Le nuove regole BCE colpiscono i prestiti delle banche e l’economia italiana

Stretta in arrivo sui nuovi prestiti delle banche. Adesso, corriamo il serio rischio di vedere spegnere la ripresa economica.

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Stretta in arrivo sui nuovi prestiti delle banche. Adesso, corriamo il serio rischio di vedere spegnere la ripresa economica.

Nuovi guai in vista per le banche italiane, che non a caso cedono in borsa quasi il 4% rispetto alla chiusura di martedì (vedi anche: Perché le banche stanno crollando in borsa?), ben più del -2,2% mediamente accusato dalle banche europee, prima che da Francoforte fosse annunciato il varo di nuove regole da parte della Vigilanza della BCE per gli istituti nell’Eurozona. Queste prevedono l’accantonamento di capitale per il 100% del valore dei nuovi crediti non performanti, iscritti a bilancio dal gennaio prossimo. Il processo deve avvenire entro due anni per gli impieghi sprovvisti di garanzie, entro sette anni per quelli coperti da una qualche garanzia, come per i mutui. Le nuove regole, che verranno discusse in una riunione pubblica presso l’Eurotower l’8 dicembre prossimo e verosimilmente verrebbero in quella sede ammorbidite, non riguarderanno lo stock dei crediti deteriorati già in pancia alle banche nell’area fino al 31 dicembre prossimo e che ammontano a circa 1.000 miliardi di euro, di cui 350 solo in Italia. Sarebbe un colpo troppo duro da parare per i bilanci bancari, ma ciò nondimeno esistono preoccupazioni per i prestiti futuri.

Gli accantonamenti al 100% del valore dei crediti performanti appaiono una misura estrema. La direzione che la BCE vorrebbe imprimere alle banche dell’Eurozona sarebbe in sé abbastanza corretta, considerando che proprio l’elevato livello delle sofferenze abbia impattato negativamente sulle economie più colpite dalla crisi dei debiti, specialmente quella italiana, dove sarebbero i crediti deteriorati ammontano a 350 miliardi lordi, anche coperti mediamente al 46% e a circa l’88%, tenendo conto delle garanzie. Il rischio adesso è che le banche centellino ogni centesimo per i nuovi prestiti, temendo che altrimenti rischino di dovere accantonare una quantità di capitale crescente, cosa che a sua volta porterebbe a una successiva riduzione dello stock degli impieghi.

Come le nuove regole BCE colpiranno la ripresa

Formalmente, un credito rientra tra gli Npl (“Non performing loans”) dopo i 90 giorni dall’inadempienza del debitore. I casi più gravi sono noti anche come “sofferenze”, che in Italia si aggirano sugli 80 miliardi, al netto delle coperture. In pratica, un prestito su cinque risulta affetto da inadempienze (il 6% in Europa) e quasi uno su dieci sarebbe a grave rischio di andare del tutto perduto. Detto ciò, considerare un prestito praticamente azzerato sul piano contabile appare una misura eccessiva, perché un’inadempienza di 91 giorni non autorizza a credere che il debitore non pagherà nemmeno un centesimo del suo debito residuo, potendo semplicemente essere alle prese con problemi temporanei di liquidità e non con un’insolvenza.

La congiuntura economica è favorevole in questi mesi. Il pil nell’Eurozona sta accelerando la crescita ai massimi da 10 anni e lo stesso accade in Italia, anche se restiamo in fondo alla classifica con un aumento stimato nell’ordine dell’1,5% contro il +2,3% medio dell’area. Affinché questa ripresa non si spenga, diventa importante per l’economia italiana, in particolare, che vi sia sostegno agli investimenti delle imprese e ai consumi delle famiglie, entrambi deboli, essendo stata ad oggi la nostra crescita trainata dalle esportazioni. Gli uni e gli altri trovano nei prestiti bancari un appiglio non irrilevante, sebbene valgano le considerazioni ieri svolte nel seguente articolo Banche italiane salvate dai bond?

Verso una stretta certa sui prestiti

Tutto servirebbe al momento, tranne regole che accrescano la pressione sul capitale delle banche, reduci da un lustro dissanguante sul fronte delle numerose ricapitalizzazioni richieste agli azionisti e che a Piazza Affari hanno iniziato a riprendersi solo quest’anno con rialzi medi di quasi il 25% ad oggi, in scia ai salvataggi del governo con lo stanziamento nel dicembre scorso di 20 miliardi.

Detto ciò, è evidente che le banche europee saranno chiamate a un supplemento di responsabilità nella policy creditizia praticata, perché non sarebbe più accettabile politicamente in futuro che i loro bilanci vengano salvati ancora una volta dai contribuenti, se si saranno mostrati inoculati nel prestare denaro. Possiamo anche scommettere che alla fine si arriverà a nuove regole ammorbidite rispetto a quelle annunciate, ma la stretta sui nuovi prestiti resta certa e comporterà una discriminazione più marcata tra i clienti, la cui solidità patrimoniale, storia creditizia e dimensione d’impresa varranno sempre più come presupposti per ottenere liquidità. Un guaio per il tessuto delle pmi italiane, che oltre ad essere tagliate sostanzialmente fuori dal mercato obbligazionario, rischiano di trovarsi le porte chiuse anche delle banche. (Leggi anche: Crisi banche italiane, voragine prestiti dubbi)

 

 

 

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