Le banche italiane con la crisi bruciano 200 miliardi, Atlante non ferma la sfiducia

Il fondo Atlante non inietta alcuna fiducia in borsa per le banche italiane. Dall'inizio dell'anno perdono quasi 50 miliardi, valendo oggi in tutto 85 miliardi. -200 miliardi è il dato rispetto al 2007.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il fondo Atlante non inietta alcuna fiducia in borsa per le banche italiane. Dall'inizio dell'anno perdono quasi 50 miliardi, valendo oggi in tutto 85 miliardi. -200 miliardi è il dato rispetto al 2007.

La nascita del fondo Atlante non ha arrestato la crisi di fiducia sui mercati verso le banche italiane. Le quotazioni dei relativi titoli si trovano oggi agli stessi livelli di un mese fa, quando avvenne l’annuncio del varo dell’operazione di sistema, orchestrata dietro le quinte dal governo Renzi. Si direbbe che la stabilità dei corsi azionari sarebbe in sé la prova di una stabilizzazione del mercato, ma essa nasconde un sali e scendi, che ha portato solo nelle ultime due settimane a un crollo medio del 13%. Dopo il flop dell’aumento della Popolare di Vicenza, che pure era garantito proprio da Atlante, sembra esserci stato un fuggi-fuggi a Piazza Affari, come se gli investitori avessero compreso che nemmeno l’ultimo espediente trovato dai vertici delle principali banche italiane sia destinato ad avere successo.

Crisi banche, i numeri del collasso in borsa

Atlante è dotato di 4,25 miliardi di capitale, di cui 1,5 già impiegato per la sottoscrizione integrale dell’aumento a vuoto di Vicenza, mentre quasi certamente un altro miliardo se ne andrà in favore della ricapitalizzazione di Veneto Banca. Considerando che per statuto potrà stanziare 3 miliardi per tali operazioni, rimarrebbero a sua disposizione appena altri 500 milioni per sottoscrivere quote di ulteriori banche deboli del nostro paese. Per l’acquisizione delle sofferenze, invece, potranno essere impiegati appena 1,25 miliardi, che anche a leva potrebbero arrivare a non più di 15-16 miliardi, secondo i calcoli di Banca IMI, un dodicesimo del totale delle sofferenze al lordo delle svalutazioni delle banche italiane. Rispetto all’inizio dell’anno, i 17 istituti quotati hanno “bruciato” in borsa il 36% del loro valore, ovvero qualcosa come 48 miliardi, scendendo complessivamente a un valore di capitalizzazione di 85 miliardi. Il confronto è ancora più drammatico, se viene effettuato con i dati del 2007, ultimo anno prima della grande crisi finanziaria ed economica: da allora, hanno perso 148,7 miliardi, a cui si aggiungono altri 48,9 miliardi di ricapitalizzazioni di fatto azzerate dai crolli dei titoli. Il conto totale arriva, quindi, a 197,6 miliardi. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]#Atlante è cura palliativa per malattia #banche italiane[/tweet_box]  

Atlante non ha sparigliato le carte

Poiché la crisi delle banche in borsa è stata in questi mesi superiore alla media – Piazza Affari ha perso “solo” il 16,5%, meno della metà – si trova che il loro peso sui listini scende dal 23% di fine 2015 a poco più del 17% attuale. E vediamo tra le “big” chi ha perso di più in questi primi 4 mesi e mezzo dell’anno: Banco Popolare ha perso il 65%, MPS il 54%, Bpm il 42%, Ubi Banca il 49%, Unicredit il 43% e Intesa-Sanpaolo il 26%. Nell’ultimo mese, ovvero dalla nascita del fondo Atlante, l’andamento è stato il seguente: MPS +8%, Intesa-Sanpaolo +2%, Ubi Banca +1,5%, Banco Popolare -15%, Unicredit -3%, Bpm -9%. Questi ultimi dati potrebbero suggerirci, che la vera beneficiaria dell’operazione di sistema sarebbe Siena, che arresterebbe in questa fase i cali, mentre per il resto poco o niente guadagnano le banche solide, come Intesa, che salgono di poco, mentre Unicredit continua un po’ ad arretrare, ma è niente rispetto a come sarebbe potuta andare, se avendo garantito il consorzio bancario per l’aumento di Vicenza, oggi avrebbe in pancia 1,5 miliardi di azioni di quest’ultima, pari al 99,3% del suo capitale. Infine, restano deboli gli istituti destinati alle nozze, ovvero Bpm e Banco Popolare, a conferma che la nascita di Atlante non avrebbe smosso di un millimetro le perplessità del mercato sull’assetto attuale e del prossimo futuro del nostro sistema bancario.  Qui di seguito vi riportiamo il link al podcast per ascoltare l’intervista realizzata dal sottoscritto Giuseppe Timpone alla trasmissione “Evoluzione Finanziaria” di Radio Big World e con oggetto la crisi delle banche italiane: link non più disponibile.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia