starebbero spostando ingenti capitali al di fuori dei rispettivi istituti. Serve intervenire o è collasso”. Draghi sospira e dopo attenta riflessione impone un temporaneo controllo sui movimenti finanziari: limiti ai prelievi quotidiani presso gli ATM, salvo che siano giustificati da operazioni di compravendita ordinarie; limitazioni anche ai pagamenti con carta di credito e bancomat presso il paese di residenza e all’estero. Non saranno i 60 euro quotidiani imposti ai greci due anni fa, ma pur sempre controlli sui capitali restano.

Mentre la tempesta finanziaria infuria, il cambio euro-dollaro sprofonda sotto la parità sin dal giorno successivo alle elezioni e vi rimane anche nelle settimane seguenti. I rendimenti dei Bund tedeschi diventano negativi per scadenze sempre più lunghe, fino ai 20 anni. Chi può, compra assets tedeschi, così nel caso di rottura dell’Eurozona, almeno si saranno messi i propri denari al sicuro e laddove il ritorno eventuale alla moneta nazionale (il marco) implicherebbe una rivalutazione rispetto all’euro ancora vigente. (Leggi anche: Investire in Bund anche con rendimenti negativi? Ecco perché avrebbe senso)

E inizia il terremoto politico italiano

L’incertezza regna sovrana, perché la Le Pen ha indetto un referendum sulla permanenza della Francia nell’euro, mentre l’Italia sprofonda nella crisi politico-istituzionale, in attesa di andare a nuove elezioni, dove il Movimento 5 Stelle propone anch’esso un voto sull’euro e la Lega Nord invoca il ritorno alla lira, senza se e senza ma. Il referendum francese viene inizialmente indetto per il mese di novembre, ma su pressioni di Bruxelles e Francoforte, si conviene di ridurre al minimo il periodo di incertezza e di anticipare l’appuntamento a settembre, magari in coincidenza con le elezioni federali in Germania.

La stragrande maggioranza dei francesi vota per restare nell’Eurozona, la Le Pen subisce un duro colpo politico a soli tre mesi dalla sua elezione, mentre la UE può tirare un sospiro di sollievo, i deflussi di capitali dal Sud Europa si arrestano e gli spread tornano progressivamente a stringere. Tutto dura poco, perché è già partita la campagna elettorale in Italia, dove complici le tensioni geo-politiche nell’area, l’economia è caduta nella sua quarta recessione dal 2008 e tutti i sondaggi anticipano il trionfo alle urne dello schieramento trasversale euro-scettico. Dopo la Brexit, la UE è uscita stordita e frastornata; dopo la vittoria della Le Pen è gravemente ferita e la moneta unica sull’orlo della scomparsa. Sopravviveranno l’una e l’altra anche al terremoto italiano? (Leggi anche: Uscire dall’euro costa voti, ecco come Le Pen e grillini rassicurano gli elettori)

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Argomenti: Bce, Crisi del debito sovrano, Crisi delle banche, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Francia, Mario Draghi

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