Le lavoratrici islandesi saranno pagate come gli uomini, ma in Italia il gap salariale cresce

Mentre in Islanda è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge sulla parità di paga tra uomini e donne, in Italia si stima un gap salariale del 7,3%. Ma in Europa siamo tra i più 'virtuosi'.

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Mentre in Islanda è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge sulla parità di paga tra uomini e donne, in Italia si stima un gap salariale del 7,3%. Ma in Europa siamo tra i più 'virtuosi'.

E’ stata approvata poche settimane fa, ma solo oggi, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, diventa operativa la legge sulla parità salariale tra uomini e donne in Islanda. Una legislazione che da ora in avanti obbligherà tutti i datori di lavoro, sia nel pubblico che nel privato, a certificare la stessa retribuzione a parità di qualifica. Un risultato ottenuto dopo anni di proteste.

L’ultima risale allo scorso ottobre quando migliaia di lavoratrici hanno lasciato i loro posti di lavoro per contestare le disparità di trattamento salariale. E dando uno sguardo ai dati, probabilmente, ce n’era bisogno. Perché in Islanda questo divario oscilla tra il 14 e il 20%.

Il gap salariale coinvolge anche il nostro Paese. Continua a crescere anche se in Europa siamo tra i più virtuosi secondo lo studio di Accenture, ‘Getting to Equal 2017’. Stando ai numeri, per ogni 100 dollari guadagnati da una donna ne corrispondono 131 ottenuti da un uomo. Tuttavia il divario retributivo in Italia è inferiore rispetto a Inghilterra, Francia e Germania. A confermare l’andamento anche una recente ricerca di Eurostat: nell’Unione Europea le donne guadagnano in media il 16,3% in meno degli uomini. In Italia il dato si abbassa perché il divario salariale di genere si attesta al 7,3%. (Leggi anche: Lavoratrici italiane le meno discriminate in Europa in busta paga)

I dati Istat sull’Italia

L’ultima indagine condotta dall’Istat si riferisce ai dati del 2014 e ci dice che un uomo percepisce 1,8 euro all’ora in più rispetto alle donne nel settore privato, pari ad una differenza di circa 3mila euro l’anno. Ciò significa che per cancellare ogni divario di retribuzione, le donne dovrebbero lavorare un mese in più. Per analizzare in maniera corretta il gap salariale bisognerebbe, però, prendere in considerazione i vari settori lavorativi. Se uomini e donne fossero presenti in maniera equa nelle varie professioni, il dato sarebbe diverso. Attualmente, secondo l’Ufficio per gli interventi in materia di pari opportunità della Presidenza del Consiglio, sono pochissime le donne presenti nei settori maggiormente remunerativi.

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