Le banche italiane e quei prestiti a pochi e inaffidabili

Oltre l'80% delle sofferenze è nelle mani di appena 124 mila clienti, i grandi imprenditori, che più di altri hanno beneficiato del credito bancario, quando alle piccole imprese è stato precluso.

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Oltre l'80% delle sofferenze è nelle mani di appena 124 mila clienti, i grandi imprenditori, che più di altri hanno beneficiato del credito bancario, quando alle piccole imprese è stato precluso.

Quante volte abbiamo sentito dire in questi ultimi anni che ottenere un prestito dalle banche è diventata cosa difficile per un piccolo imprenditore o una famiglia? D’altronde, parte della crisi di liquidità generatasi, in particolare, dal 2011 in poi è dovuta proprio al fatto che gli istituti hanno stretto i cordoni della borsa. Ma non per tutti. Se finora era stata una sensazione, adesso abbiamo una conferma nei numeri: le banche italiane hanno continuato a prestare denaro ai grandi gruppi industriali, che pur rappresentando l’1% del totale delle imprese, hanno beneficiato dell’80% del credito complessivamente erogato. Eppure, non pare che abbiano meritato tanta fiducia, se è vero che qualche giorno fa vi davamo conto dei numeri pubblicati dalla Cgia di Mestre, secondo cui queste grandi imprese rappresentano oggi il 78% delle sofferenze bancarie.

Credito bancario concesso a pochi e inaffidabili

Che cosa significano queste cifre? Che il 99% delle imprese, quelle di piccole e medie dimensioni, sono causa di appena il 22% dei crediti a rischio delle banche, anche se in proporzione al 20% loro erogato, mostrano un tasso di sofferenza maggiore. Infatti, il rapporto con i crediti ottenuti supera l’unità, mentre è inferiore ad essa per i grandi gruppi. Le nuove cifre sfornate dall’istituto completano il quadro e rafforzano la prova, per cui la stragrande maggioranza delle sofferenze sarebbe concentrata nelle mani di grandi imprenditori. I numeri parlano chiaro: su 3,326 milioni di affidati, 1,24 milioni sono i soggetti in sofferenza, quelli su cui aleggia una buona probabilità, che non siano in grado di rimborsare il prestito. Il primo 10% di questi, che verosimilmente corrisponde ai grandi gruppi imprenditoriali, è responsabile dell’81,1% del totale delle sofferenze, ovvero di oltre 163 miliardi di crediti a rischio.

  [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Sofferenze bancarie concentrate per l’81% nelle mani di 124 mila clienti   [/tweet_box]    

La distribuzione delle sofferenze tra la clientela

Mediamente, quindi, ciascuno dei 124 mila grossi affidati in sofferenza è esposto con le banche per più di 1,3 milioni di euro, a dimostrazione che tali cifre denotino una situazione finanziaria tipica di una impresa di medio-grandi dimensioni. Le regioni, dove si registra la maggiore concentrazione delle sofferenze nelle mani del 10% dei clienti più grandi, sono nell’ordine il Lazio (85,8%), Valle d’Aosta (83,9%) ed Emilia Romagna (82,5%). Attraverso l’elaborazione dei dati del Crif (Centrale Rischi Finanziari), al 30 settembre scorso risultava che il 70% delle sofferenze era riconducibile a prestiti di dimensioni medie superiori ai 500.000 euro. E soltanto 6 mila debitori, il 5% del totale in sofferenza, devono restituire alle banche 67 miliardi. Si trova, dunque, che il restante 9,5% del primo decile è esposto per altri 96 miliardi. E il 90% è esposto per altri 38 miliardi. Riepilogando: 6 mila debitori degli affidati in sofferenza deve corrispondere mediamente alla banca 11,2 milioni, altri 118 mila sono esposti in media per 8,14 milioni a testa e i restanti 1,116 milioni di clienti a rischio devono ciascuno in media poco più di 34.000 euro.

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