Le azioni MPS trascinano il listino bancario, nozze in vista a tre o anche quattro

Il Tesoro escluderebbe la vendita ai fondi del pacchetto detenuto in MPS e punterebbe alla creazione di un terzo polo bancario italiano. E le azioni di Siena volano, insieme a quelle delle banche indiziate delle nozze.

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Il Tesoro escluderebbe la vendita ai fondi del pacchetto detenuto in MPS e punterebbe alla creazione di un terzo polo bancario italiano. E le azioni di Siena volano, insieme a quelle delle banche indiziate delle nozze.

Volano le azioni MPS quest’anno. In questo primo mese e mezzo del 2020, il titolo di Siena ha guadagnato il 30%, portando la capitalizzazione a 2,10 miliardi di euro e trascinando il listino del comparto a Piazza Affari a +5%. Questa settimana, si è vociferato che il Tesoro non intenda cedere la sua partecipazione di oltre il 68% in MPS ai fondi, puntando a creare un terzo polo bancario italiano, cioè a favorire le nozze di Rocca Salimbeni con altri istituti nazionali. La pista porta principalmente a UBI Banca, che quest’anno ha a sua volta messo a segno a un rialzo in borsa del 12%. Ma il matrimonio non si esclude che venga celebrato a tre, con anche Banco BPM a sposarsi e che ha segnato un +6% da inizio anno. Addirittura, tra gli analisti ci si spinge a credere che anche BPER alla fine possa fare parte del piano.

La quota pubblica dovrà essere disinvestita entro il 2021, stando alle indicazioni comunitarie. Al momento, essa varrebbe poco più di 1,4 miliardi ai prezzi di mercato, circa 4,5 miliardi in meno dell’esborso complessivo effettuato dal Tesoro nel 2017 tra ingresso diretto nel capitale e conversione delle obbligazioni subordinate. Ma le perdite non finirebbero qui. Amco, la controllata del Tesoro e attiva nella gestione dei crediti deteriorati delle banche, dovrebbe rilevare da MPS 9,6 miliardi di NPL lordi. A quale prezzo? Per la Commissione europea, sopra il 35-40% verrebbe considerato aiuto di stato. Dunque, premettendo che a Siena gli NPL risultino ancora iscritti a bilancio per poco più del 50% del loro valore nominale, resterebbe un “buco” del 10-15% da colmare, pari a ulteriori perdite per 1-1,5 miliardi.

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Il nodo NPL di MPS

Una volta che queste saranno registrate a bilancio, il mercato probabilmente valuterà le azioni di MPS a prezzi più bassi di quelli attuali, sebbene grosso modo avrebbe già scontato l’esito dell’operazione in itinere.

E il Tesoro rischia di incassare dalla cessione della sua partecipazione una somma ancora più bassa degli 1,4 miliardi odierni. Ad ogni modo, il mercato si scalda per la possibile nascita di un terzo polo bancario dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit. L’unione tra MPS, UBI e Banco BPM darebbe vita a un’entità da oltre 9 miliardi di capitalizzazione in borsa, con prestiti per complessivi 285 miliardi, a fronte di una raccolta totale di 500 miliardi. In pancia, i tre istituti deterrebbero anche una quarantina di miliardi di euro in titoli di stato italiani.

MPS ha chiuso il 2019 con un rosso da 1 miliardo, ma provocato dalla svalutazione di crediti fiscali per 1,1 miliardi, altrimenti avrebbe segnato un altro utile, dopo il risultato positivo di +278,6 milioni nel 2018. E con due anni di anticipo rispetto alle tappe fissate nel piano ha più che centrato l’obiettivo sui crediti deteriorati, scesi al 12,4% lordo e al 6,8% netto. Governo, banca e Bruxelles starebbero trattando in queste settimane sui prezzi massimi a cui gli NPL potranno essere ceduti ad Amco. Nel caso in cui i commissari avallassero una maxi-cessione a costi per quest’ultima relativamente elevati, ancora una volta la perdita ricadrebbe sui contribuenti per la differenza tra quanto sborsato e l’incasso che verosimilmente l’ente sarebbe in grado di riscuotere.

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