Le bugie dei politici su debito pubblico, recessione, deficit e ripresa economica

Debito, deficit, recessione, ripresa economica. I nostri politici amano parlare di economia, spiegare cose, illustrare prospettive. Ebbene, nella maggior parte dei casi si tratta di bugie. Ecco perché.

di Giuseppe Briganti, pubblicato il
Debito, deficit, recessione, ripresa economica. I nostri politici amano parlare di economia, spiegare cose, illustrare prospettive. Ebbene, nella maggior parte dei casi si tratta di bugie. Ecco perché.

Al giorno d’oggi, chi non sa di economia rischia di non capire come va il mondo. A scuola di economia si parla pochissimo, nell’università questa materia è esclusa da molti corsi di laurea, sicché è veramente difficile reperire gli strumenti per orientarsi in un mondo fatto di spread, debiti pubblici e privati, deficit, avanzi commerciali, Pil e quant’altro. Fortunatamente, intervengono vari programmi televisivi a parlare di economia, spesso spiegando l’impatto di una misura economica piuttosto che le conseguenze in caso di alterazione di un parametro. Di frequente, sono i politici stessi a parlare. Ebbene, non fidatevi. Le bugie sono dietro l’angolo. Uno, perché non è detto che i politici sappiano di economia più degli elettori; due, perché c’è una dinamica che, giocoforza, altera le loro dichiarazioni e i loro intenti: la ricerca del consenso. Occorre difendersi, dunque. E per difendersi occorre conoscere. Ecco un campionario delle bugie ripetute più di frequente dai politici e che riguardando l’economia.    

Bugie italiane

“La ripresa sta per arrivare”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Troppe, e da troppo tempo. E’ da almeno due anni che viene prospettato il ritorno alla crescita. Già Monti, nel 2011, parlava di “fase 2”, e di “luce in fondo al tunnel”. Sicché, trimestre dopo trimestre, si annunciava la ripresa imminente, ogni volta spostandola un po’ più in là nel tempo. Insomma, un continuo rimando. La verità, qui, è solo una: la ripresa non è un appuntamento con il destino, è una condizione da creare. L’esempio è fuori dall’Europa: il Giappone ha ricominciato a crescere, e non allo “zero virgola” che si prospetta per l’Italia, perché ha messo in campo politiche estremamente diverse da quelle europee. Politiche non di tasse, ma di investimenti.   “Abbiamo messo i conti in ordine”. La reazione più appropriata, ma non proprio da galateo, sarebbe: “de che?” Il debito pubblico è aumentato proprio nel periodo in cui si è cercato di rimettere i conti in ordine, alla montiana maniera, quindi con tasse. Proprio in questo preciso istante il debito pubblico è di 2.072 miliardi e sale a un ritmo di un migliaio di euro al secondo. Nel 2011, alla vigilia della cura Monti – cioè da quando ci si è preoccupati di mettere i conti in ordine – il debito era di 1.948 miliardi. Il deficit pubblico, quello sì, è sceso (con estrema fatica) sotto il limite del 3%, ma si tratta – come vedremo in uno speciale dedicato al debito – di un limite del tutto arbitrario. E comunque sempre di deficit si tratta.   “Monti ha salvato l’Italia. Ha fatto abbassare lo spread”. Ne siamo proprio sicuri? Siamo sicuri che le misure del professore hanno determinato un abbassamento dello spread? E’ sufficiente dare un’occhiata a un normalissimo grafico per capire che solo in pochissime occasioni, soprattutto in concomitanza con il decreto salva-Italia, lo spread è sceso. Per il resto, i due aspetti raramente sono coincisi. Dunque, Monti centra poco con lo spread. Merito del ribasso è di Draghi: ha assicurato che farà di tutto per salvare l’euro (tranquillizzando gli investitori) e ha promosso misure clamorose come LTRO.    

Bugie europee

Se non facciamo così rischiamo di finire come la Grecia. E’ vero l’esatto contrario. Se continuiamo così, la strada verso l’ameno paese ellenico è spianata. La Grecia è diventata povera proprio in virtù delle misure di austerity, che l’hanno colpita più duramente che nel resto d’Europa. Dunque, rigore e austerità vuol dire Grecia, su questo non c’è dubbio.   “Dato che abbiamo fatto i compiti a casa, l’Unione Europa ci sta premiando”. Ancora una volta, valga come risposta un accorato: “De che?”. Ricordiamo tutti il Letta trionfante, alla sua prima uscita a Bruxelles da premier, contento di annunciare che finalmente l’Europa avrebbe allentato i cordoni della borsa, che avremmo potuto guardare finalmente alla crescita, che l’epoca delle ristrettezze sarebbe presto finita. Falso, falsissimo. Si è solo chiusa la procedura di infrazione, e questo non significa che possiamo spendere nemmeno un euro in più rispetto a quanto non potessimo fare in precedenza. Il limite è sempre lo stesso, quello del 3% del deficit.  

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Argomenti: Politica

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