Le banche centrali vendono Treasuries, c’è una crisi di fiducia negli USA?

Mentre il dollaro sale e i Treasuries si rafforzano, le banche centrali del pianeta ne approfittano per vendere questi titoli in pancia. Cosa sta accadendo?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mentre il dollaro sale e i Treasuries si rafforzano, le banche centrali del pianeta ne approfittano per vendere questi titoli in pancia. Cosa sta accadendo?

Mentre il QE della BCE sta spingendo gli investitori di tutto il pianeta a cercare al di fuori dell’Eurozona rendimenti più allettanti, i Treasuries si rafforzano vistosamente sul mercato, grazie anche all’apprezzamento del dollaro, salito mercoledì ai massimi degli ultimi 12 anni contro le principali valute. Dunque, spronati dal fatto che Europa e Giappone offrono rendimenti fin troppo miseri (se non negativi) sui loro bond governativi, gli investitori privati si stanno spostando sui titoli di stato americani, beni-rifugio similmente all’oro e che adesso rappresentano un toccasana in epoca di tassi zero.   APPROFONDISCI – Il quantitative easing fa bene ai Treasuries, dubbi sugli acquisti della Bundesbank  

Banche centrali vendono Treasuries

Ma non tutti comprano Treasuries; c’è anche chi se ne sta sbarazzando. Sono le banche centrali fuori dagli USA, che stando ai dati diffusi ieri dalla Federal Reserve, possiederebbero al momento 2.920 miliardi di dollari in titoli di stato USA, il valore più basso degli ultimi 12 mesi. In particolare, la Cina ha tagliato a dicembre per il quarto mese di fila i Treasuries in suo possesso a 1.240 miliardi, il dato più basso degli ultimi 2 anni. Lo stesso sta facendo la Russia, che nel dicembre scorso ha ridotto del 20% i titoli americani a 86 miliardi di dollari, il livello minimo dal 2008. Eppure, nonostante l’attesa per un rialzo dei tassi USA quasi certo entro l’estate, i titoli del debito di Washington rendono appena il 2,12% per la scadenza a 10 anni, segnalando l’appetito del mercato per questi bond. Come mai, quindi, le banche centrali straniere vendono Treasuries? Le possibili risposte sono molteplici. Il caso russo è quello più singolare, perché la vendita massiccia di bond USA è dovuta alla strategia dell’istituto  di Mosca di contrastare il crollo del rublo, che proprio a dicembre precipitò fino a un cambio record di 80 contro il dollaro. Dunque, la Banca di Russia ha dovuto vendere i titoli denominati in dollari per rafforzare il rublo. Tuttavia, le vendite possono anche essere ricondotte alla minaccia del Cremlino di sbarazzarsi dei Treasuries quale ritorsione per l’ingerenza degli USA nel caso Ucraina.   APPROFONDISCI – La Russia sfida gli USA: venderemo Treasuries e compreremo il debito dei Brics Russia, l’altra verità sulla fuga dei capitali. E Mosca vende Treasuries e compra oro   La Cina e altre banche centrali potrebbero avere deciso di alleggerire le loro posizioni, spinte dall’interesse di salvaguardare i tassi di cambio, dovendo frenare l’attesa fuga dei capitali per il rialzo dei tassi USA, che avverrà nei prossimi mesi. In particolare, proprio Pechino vorrebbe evitare un deprezzamento dello yuan, al fine di contenere le spinte inflazionistiche. Ma c’è di più.

Sfiducia nell’America?

Il dollaro è stato oggetto di preoccupazione da parte dei governi di mezzo pianeta, che negli anni tra il 2008 e il 2014 hanno assistito più o meno passivamente alla politica monetaria ultra-accomodante della Fed, la quale ha inondato il mondo di biglietti verdi, il cui cambio è sceso ai minimi da anni contro le principali valute. La People’s Bank of China ha tuonato più volte contro il QE americano e l’indebolimento del dollaro, avendo in pancia Treasuries fino a 1.300 miliardi di dollari, oltre l’8% del debito complessivo USA.   APPROFONDISCI – La Cina si sbarazza dei Treasuries. Sarà l’Europa a salvare l’America?   Ora che il dollaro è salito ai massimi dal 2003, Pechino e altri istituti starebbero approfittandone per vendere le obbligazioni governative americane ai prezzi più alti, ma anche per ridurre le esposizioni verso la prima economia del pianeta, che nell’agosto del 2011 con lo sfioramento del default tecnico e nell’ottobre del 2013 con il famoso “shutdown” ha dimostrato quanto la sua politica fiscale e di gestione del debito pubblico sia tutt’altro che ineccepibile. Ragioni tecniche spingono e spingeranno le banche centrali a vendere dollari, peraltro stabilizzandone i corsi. Ma dietro al dato dei Treasuries si nasconde anche la prima occasione utile che i creditori starebbero avendo per mostrarsi più prudenti. Una crisi di fiducia verso gli USA apparentemente paradossale, dato il rally del dollaro negli ultimi mesi.   APPROFONDISCI – La Cina rafforza lo yuan e accelera la dedollarizzazione del commercio mondiale

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Argomenti: Fed