Le banche europee sono piene di bond dei Piigs

Le 64 banche più grandi dell'Eurozona sarebbero più capitalizzate, ma anche più esposte ai bond sovrani, mentre hanno ridotto di oltre 800 miliardi il credito.

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Le 64 banche più grandi dell'Eurozona sarebbero più capitalizzate, ma anche più esposte ai bond sovrani, mentre hanno ridotto di oltre 800 miliardi il credito.

Le banche dell’Eurozona sarebbero più solide, da un punto di vista patrimoniale. Lo riferisce il rapporto dell’Eba sulla trasparenza dei bilanci dei 64 istituti monitorati nell’Eurozona e che rientrano nei 128 che saranno sottoposti alla revisione qualitativa degli asset dal mese prossimo, oltre che agli stress-test della BCE. Tra le banche oggetto dell’indagine c’erano le 5 big italiane Intesa-SP, Unicredit, MpS, Ubi e Banco Popolare.

Banche con più capitali e meno prestiti

Il dato positivo è, appunto, che in 18 mesi le banche si sono ricapitalizzate per oltre 80 miliardi di euro. I dati sono fermi al 30 gennaio di quest’anno, per cui il confronto è con i bilanci di fine dicembre 2011. Il Core Tier1 ratio è salito, quindi, dal 10% all’11,7%. Per le italiane si è attestato all’11,3%, un pò inferiore alla media dell’Area Euro, ma al di sopra del tasso di capitalizzazione delle banche spagnole e francesi. In particolare, Intesa ha mostrato un ratio dell’11,2%, Unicredit dell’11,4%, Ubi del 12,1%, MpS dell’11% (ma grazie ai Tremonti-bond) e Banco Popolare del 10,1%.

La cattiva notizia è che questo miglioramento dei ratios patrimoniali è avvenuto essenzialmente anche per via della riduzione degli attivi ponderati per il rischio di 817 miliardi, ossia limitando il credito erogato a imprese e famiglie. Il fenomeno, noto anche come “credit crunch”, è avvenuto non solo in Italia, ma anche in Olanda, Germania, Belgio e Gran Bretagna, anche se indubbiamente le ripercussioni più forti si sono avute tra i Piigs.

Altro aspetto non propriamente positivo è che sono cresciute nel periodo anche le esposizioni ai bond sovrani, passate dai 1.607,6 miliardi di fine dicembre 2012 ai 1.647,3 miliardi di sei mesi fa, di cui metà rientra nel portafoglio disponibile per la vendita.

 

Banche più esposte ai bond sovrani

In particolare, le 5 banche italiane hanno accresciuto il loro portafoglio titoli di stato italiani a 207,83 miliardi, pari al 76% dell’insieme dei BoT e BTp detenuti da tutte le 64 banche, pari a 274,2 miliardi. Nel dicembre 2012, le esposizioni ai nostri bond sovrani erano pari a 187,62 miliardi, il 75% del totale (+9,3%). Si pensi che la quota in possesso delle stesse banche italiane era appena del 59% nel dicembre 2010, prima dello scoppio della crisi finanziaria contro i nostri bond sovrani.

 

Le banche spagnole detenevano alla fine dello scorso giugno l’89% dei Bonos in possesso dalle 64 banche (199 miliardi), quando la percentuale era del 78% nel dicembre 2010. La Finlandia è l’unico paese a possedere una quota sotto il 10% dei suoi stessi bond, il 6%.

A fronte di questi dati, i crediti dubbi pesano per 144 miliardi sulle spalle delle sole prime 5 big italiane: Unicredit, 49; Intesa, 40; MpS, 30; Banco Popolare, 14; Ubi, 9.

Cosa significano queste cifre? Che gli istituti europei hanno utilizzato, specie al Sud, i fondi erogati loro dalla BCE con le aste Ltro per comprare titoli di stato, anziché finanziare l’economia reale. Al contrario, i prestiti a famiglie e imprese sono crollati per una cifra considerevole.

 

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