Le banche non fanno prestiti, ma continuano a comprare titoli di stato. Colpa del QE?

Le banche italiane prestano sempre meno denaro a imprese e famiglie, ma comprano titoli di stato. A cosa è dovuta questa tendenza apparentemente senza fine?

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Le banche italiane prestano sempre meno denaro a imprese e famiglie, ma comprano titoli di stato. A cosa è dovuta questa tendenza apparentemente senza fine?

Le banche italiane continuano a ridurre i prestiti alle famiglie e alle imprese, come dimostrano i dati di Bankitalia per il mese di gennaio, quando la massa dei finanziamenti è diminuita su base annua dell’1,8% dal -1,6% di dicembre. E se verso le famiglie si ha una tendenza statica a -0,5%, sono le imprese a pagare maggiormente il peggioramento dell’accesso al credito con il -2,8% di contrazione tendenziale dal -2,3% del mese precedente. Comitas, l’associazione delle piccole e micro-imprese italiane, calcola che nel 2014 sono stati 5,5 miliardi in meno i prestiti alle imprese, passati da 813,9 miliardi dell’anno precedente a 808,3 miliardi del dicembre 2014. Allo stesso tempo, però, sempre Bankitalia ha trovato che le banche del nostro paese avevano in possesso a gennaio ben 416 miliardi di euro, in netta crescita dai 400 miliardi del mese prima. Dunque, a fronte di un calo degli impieghi verso famiglie e imprese, le banche continuano a fare incetta di bond governativi, che si rivelano essere il loro investimento preferito.   APPROFONDISCI – Crisi dell’economia italiana, a gennaio tornano i segnali negativi  

Cosa fanno le banche italiane?

Come mai questa impennata nel mese tra dicembre e gennaio, quando i rendimenti di questi titoli sono erano già ai minimi storici e, quindi, il prezzo dei bond ai massimi? La spiegazione dovrebbe risiedere proprio nell’attesa del varo del QE, il piano di “quantitative easing” della BCE, annunciato il 22 gennaio scorso, ma dato per scontato già da almeno un paio di mesi. Il QE, attuato sin da ieri, consiste nell’acquisto dei titoli di stato dell’Eurozona, ad eccezione di quelli della Grecia, per un controvalore nominale stimato in non meno di 45 miliardi al mese, che insieme ai titoli Abs e ai “covered bonds” portano il piano fino a 60 miliardi mensili da qui al settembre 2016.   APPROFONDISCI – Alberto Gallo, Rbs: vi spiego perché il bazooka di Draghi fallirà   Pur se i prezzi dei bond erano già altissimi, quindi, le banche avrebbero aumentato le loro esposizioni verso BoT e BTp, incoraggiate dall’attesa di un loro ulteriore aumento (calo dei rendimenti).

Dunque, se l’obiettivo del QE è di ravvivare i prezzi e di stimolare il credito, grazie a una discesa dei tassi sul mercato, nel breve termine starebbe portando al risultato opposto di fare diminuire la montagna dei prestiti erogata all’economia reale, inducendo le banche a impiegare la liquidità in operazioni prettamente finanziarie, ma redditizie.

Perché il credito non riparte

E dire che tra settembre e dicembre, le aste Tltro hanno messo a disposizione delle banche italiane complessivamente 63 miliardi di euro, ma che ad oggi non sono finiti nemmeno questi laddove dovrebbero essere impiegati. Alle prossime aste, i prestiti alle banche saranno erogati allo 0,05%, 10 punti base in meno delle due precedenti, per cui esistono tutte le condizioni perché le basse attingano alla liquidità a costo quasi nullo. Eppure, il mercato del credito non riparte. Il cavallo non beve, come si usa dire in queste occasioni. Il fenomeno è preoccupante, ma non inspiegabile. Gli istituti italiani hanno visto accelerare a gennaio le sofferenze del 15,4% su base annua dal +15,2% di dicembre, a 185,455 miliardi di euro. Questo dato sintetizza meglio di ogni altro la ragione per cui si preferisce puntare sul sicuro, ossia sui titoli di stato, anziché sui prestiti alle imprese. Le banche sono già fin troppo scottate dai crediti inesigibili, scaduti e a rischio, per cui non mettono a rischio i loro bilanci con nuovi impieghi. Il trend non muterà fino a quando non si sbarazzeranno di questi crediti deteriorati con la nascita della “bad bank” pubblica, partecipata per metà dallo stato, che nei fatti accollerà al contribuente le perdite del sistema bancario. Fino ad allora, i tassi zero della BCE, il QE e le aste Tltro si tradurranno in una pura bolla finanziaria.   APPROFONDISCI – Bad bank, Mediobanca: attenti, così è aiuto di stato Crisi del credito, ecco come Renzi studia di salvare le banche con i soldi pubblici    

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