Le elezioni in Grecia domenica spazzeranno via Tsipras, ma mercati troppo euforici

La Grecia va ad elezioni anticipate domenica e il governo Tsipras è dato da tutti i sondaggi in forte svantaggio rispetto agli avversari di centro-destra. I mercati sono fin troppo euforici e i rendimenti sovrani sono collassati ai minimi storici.

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La Grecia va ad elezioni anticipate domenica e il governo Tsipras è dato da tutti i sondaggi in forte svantaggio rispetto agli avversari di centro-destra. I mercati sono fin troppo euforici e i rendimenti sovrani sono collassati ai minimi storici.

L’era di Alexis Tsipras al governo della Grecia sta per concludersi. Domenica prossima, salvo sorprese improbabili, la sua SYRIZA dovrebbe soccombere alle elezioni politiche di circa una decina di punti percentuali rispetto a Nuova Democrazia, la formazione di centro-destra guidata da Kyriakos Mitsotakis.

Questo dicono tutti i sondaggi, pur con qualche differenza sulle cifre. Anzi, negli ultimissimi giorni di campagna elettorale, sembrerebbe che il vantaggio di ND si stia consolidando. Resta da vedere se i conservatori avranno la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Se così non fosse, potrebbero allearsi alla loro destra con Soluzione Grecia, sempre che superi lo sbarramento del 3%, oppure con KINAL, un nuovo partito di centro-sinistra che include gli storici socialisti del PASOK.

L’economia in Grecia si sta riprendendo poco e male, investimenti ancora al palo

I mercati stanno scontando da mesi questa vittoria, con i rendimenti ellenici ad essere crollati ai minimi storici. Il bond a 10 anni offre ormai solo il 2,05%, quando a inizio anno stava intorno al 4,4%. E il quinquennale supera di poco l’1%, mentre il titolo a 25 anni non arriva più al 3%. Si consideri che i titoli di stato della Grecia non fanno parte del “quantitative easing” della BCE, hanno rating “spazzatura” e solamente 7 anni fa subirono una pesante ristrutturazione ai danni dei creditori privati. Eppure, lo spread con l’Italia sulla scadenza a 10 anni viaggia ormai solamente in area 40-50 bp.

L’economia si sta riprendendo, anche se resta ancora di oltre un quinto più piccola del 2007. Quest’anno crescerà dell’1,9% e l’anno prossimo del 2,1%, secondo la Banca di Grecia, che prevede anche un avanzo primario del 2,9% per il 2019, inferiore al target del 3,5% concordato tra Atene e Bruxelles. E sul punto, Mitsotakis sta poggiando la campagna elettorale, promettendo di ridurlo, così da tagliare le tasse e sostenere la crescita del pil, che vorrebbe ben più alta del 2% di questi ultimi anni. Dal canto suo, Tsipras ha già ridotto l’obiettivo al 2,5% per i prossimi 3 anni, ma perlopiù per finanziare misure di spesa, come sulle pensioni.

Verso un migliorato rapporto con la Troika

Insomma, se non fosse che i rendimenti nel resto dell’Eurozona siano scesi a livelli ridicoli, guardando a quelli ellenici nemmeno si capirebbe che siano lo specchio di un’economia collassata e sull’orlo di uscire dall’euro solo 4 estati fa. L’euforia dei mercati appare eccessiva, perché il debito pubblico della Grecia continua ad attestarsi nei dintorni del 180%, sebbene per l’83% sia detenuto da creditori pubblici della Troika (UE, BCE e FMI). Tuttavia, nel 2023 dovranno iniziarsi a pagare gli interessi sul debito a questi ultimi, così come il capitale dovrà essere rimborsato, pur con estrema gradualità.

Certo, con questa curva delle scadenze, il rifinanziamento crescente sui mercati diverrebbe molto più morbido, ammesso che le condizioni ultra-favorevoli di questa fase durino. Già nei mesi scorsi, Atene ha concordato con il Fondo Monetario Internazionale il rimborso anticipato di buona parte dei prestiti ricevuti, così da risparmiare sugli interessi. E se, come ormai sembra probabilissimo, Mitsotakis tra pochi giorni sarà il nuovo premier, potrà confidare per oltre metà del suo mandato su una liquidità più che sufficiente per evitare emissioni di nuovo debito. In realtà, potrebbe approfittare del crollo dei rendimenti, come già il governo attuale da inizio anno, per emettere titoli a medio-lunga scadenza, così da accrescere i cuscinetti di liquidità e segnalare una più duratura auto-sufficienza per il caso di scenari avversi.

Di questo passo, anzi, potrebbe diventare un’opzione persino ipotizzare il rimborso anticipato di una minima parte dei debiti nei confronti dell’Eurozona. Ma la vera scommessa dei conservatori sarà di accelerare i tassi di crescita del pil e sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro per abbattere la disoccupazione ancora altissima, nei pressi del 18%, al 40% tra i giovani. I rapporti con la Commissione e il Fondo Monetario dovrebbero migliorare e questo agevolerebbe la stessa politica fiscale di Mitsotakis, mentre la BCE sotto il prossimo governatore Christine Lagarde, attuale direttore generale dell’FMI, non possiamo escludere che arrivi a inserire i “sirtaki” bond tra gli assets acquistabili con il QE in fase di reimpiego dei proventi o con il nuovo probabile round.

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