Le nozze tra Alitalia e Ferrovie pagate da pendolari e contribuenti

Ferrovie dello stato e Alitalia unite in matrimonio? Questa l'ipotesi del governo, che non convince affatto e rischia, anzi, di trasferire i costi del salvataggio su pendolari e contribuenti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ferrovie dello stato e Alitalia unite in matrimonio? Questa l'ipotesi del governo, che non convince affatto e rischia, anzi, di trasferire i costi del salvataggio su pendolari e contribuenti.

Le voci di un matrimonio in vista tra Alitalia e Ferrovie dello stato si fanno sempre più insistenti. Mancano le pubblicazioni ufficiali, ma ormai il dibattito si starebbe spostando verso questa direzione. Treni e aerei alleati, insomma. Ne sapremo di più a settembre, quando il governo Conte scoprirà le carte. Alla compagnia aerea servono 2-3 miliardi per rilanciarsi, quando nel primo semestre di quest’anno ha continuato a perdere 315 milioni di euro, qualcosa come oltre 1,7 milioni al giorno. Serve una strategia per potenziare il lungo raggio, più remunerativo, ma anche più costoso. La quota di mercato di Alitalia in Europa è crollata al 2%, ormai trattasi di una compagnia insignificante all’infuori dell’Italia, con meno di 22 milioni di passeggeri trasportati, meno di un quinto dei livelli di Lufthansa e Ryanair.

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Ce la faranno i treni a risollevare le sorti della ex compagnia di bandiera? Grossissimi dubbi sul punto. Come fa un management preparato per gestire i binari su cui fare transitare i treni ad avere le conoscenze adeguate per rilanciare Alitalia? Le possibili sinergie a cui farà certamente riferimento il governo nel giustificare l’integrazione tra due società ad oggi concorrenti sono difficili da trovarsi. L’Alta Velocità, ad esempio, ha spostato milioni di passeggeri ogni anno dagli aerei ai treni nella tratta molto ricca di Roma-Milano. Altro che sinergie, qui Alitalia se l’è vista brutta contro Freccia Rossa, capace di portare a destinazione un passeggero in meno di 3 ore e nel cuore della città.

E allora, perché mai le Fs dovrebbero accollarsi Alitalia? Semplice questione di numeri. Serve una società in grado di assorbire le perdite gestionali della compagnia. In teoria, le ferrovie potrebbero, avendo chiuso l’ultimo esercizio con un utile netto di 550 milioni, pari a circa 1,5 milioni al giorno. Dunque, l’operazione sarebbe puramente finanziaria: con una mano si prenderebbero i soldi da Fs e con l’altra li si darebbero ad Alitalia. A pagare il prezzo sarebbero, però, i pendolari in prima battuta, visto che i minori utili, finanche azzerati, delle Fs finirebbero per ridurre gli investimenti sulla rete, proprio quello che in questi drammatici giorni ci stiamo dicendo che dovrebbero essere potenziati, anzitutto per ragioni di sicurezza. E che una stessa società gestisca treni e aerei, concorrenti diretti in alcune delle tratte più remunerative d’Italia non è garanzia nemmeno di qualità del servizio. In un’ottica di bilanciamento dei risultati, le ferrovie potrebbero rinunciare a potenziare l’Alta Velocità, beneficiando i voli aerei.

Brutte sorprese per i pendolari

E non è escluso che la società aumenti il pedaggio chilometrico imposto alle società dei treni, con Trenitalia in posizione quasi monopolistica a scaricare l’aggravio sui passeggeri, i quali dovrebbero così pagare un biglietto più salato. Che poi Trenitalia risulti controllata da Fs è un altro paio di maniche e ha a che fare con i mille paradossi di cui è pieno il nostro Paese. Le nozze con Alitalia porterebbero le ferrovie al 51% del capitale della prima, aprendo la strada a un ingresso per il restante 49% di Cassa depositi e prestiti, così come anche soci industriali, tra cui Easyjet e Lufthansa. Resta da vedere se una compagnia straniera abbia voglia di imbarcarsi su un volo gestito dallo stato italiano, che certo non è esempio di efficienza.

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Se quanto abbiamo sin qui scritto è vero, ecco spiegata la ragione principale per la quale il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, avrebbe posto fine allo sbarco in borsa delle Fs. Chi mai acquisterebbe le azioni di una società quotata, alla quale verrebbe imposto l’onere di accollarsi la gestione di una compagnia decotta e indebitata? Pare che il destino della società dei binari sia di coprire le voragini di Alitalia, con il rischio che queste non siano mai chiuse o ridotte, venendo meno l’impellenza di pareggiare i conti, ora che a rattoppare il tutto ci penserebbe un’altra società ad oggi sana. Addio alla restituzione dei 900 milioni di prestito-ponte al Tesoro, tranne di immaginare che le esposizioni siano anch’esse trasferite alle Fs, indebitate per 7,2 miliardi e capaci di rifinanziarsi sul mercato con l’emissione di obbligazioni. Sarebbe una partita di giro tra stato e una sua controllata. Insomma, alla fine pagherebbero pur sempre i contribuenti, doppiamente se pendolari.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici

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