Le lauree migliori per entrare nel mondo del lavoro: quanto valgono davvero?

Lavoro e università, un binomio non sempre vincente: le facoltà più ricercate dai dirigenti.

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Lavoro e università, un binomio non sempre vincente: le facoltà più ricercate dai dirigenti.

Lavoro e università. Conoscere il valore di una laurea per comprendere quanto sia importante per entrare nel mondo del lavoro è l’obiettivo della ricerca «Formazione dei neolaureati ed esigenze d’impresa», realizzata dall’università Iulm di Milano in collaborazione con Centromarca e Adecco. Ne ha parlato di recente anche Il Corriere in un articolo. 

Le università al top

Lo studio si basa sulle valutazioni di 115 manager di aziende medio-grandi in merito al potere dell’università per entrare in una data azienda. Dai dati è emerso che la laurea magistrale si conferma un punto di partenza importante per entrare in azienda almeno basandosi sul 76% delle risposte. Le facoltà più gettonate dai dirigenti d’azienda sono Economia per il 78,6%, ingegneria per il 71,4% ma anche Lingue e Scienze della comunicazione o marketing, lauree che non sempre hanno ottenuto riconoscimenti di rilievo.

Dalla ricerca è stato rilevato che i dirigenti d’azienda quando devono assumere un giovane preferiscono sicuramente la laurea magistrale alla triennale o a un diploma. Molte delle facoltà considerate deboli come Lingue, Scienze della comunicazione etc sono invece considerate utili negli ambiti commerciale e vendita.

La laurea non basta

Ovviamente la sola laurea non è sufficiente. Tra i requisiti richiesti anche l’esperienza operativa sul campo e avere buoni maestri. Secondo Luca Quaratino, ricercatore dello Iulm e autore della ricerca: “Se le università vogliono migliorare la loro formazione per essere più appetibili dagli studenti, le imprese si fanno conoscere dagli studenti per poterli accogliere appena usciti dal loro percorso di studi. Ma per poter essere scelte devono far sì che il loro brand sia attrattivo”.

Non a caso i giovani di oggi che devono entrare nel mondo del lavoro sono una generazione curiosa ma anche individualista.

Come riporta il Corriere, che ha parlato della ricerca in oggetto, i giovani sembrano meno orientati a fare sacrifici anche perché questi non sempre valgono lo sforzo e sempre di più si da importanza ad alcuni fattori come tempo libero e flessibilità. Un tema che avevamo già affrontato negli articoli: 

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Non solo i giovani che devono entrare nel mondo del lavoro dopo l’università hanno questo approccio nei confronti delle imprese. Anche gli over 35 guardano sempre di più a fattori come l’equilibrio tra lavoro e vita privata, benefits e flessibilità.

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