Le elezioni di primavera saranno un ‘la va o la spacca’ per Renzi

Le elezioni amministrative di primavera saranno un test per il governo Renzi. Se questi le perdesse, si aprirebbe uno scenario che porterebbe dritti al voto anticipato.

di , pubblicato il
Le elezioni amministrative di primavera saranno un test per il governo Renzi. Se questi le perdesse, si aprirebbe uno scenario che porterebbe dritti al voto anticipato.

I sondaggi segnalano una contrazione dei consensi per il PD di Matteo Renzi negli ultimi giorni, dopo un discreto recupero avvenuto alla ripresa delle attività parlamentari post-estive. Il caso Marino, il sindaco di Roma costretto alle dimissioni per una serie di vicissitudini e scandali, ha certamente pesato parecchio, come dimostra il fatto che ad avvantaggiarsi in questa fase sarebbero il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia, questi ultimi più forti che altrove nella Capitale. Il partito di Beppe Grillo sarebbe a non più di 4 punti percentuali di distanza dal PD. Gli americani direbbero “too close to call”, dato che generalmente i “grillini” vengono sottostimati nelle rilevazioni. Ma nessuno scossone avverrà, se vi sarà, prima dei prossimi 6 mesi, ovvero delle elezioni amministrative della primavera 2016, quando saranno chiamate al voto città importantissime del calibro di Roma, Milano, Napoli, Torino e si vocifera che alle urne potrebbero tornarci in anticipo anche i siciliani, perché la Giunta regionale di Rosario Crocetta (PD) non si regge da moltissimo tempo in piedi e per il premier rischia di essere un nuovo caso Marino, tra inazione e scandali di natura tutt’altro che secondaria.

L’avanzata dei grillini

Se si votasse oggi, l’M5S potrebbe vincere sia a Roma che in Sicilia. A causa del ballottaggio, la vittoria sarebbe meno scontata nella Capitale, più probabile nell’isola, dove già è da 3 anni primo partito. A Napoli e Milano, i sindaci uscenti potrebbero non essere riconfermati. Nel capoluogo lombardo, pur frantumato, il centro-destra potrebbe strappare la vittoria al centro-sinistra, mentre i partenopei potrebbero affidarsi a un primo cittadino anch’egli pentastellato, specie se venisse schierato in campo, come si sta discutendo in questi giorni, il popolare Raffaele Fico.

Per il resto, il testa a testa nei consensi tra destra e sinistra alle elezioni regionali della primavera scorsa consentirebbe alla prima di sperare in una rivincita.    

Elezioni anticipate molto probabile in caso di sconfitta del PD

Tra le città sopra citate, solo Torino appare rimanere saldamente nelle mani del PD con Piero Fassino, per il resto sarà una grossa incognita per Renzi, che dopo una semi-delusione subita dai risultati delle ultime amministrative, potrebbe ritrovarsi a gestire uno scenario tutt’altro che facile, se dovesse perdere in almeno 2 di queste città. Il rischio concreto è che il PD le perda tutte, così come che la Sicilia passi in altre mani, più per fattori locali che per un segnale di sfiducia verso Palazzo Chigi, ma tanto basterebbe alla minoranza dem per preparare il dopo-Renzi. Poiché il premier non accetterà mai e poi mai di farsi logorare dai detrattori interni, se alle urne uscirà sconfitto, potrebbe porre fine alla legislatura e chiedere al presidente Sergio Mattarella di mandare il paese al voto anticipato nell’autunno prossimo, specie se da qui ad allora saranno state approvate le riforme istituzionali, anche se prima sarebbe necessario il passaggio referendario per rendere effettiva l’entrata in vigore della legge elettorale, l’Italicum, le cui sorti sono legate alla cancellazione del Senato. I passaggi saranno sequenziali, complessi e tutt’altro che lineari. Per il centro-destra e l’M5S sarà la vera occasione per uscire dall’inconcludenza e dall’ininfluenza politica e tentare la spallata al governo; per la minoranza dem è forse l’ultima vera e grande occasione per evitare di essere cancellata.  

Argomenti: