Le dimissioni di Marino sui giornali italiani – Rassegna Stampa

Ignazio Marino si è arreso e ha dato le sue dimissioni, rivelando però che ha ancora 20 giorni per ripensarci: ecco come i giornali italiani hanno trattato la notizia del giorno.

di , pubblicato il
Ignazio Marino si è arreso e ha dato le sue dimissioni, rivelando però che ha ancora 20 giorni per ripensarci: ecco come i giornali italiani hanno trattato la notizia del giorno.

Alla fine Ignazio Marino si è dimesso: il suo romanzo capitolino si è concluso ieri, ma con un colpo di scena: “Ho 20 giorni per ripensarci“. Diversi media hanno manifestato che un quarto potere esiste ancora – si è solo trasformato – e oggi sulle prime pagine dei giornali risuonano le campane a morto per l’ex sindaco di Roma, che ha scritto una lunga lettera ai romani parlando del possibile ritorno nella capitale di mafia e corruzione. 20 giorni in cui valuterà il da farsi, in cui capirà se lo strappo possa essere ricucito: 20 giorni ai romani per prendere coscienza di avere una città senza guida alla vigilia del Giubileo, con la candidatura alle Olimpiadi 2024 da preparare e con le lobby smantellate che forse ieri hanno brindato. Andiamo quindi a sfogliare le prime pagine dei giornali italiani di oggi e a vedere come ciascuno commenta la notizia del giorno.   Il Corriere della Sera apre con le minacce di Marino e titola “Marino lascia e avverte: tiro giù tutti”. Mentre il Movimento 5 Stelle si dice pronto al voto e l’ex pm Sabella afferma di come si stava riportando la legalità nella capitale, nell’occhiello si legge un inquietante Renzi: “intanto tolto di mezzo, poi vedremo”. L’editoriale di Antonio Macaluso è spietato al riguardo: “Dopo 846 giorni di (non?) governo, Ignazio Marino si è dunque arreso. Accerchiato e solo, è stato messo alla porta da chi aveva in tasca la sua sorte politica: il suo partito, il PD, ma anche Sel. Vale la pena ricordare che già al suo ingresso in Campidoglio, alcuni compagni di partito esprimevano a voce bassa dubbi sulla sua capacità di ‘marziano’ di governare una città così esposta e complessa. […] Una brutta vicenda che avrebbe potuto essere chiusa prima con meno imbarazzi e conseguenze per tutti”.   dimissioni-marino-corriere   Ancora più duro Giovanni Belardelli, che scrive: “E sì che bisogna almeno riconoscere a Marino come egli non abbia fatto nulla per nascondere la sua carenza di doti politiche, con quell’aria stralunata, tra Jacques Tati e Stan Laurel, di chi, come proposte per governare la città, non è saputo andare oltre la pedonalizzazione dei Fori Imperiali”.   Anche La Repubblica apre sulla possibilità di un ripensamento di Marino. Il titolone recita così: Roma, Marino licenziato dal PD. “Mi dimetto, ma posso ripensarci”. Negli editoriali, però, si leggono commenti piuttosto letterari e pomposi sull’inadeguatezza di Marino nel gestire una capitale. Emblematico, ad esempio, il commento di Francesco Merlo: “Mangiare a scrocco è una delle istituzione dei Paesi mediterranei dove lo sbafo è perdonato al ‘nobile in miseria’ e ai ‘poveri ma belli’, ma ai falsi onesti. E la truffa degli scontrini va bene per il Rugantino, che è il lazzarone per eccellenza, ma non per il sindaco della vanagloria. […] In fondo prima dei camerieri romani è stata Sua Santità a licenziare Marino, a smascherare la sporcizia del suo candore”.   dimissioni-marino-repubblica   La Stampa annuncia il ritiro (temporaneo?) di Marino, mettendo in evidenza il suo riferimento a un eventuale ritorno della mafia a Roma. Il quotidiano torinese apre così: “Marino lascia: temo torni la mafia“. Nell’editoriale, Federico Geremicca inizia un ritratto del “cavallo pazzo” Marino elencando le motivazioni che hanno portato il PD a scollarsi da questa figura ormai rimasta sola. “Nella Via Crucis che il PD ha dovuto percorrere per ottenere le dimissioni del ‘suo’ sindaco, molto ha contato l’eccentricità della figura di Marino: un prodotto della società civile che non ha mai accettato quella sorta di codice di comportamento che regola i rapporti nel mondo dei professionisti della politica”.   dimissioni-marino-la-stampa   Ma la Stampa contiene anche un’interessantissima intervista di Massimo Gramellini a Ignazio Marino, il quale evidenzia tutta la sua consapevolezza della situazione. E così, quando Gramellini gli chiede se va a casa solo per 5 scontrini di ristorante non giustificati, l’ex sindaco risponde, quasi con rammarico: “Ci avevano provato con la Panda rossa, i funerali di Casamonica, la polemica sul viaggio del Papa. Se non fossero arrivati questi scontrini, prima o poi avrebbero detto che avevo i calzini bucati o mi avrebbero messo della cocaina in tasca“.   Il Manifesto pende leggermente a favore di Marino, pur citando i suoi scivoloni e autogol, ma con un’occhiataccia al PD. In prima pagina troviamo il titolone “L’ultima cena” con sullo sfondo la statua di Marco Aurelio al Campidoglio. Norma Rangeri è lapalissiana nel suo editoriale intitolato emblematicamente “Il sindaco giubilato”: “A Roma i marziani durano poco. E questa volta non serve la fantasia di Flaiano per capire cosa accadrà. Alla fine, come nel celebre racconto, l’extraterrestre dovrà tornare a casa, magari a pensare alla salute. […] Dovrebbero vergognarsi un po’ le persone e le forze politiche che mettono Marino nel calderone del più grande scandalo avvenuto a Roma negli ultimi anni. E dovrebbero riflettere anche tutti quelli che ieri hanno brindato alle sue dimissioni”.   dimissioni-marino-il-manifesto   “Marino, la resa tra i veleni“, titola Il Messaggero. Nell’editoriale di Virman Cusenza pubblicato sul quotidiano romano si legge: “Questo è stato l’epilogo di un’operazione politica sbagliata. Una candidatura nata da una faida dentro il PD dell’era bersaniana per mano di alcuni “senatori” protagonisti di vecchie stagioni e finita con una scheggia impazzita (il sindaco uscente) contro il partito che l’ha scelto, lo ha fatto eleggere e lo ha sostenuto”. Sul box in basso, si legge anche il distacco del Vaticano alla notizia: “Per il Giubileo non cambia nulla”.   dimissioni-marino-il-messaggero   Il Tempo sceglie un’immagine emblematica per salutare l’addio di Marino: sopra una Panda rossa un gruppetto di soldati americani in bianco e nero viene accolta dalla folla festante a Piazza Venezia: “8-10-2015: la Liberazione” è il titolone del quotidiano di destra. L’editoriale di Gian Marco Chiocci elenca tutto ciò che è successo a Roma negli ultimi 2 anni: dalle Pande rosse parcheggiate abusivamente agli hooligans olandesi che rovinano la Barcaccia, dagli scontrini pagati a spese del Comune alle sfilate al Gay Pride, dai viaggi oltreoceano alle nozze omosessuali in Campidoglio. Insomma, praticamente tutto (o quasi) quello che succede a Roma ogni anno con qualsiasi giunta comunale.   dimissioni-marino-il-tempo   “Roma Liberata” è il titolo del Giornale, che fa coppia con Il Tempo, ma a differenza di quest’ultimo associa il “marinismo” al renzismo, sfruttandolo per colpire il governo. Si legge nell’editoriale di Salvatore Tramontano: “Da marziano a sciagurato. Alla fine Ignazio Marino si è dimesso. Ma per quanto il PD cerchi di far apparire il sindaco un caso clinico, quello di Marino è un caso politico. Roma è il ventre molle del renzismo. E’ l’acqua marcia. E’ uno specchio. E’ una maschera ipocrita che mostra il vero volto del PD”.   dimissioni-marino-il-giornale   Il Fatto Quotidiano pone invece una luce diversa sulla questione, un’angolatura dalla quale spunta Marino come capro espiatorio: “E’ Marino il mostro di Loch Ness“, titola il quotidiano.

Poi nell’occhiello si legge: “Il PD sfiducia il suo uomo, ormai fuori controllo, per le bugie sulle cene.
Lui avverte: ‘Vado via, ma ho 20 giorni per ripensarci’.
E accusa il partito, che ora ha il terrore delle elezioni”. Il Fatto scrive anche come Renzi abbia cacciato il sindaco (non inquisito) dopo aver difeso il pluriprocessato Verdini.   dimissioni-marino-il-fatto

Argomenti: