La Riksbank scarica la bolla immobiliare alla politica

La Svezia è sempre più in allarme sul rischio di uno scoppio della bolla immobiliare. Allarme della Riksbank.

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La Svezia è sempre più in allarme sul rischio di uno scoppio della bolla immobiliare. Allarme della Riksbank.

La Riksbank, la banca centrale svedese, ha lanciato un allarme molto serio ieri, quando ha invitato il Riksdag, ovvero il Parlamento, a prendere in considerazione un mixi di misure per impedire la crescita dell’indebitamento delle famiglie e, in particolare, dei prezzi degli immobili, che sarebbero sopravvalutati, in conseguenza della politica dei bassi tassi attuata in questi anni per contrastare la bassa inflazione e per sostenere l’economia svedese.

L’istituto ammonisce che nel caso di una seria correzione dei prezzi degli assets, i rischi per l’economia nazionale sarebbero elevati. Da qui, l’indicazione di alcune misure macro-prudenziali, come il taglio dei benefici fiscali ammessi sugli interessi pagati dalle famiglie per la contrazione di un mutuo o l’imposizione di un piano di ammortamento meno favorevole o ancora la richiesta al mutuatario di un anticipo maggiore. Tutti provvedimenti tesi a scoraggiare la contrazione di nuovi debiti, di cui si parla da qualche anno nel paese, ma che nessuno ha seriamente il coraggio di adottare, perché chiaramente impopolari.

I numeri della tragedia svedese

Eppure, i numeri del disastro sono noti da molto tempo: le famiglie svedesi sono tra le più indebitate in Europa, con esposizioni pari al 170% del loro reddito disponibile, una percentuale che sale al 316% per quelle famiglie che hanno contratto un mutuo. In pratica, al netto delle imposte, mediamente una famiglia qui è indebitata per quasi il doppio del suo reddito annuo e se ha un mutuo in corso, il suo debito è, addirittura, mediamente di oltre 3 volte il reddito. Guardando ai dati, si capisce come il fenomeno non sia recente, ma riguarda gli ultimi 20 anni. Nel 1995, il rapporto tra debito e reddito disponibile era ancora dell’85%, la metà di quello odierno. E i prezzi delle casse erano meno di 3 volte più bassi. Nell’ultimo decennio, a fronte di un’inflazione cumulata di circa il 12%, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto di circa il 55%, ma i prezzi delle case sono aumentati di 1,5 volte. In particolare, quelli degli appartamenti sono saliti del 170%, quelli delle case singole i circa il 90%.

       

Politica Riksbank aggrava rischi

Alla base del boom c’è lo squilibrio tra domanda e offerta: le nuove abitazioni risultano di gran lunga inferiori alle richieste e ciò fa crescere i prezzi degli immobili. Il governo di sinistra del premier Stefan Loefven, in carica da 14 mesi, punta a facilitare le nuove costruzioni per attutire il problema, ma nelle scorse settimane si è mostrato preoccupato per l’impatto che potrebbe avere l’arrivo nel paese di 360.000 profughi siriani, attesi entro l’anno prossimo, considerando che la popolazione locale è di appena 9,8 milioni di abitanti e che già soffre della carenza di case. Il ministro delle Finanze, Magdalena Andersson, si è dovuta rimangiare quasi subito la promessa fatta di in campagna elettorale di rendere accessibili anche ai nullatenenti e alle famiglie svantaggiate i mutui, senza imporre loro alcun anticipo per l’acquisto di un immobile. Adesso, invece, chiede misure micro-prudenziali alle banche, affinché pongano fine a una bolla dalle dimensioni preoccupanti. Il tema è comune anche ad altri 2 stati scandinavi, la Norvegia e la Danimarca. In quest’ultima, con lo scoppio della crisi finanziaria globale, i prezzi degli immobili subirono una correzione del 20%, il cui impatto sull’economia fu tale, che il paese si riprese solo alla fine del 2013. Alla base di questa accelerazione del fenomeno c’è, come dicevamo, la politica monetaria ultra-accomodante della Riksbank, retta dal governatore Stefan Ingves. Questi è stato accusato dall’allora opposizione di sinistra e dal Premio Nobel, Paul Krugman, di avere provocato la deflazione nel paese, alzando i tassi troppo presto. Si arrivò anche ad ipotizzare una sorta di commissariamento dell’istituto, mentre Krugman definì la politica di Ingves “sadomonetarismo”.        

Reazione a stimoli BCE è corsa verso l’abisso

Pressato dalla necessità di fare tornare l’inflazione sopra lo zero, il governatore, che tra il 2010 e il 2012 aveva dato vita a una stretta monetaria per contrastare proprio il rischio dello scoppio della bolla immobiliare, ha iniziato a cambiare impostazione e nel febbraio di quest’anno ha sorpreso tutti, introducendo tassi negativi e varando un “quantitative easing” in salsa svedese, entrambi finalizzati a indebolire la corona, specie contro l’euro, evitando che il QE della BCE si traducesse in un rafforzamento del cambio, quindi, nell’importazione di deflazione dall’Eurozona. Gli effetti di queste manovre sono state scarsamente efficaci, visto che l’inflazione oscilla ancora attorno allo zero, mentre la corona non ha subito grosse variazioni rispetto alla moneta unica. Al momento, il cambio tra le due valute è di 9,26, invariato su base annua, ma dal varo degli stimoli monetari, la corona guadagna il 3,8%.

Per questo, come reazione al probabile annuncio di nuovi stimoli da parte di Francoforte, è probabile che la Riksbank tagli ancora una volta i tassi, già al -0,35%. Per questo, l’istituto chiede, però, al Parlamento una copertura politica, sostanzialmente caricandosi dell’onere di affrontare la questione della bolla immobiliare, come in una sorta di divisione dei compiti: Ingves si occupa di stimolare l’inflazione e indebolire la corona; il governo di arrestare la corsa al debito privato.      

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