Le banche italiane continuano a non fare prestiti, ma sono piene di titoli di stato

Accelera a maggio il calo dei prestiti delle banche italiane a famiglie e imprese. Ma secondo Bankitalia, gli istituti continuano ad avere in pancia oltre 400 miliardi di titoli di stato italiani.

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Nel mese di maggio, i prestiti al settore privato da parte delle banche italiane sono diminuiti del 3,2% su base annua, in accelerazione dal -3,1% di aprile, a conferma che l’allarme “credit crunch” non solo non sembra cessare, ma possibilmente è sempre più inquietante. Nel dettaglio, le cifre fornite dalla Banca d’Italia dicono che i prestiti alle famiglie sono scesi dell’1% sui dodici mesi, dato invariato rispetto ad aprile, mentre quelli alle società non finanziarie sono crollati del 4,7% dal -4,4% del mese precedente. In lieve miglioramento, invece, il dato sulle sofferenze bancarie, cresciute su base annua del 21,7% dal +22,3% di aprile. Al contempo, la raccolta del risparmio tramite depositi è aumentata del 2,7% annuo dal +1,4% del mese precedente, anche se accelera al -10,8% dal -9,6% la riduzione della raccolta obbligazionaria, incluse le obbligazioni detenute dalle banche. A fronte di questi dati ormai patologici, gli istituti continuano a registrare livelli record di titoli di stato italiani. A maggio, sempre secondo Bankitalia, il portafoglio dei titoli di stato nazionali si attestava a 402,9 miliardi, in lieve calo dai 404,8 miliardi di aprile, ma pur sempre vicino ai massimi storici. Di questi, 268,4 miliardi sono BTp. Seguono CcT, CTz e BoT. Perché questi dati indicano una patologia? In quasi tre anni, i prestiti delle banche italiane a famiglie e imprese non hanno fatto che contrarsi, mentre il portafoglio titoli di stato nazionali è raddoppiato dai circa 200 miliardi di fine 2011 agli oltre 400 miliardi attuali. Questo significa che i 255 miliardi di euro di liquidità ottenuti dalla BCE al tasso iper-agevolato dell’1% e fino a 3 anni sono stati utilizzati dai nostri istituti per acquistare BTp e BoT e non per sostenere gli investimenti delle imprese o i consumi delle famiglie. Per questo, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha messo in campo a giugno un’asta Tltro, con la quale tenterà di far fluire stavolta il denaro dalle banche alle imprese, attraverso finanziamenti mirati. Il punto è che difficilmente la misura avrà un impatto visibile sulle economie del Sud Europa, Italia inclusa, visto che il circolo vizioso tra “credit crunch” e difficoltà finanziarie delle imprese ha portato a un deterioramento del merito creditizio di queste ultime, ragione per cui le banche tendono a tagliare le esposizioni verso il settore privato nazionale, anziché accrescerle.   APPROFONDISCI – Stress-test BCE: cosa dicono le banche italiane? Dalla BCE un’altra presa in giro sui prestiti alle banche? Ecco perché    

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