Posto fisso e pensione anticipata per tutti, illusioni elettorali di un’Italia confusa

Legge Fornero e Jobs Act nel mirino di diversi partiti in campagna elettorali. Aldilà dei limiti di queste riforme, bisogna parlare il linguaggio della verità su lavoro e pensioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Legge Fornero e Jobs Act nel mirino di diversi partiti in campagna elettorali. Aldilà dei limiti di queste riforme, bisogna parlare il linguaggio della verità su lavoro e pensioni.

Ultimi fuochi della campagna elettorale, che certo non ha brillato per il livello del dibattito. I partiti si concentrano sul messaggio focale che intendono lanciare agli elettori per domenica prossima e se il leader della Lega, Matteo Salvini, rinnova la promessa di cancellare la legge Fornero sulle pensioni, il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio ha già “nominato” i primi ministri che porterebbe al governo nel caso di vittoria. Tra questi, il Prof di Politica Economica all’Università Roma Tre, Pasquale Tridico, che lancia due messaggi su tutti: anticipo della pensione con 41 anni di contributi o raggiungendo quota 100, data dalla somma tra l’età anagrafica e i contributi; abolizione del Jobs Act e la probabile reintroduzione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. A sinistra, proposte simili sono arrivate da Liberi e Uguali di Pietro Grasso, contrari al Jobs Act e desiderosi di rendere le assunzioni a tempo indeterminato un modello contrattuale quasi ineludibile.

Facciamo ordine. Salvini sta battendo in lungo e in largo l’Italia con la promessa di eliminare la legge Fornero, anche se non in toto, mantenendo il sistema contributivo, ad esempio, ma consentendo ai lavoratori di andare in pensione con 40 anni di contributi (e un’età anagrafica minima?). Il leader del Carroccio spiega che sarebbe un diritto dopo tanti anni di lavoro dedicarsi a fare il nonno, mentre sarebbe una follia pensare di obbligare tutti di andare in pensione a 66-67 anni. E lo stesso Salvini, in ciò similmente all’alleata Giorgia Meloni, ritiene che anticipando di qualche anno la pensione per tutti, si libererebbero posti di lavoro, che sarebbero occupati dai giovani. Insomma, i classici due piccioni che si prendono con una fava.

Cancellare la legge Fornero non è lesa maestà, purché non si torni al passato

Il ministro del Lavoro in pectore dei grillini spiega, invece, che le tutele accordate dall’art.18 ed eliminate con il Jobs Act nel 2014 verrebbero ripristinate con un governo a 5 Stelle per le imprese sopra i 15 dipendenti, mentre quelle fino a tale cifra rimarrebbero esentate dall’obbligo di reintegro nei casi di licenziamento senza giusta causa. Il Prof Tridico chiarisce che i mercati del lavoro meno flessibili, secondo i suoi dati, sarebbero anche quelli ad evidenziare performance migliori di produttività. Pertanto, meno flessibilità o precarietà che di si voglia e più tutele farebbero bene e non male all’occupazione italiana e agli stessi salari.

Gli errori di Fornero e Jobs Act

Sembrerebbe che in questi anni abbiamo completamente sbagliato ricette per fare ripartire l’economia italiana. Dalle proposte elettorali, scopriamo che il lavoro si creerebbe irrigidendolo e mandando in pensione gli occupati qualche anno prima. Ora, premettiamo che la legge Fornero e il Jobs Act sono state riforme pasticciate e costose, la prima sul piano sociale, la seconda su quello fiscale, visto che il governo Renzi ha incentivato le assunzioni stabili a colpi di decontribuzione, addossando ai contribuenti diversi miliardi di euro. I risparmi generati dalla Fornero sarebbero ormai nell’ordine di un punto di pil all’anno, ma è evidente come il sistema a cui ha dato vita non regga sul piano sociale, tanto che ogni anno si introducono norme per aggirare la riforma in favore di questa o quella categoria di lavoratori.

Jobs Act, voucher e cuneo fiscale: di cosa ha bisogno l’Italia per ripartire?

Premesso ciò e accertati gli scarsi risultati ottenuti sui due versanti (quasi il 60% delle assunzioni negli ultimi 4 anni è stato a tempo determinato e di recente la percentuale dei nuovi contratti stabili accessi è crollata ad appena il 10%), non sembra nemmeno vero il contrario, ovvero che i problemi del lavoro si risolvano con norme più rigide a carico delle imprese e agevolando i pensionamenti. E’ vero, nell’immediato si sbloccherebbero decine di migliaia di posti per i più giovani con l’anticipo della pensione per gli over-60, ma sarebbe una cura palliativa, i cui effetti durerebbero probabilmente meno di quelli esitati dal Jobs Act.

Lavoro e pensioni, bugie hanno gambe corte

L’occupazione la crea il mercato del lavoro, ovvero l’incontro tra domanda (imprese) e offerta (lavoratori). A sua volta, esso risente delle dinamiche sul mercato dei beni e dei servizi, perché è evidente che un’impresa assuma per produrre beni che trovino uno sbocco (domanda) sul mercato interno e quello estero. Per rilanciare l’occupazione, dunque, bisogna sostenere la ripresa economica da un lato e rendere meno oneroso possibile il lavoro, abbattendo quel cuneo fiscale, che s’insinua tra l’impresa e il lavoratore, allontanandone le istanze. Tra i costi, però, vi sono quelli legati anche ai riflessi normativi sul piano non immediatamente retributivo o monetario, in generale. Un esempio? L’impossibilità o l’estrema difficoltà di licenziare un dipendente poco produttivo per via delle tutele previste in suo favore. Di fatto, l’impresa subisce una perdita, essendo costretta a tenere in organico un lavoratore inefficiente.

L’Italia del lavoro resta al palo, precarietà intatta e giovani esclusi

Quanto alle pensioni, la legge Fornero appare sbagliata in due punti: la fissazione di un’età rigida per il pensionamento uguale per tutte le categorie professionali, discorso del resto valido anche per la disciplina precedente; innalzamento troppo veloce dell’età pensionabile, specie per le donne, che ha creato svariati drammi sociali, essendo arrivato in una congiuntura negativa per l’occupazione e l’economia in Italia. Servirebbe introdurre un sistema più flessibile, che non può consistere di certo nel mandare in pensione i lavoratori con l’espediente del prestito bancario, misura biasimabile e persino demenziale. Anticipare temporaneamente e su base volontaria l’età pensionabile ufficiale, magari coprendone i costi con l’eliminazione delle varie scorciatoie per il pensionamento anticipato sarebbe una via accettabile e auspicabile, ma far credere agli elettori che non esista il problema (per fortuna) dell’allungamento della vita media e, di conseguenza, della necessità di innalzare gradualmente l’età per andare in pensione sarebbe una menzogna. Così come quella per cui la precarietà del lavoro si contrasta con norme più rigide per assumere.

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Jobs Act, Pensioni, Politica italiana