Le big del dragone in una morsa: “Dalla Sec al governo cinese”

La "guerra" economica tra USA e Cina si combatte anche in borsa. Ecco cosa sta accadendo a Wall Street.

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Con l’arrivo dell’amministrazione Biden, buona parte degli analisti aveva scommesso su un addolcimento dell’asse con la Cina e tutto ciò ha portato a un terremoto in borsa nei giorni scorsi quando la Sec, l’organismo di vigilanza della borsa negli Stati Uniti, ha gelato gli investitori con la forte presa di posizione e la netta accelerazione nel voler rimuovere dal listino a stelle e strisce i titoli di società straniere che non rispettano la normativa americana di auditing.

Queste misure derivano da una proposta di legge dell’amministrazione Trump firmata lo scorso dicembre la “Holding Foreign Companies Accountable Act”. La Sec procederà a chiedere informazioni alle società, che dovranno dimostrare di non essere controllate da enti governativi esteri e soprattutto dovranno dichiarare l’eventuale presenza di un membro del partito comunista cinese all’interno del cda.

L’assurdo come riportato da numerosi esperti è che molte aziende cinesi non potranno molto probabilmente rispettare le leggi contabili USA, perché andrebbero dall’altra parte contro le normative di Pechino. Di fatto il governo cinese non ha nessun interesse a mostrare dati di bilancio di aziende cinesi che svolgono ruoli di interesse per la sicurezza nazionale.

Se tutto ciò non bastasse, dall’altra parte dell’oceano Pechino continua a mettere i bastoni tra le ruote all’innovazione del paese. Per menzionare Jack Ma, è evidente che sia scomodo avere un’azienda privata che ha in mano metà delle transazioni elettroniche del paese.

Ant Group il braccio fintech del gigante Alibaba, ha dovuto cedere alla stretta dell’antitrust cinese che aveva misteriosamente bloccato l’Ipo da 36 miliardi di dollari sulla borsa di Shanghai e Hong Kong appena due giorni prima e ora è costretta a cambiare la struttura societaria e diventare una holding finanziaria.

In questo contesto è bastato solamente lo spettro del delisting per infiammare i big tech cinesi, andiamo a vedere che ripercussioni hanno avuto le quotazioni di Alibaba e Baidu.

 

Analisi Titoli

 

Partiamo dal gigante Alibaba, strettamente collegato a Ant Group, ha preso lui l’immagine di facciata del crollo delle big, dai massimi dell’anno ha perso circa il 30%. È evidente che negli ultimi anni ha avuto rallentamenti nella crescita in borsa a causa delle diatribe tra i governi dei due paesi, che inevitabilmente hanno tenuto gli investitori più prudenti nell’esporsi in titoli cinesi al centro di scandali.

Ma a livello di fondamentali rimane lo stesso titolo estremamente interessante e con grandi prospettive di crescita, da monitorare ma da cui star lontani per il momento ma come è bene star lontano da qualsiasi titoli immischiato in scandali o problemi.

Sul quadro settimanale, il livello cardine è l’area dei 200 dollari. Sul breve e medio termine il quadro tecnico si è leggermente indebolito, ma sul lungo termine il trend rialzista è ancora valido.

Passiamo ora a Baidu, titolo che venerdì è stato tra i più bersagliati dalle vendite a Wall Street, arrivando a perdere il 48% dai massimi dell’anno. Il quadro tecnico qui è nettamente differente da quello di Alibaba; siamo di fronte a un titolo nettamente più speculativo, che dai minimi di marzo era arrivato a guadagnare più del 300%. Tuttavia, se guardiamo con attenzione il quadro settimanale, si può notare che sul lungo termine, con il ritorno sotto l’area dei 300 dollari, il titolo risulta essere in laterale, ma invece sul breve termine è ancora rialzista.  

 

Alessandro Moretti e Danilo Zanni, Io Investo

 

 

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