Le aste BTP confermano: il mercato si attende una bassa inflazione prolungata nell’Eurozona

Le aste del Tesoro confermano che gli investitori si attendono un'inflazione bassa per i prossimi anni nell'Eurozona. Solo per le scadenze prossime ai 30 anni ci si dovrebbe portare a un livello d'inflazione vicino al target della BCE.

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Il Tesoro ha collocato oggi CTz a 3 anni per un importo di 2,75 miliardi, esitando un rendimento medio lordo in lieve crescita (+6 bp) allo 0,385%. Al contempo, sono stati piazzati 1,46 miliardi di titoli a lunga scadenza. Nel dettaglio, sono stati collocati 956,6 milioni di euro di BTp indicizzati all’inflazione dell’Eurozona e con scadenza 15/09/2024 (titoli decennali) e BTp a 27 anni, con scadenza 15/09/2041, per 497,25 milioni. Nel caso del decennali, il rendimento è sceso di 45 punti base rispetto al collocamento precedente all’1,16%, mentre i titoli con scadenza 2041 sono stati collocati al 2,12% di rendimento. Entrambi, come dicevamo, sono indicizzati all’inflazione dell’Eurozona, per cui il livello dei rendimenti ci fornisce una misura piuttosto credibile delle attese di inflazione da parte degli investitori nel medio-lungo termine. Per comprendere quale livello di crescita dei prezzi si attende il mercato è necessario un raffronto tra i rendimenti di questi titoli e quelli dei titoli con scadenza simile, ma non indicizzati, ma in sé comprensivi, quindi, del premio richiesto dagli investitori contro il caro-vita. Ora, i decennali italiani viaggiano in queste ore al rendimento del 2,34-2,35%, mentre il bond con la scadenza più prossima al BTp 2041 indicizzato emesso oggi è quello che matura l’1 settembre 2040 e che mostra un rendimento attuale del 3,9%.   APPROFONDISCI – BCE al bivio, inflazione Eurozona ancora in calo. E adesso?  

Bassa inflazione attesa

A conti fatti, quindi, gli investitori si aspettano che l’inflazione nell’arco del decennio sia mediamente dell’1,20% circa (2,35% – 1,16%), mentre nell’arco dei prossimi quasi 30 anni dovrebbe attestarsi all’1,80% (3,9% – 2,12%). Ciò implica che le attese d’inflazione di lungo periodo siano più basse del target annuo del 2% della BCE (cosiddetto fenomeno della “lowflation”), anche se per la scadenza trentennale l’obiettivo sarebbe centrato.

Se restringiamo il campo di indagine ai BTp quinquennali, scopriamo che l’inflazione attesa nell’Eurozona è di appena lo 0,8-0,9% all’anno. Quindi, più ci avviciniamo ad oggi, più bassa è l’inflazione attesa. In sostanza, gli investitori si attendono che l’Eurozona si porti ai livelli d’inflazione prossimi al 2% solo nel lungo periodo, ma non da qui ai prossimi anni. Questi dati sono monitorati proprio da Francoforte, che metterà in cantiere iniziative, come l’acquisto di titoli Abs e forse anche il varo di un QE europeo per alzare le aspettative d’inflazione dei mercati vicino al 2%. Vedremo se nei prossimi mesi, le aste dei titoli di stato indicizzati all’indice dei prezzi Eurostat o a quello italiano mostreranno un surriscaldamento delle aspettative da parte degli operatori.   APPROFONDISCI – Inflazione giù ed euro su: la BCE pensa al QE. L’Eurozona è tornata in crisi      

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