Le (neanche troppo velate) ‘minacce’ di Minniti alle ONG: cosa prevede il codice e la rivolta di MSF – scenari emergenza migranti

Scontro aperto tra ONG e il ministro Minniti sul codice da seguire per la gestione dell'emergenza migranti. Scalpore per le neanche troppo velate 'minacce'.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Scontro aperto tra ONG e il ministro Minniti sul codice da seguire per la gestione dell'emergenza migranti. Scalpore per le neanche troppo velate 'minacce'.

In realtà i media italiani ne hanno parlato poco o nulla, ma avrebbero dovuto suscitare polemiche le parole davvero ‘eccessive’ (soprattutto per un ministro della Repubblica) che Minniti ha rivolto a quelle ONG, tra cui Medici senza Frontiere, che hanno deciso di non firmare il codice che il governo italiano ha predisposto per questo tipo di organizzazioni. Citando direttamente da laRepubblica, ecco cosa ha detto Minniti: “L’aver rifiutato l’accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse. La minaccia, neanche troppo ‘velata’, riguarda la sicurezza delle imbarcazioni di MSF, come a dire ‘state attenti a voi stessi’. Ma analizziamo la questione.

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Le ONG si spaccano intorno al codice Minniti

Si è verificata una vera e propria spaccatura all’interno del mondo delle ONG, intorno a quello che potremmo definire il ‘codice Minniti’. Medici senza Frontiere ha fatto sapere di non firmare l’accordo per due motivi: in primo luogo, perché è contro il proprio codice etico avere armi sulle navi – il direttore generale, Gabriele Eminente, fa sapere che “in nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, ad esempio nei nostri ospedali” e del resto si tratta di un’organizzazione ‘pacifista’; in secondo luogo, perché non è accettabile il divieto di trasbordo dalle proprie imbarcazioni a quelle ‘ufficiali’. Niente firma anche da parte della ONG tedesca Jugend Rettet.

Invece, Save the Children ha deciso di accettare: “gran parte dei punti del codice di condotta indicano cose che già facciamo e ci sono stati chiarimenti su un paio di punti che ci preoccupavano”, riferisce Valerio Neri, “siamo convinti di aver fatto la cosa corretta e mi dispiace che altre Ong non ci abbiano seguito, ma evidentemente avevano altre sensibilità”.

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I 13 punti del codice Minniti che regola il rapporto con le ONG

Per correttezza di informazione e in maniera tale che i nostri lettori possano farsi una propria opinione, ecco i 13 punti del codice Minniti sulle ONG.

  • Non entrare nelle acque libiche, “salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo” e non ostacolare l’attività della Guardia costiera libica.
  • Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione.
  • Non fare comunicazioni per agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti.
  • Attestare l’idoneità tecnica per le attività di soccorso. In particolare, viene chiesto alle ong anche di avere a bordo “capacità di conservazione di eventuali cadaveri”.
  • Informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita.
  • Tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull’andamento dei soccorsi.
  • Non trasferire le persone soccorse su altre navi, “eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo (Mrcc) e sotto il suo coordinamento anche sulla base delle informazioni fornite dal comandante della nave”.
  • Informare costantemente lo Stato di bandiera dell’attività intrapresa dalla nave.
  • Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni.
  • Ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, “eventualmente e per il tempo strettamente necessario”, funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico.
  • Dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità dello Stato in cui l’ong è registrata.
  • Cooperazione leale con l’autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.
  • Recuperare, “una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile”, le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini.
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Argomenti: Economia Europa, Emergenza profughi, Politica, Politica italiana