Trovare lavoro con Facebook e LinkedIn, gli errori comuni sui social network

Le assunzioni passano anche in rete. Prima di candidarvi a un posto di lavoro, prestate attenzione ai vostri profili social. LinkedIn e Facebook possono trasformarsi in un'arma a doppio taglio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le assunzioni passano anche in rete. Prima di candidarvi a un posto di lavoro, prestate attenzione ai vostri profili social. LinkedIn e Facebook possono trasformarsi in un'arma a doppio taglio.

L’edizione 2017 dell’Hays Salary Guide ha trovato che il 56% delle aziende oggi monitorerebbe i profili social dei candidati, prima di procedere alla loro assunzione. Di queste, il 99% controlla LinkedIn e il 60% Facebook, il 19% Instagram e un altro 19% verifica se il candidato possiede un suo blog. Le ragioni alla base di tale ricerca sono l’esigenza di farsi un’idea più completa sulle competenze professionali del candidato (93%), la possibilità di accertarsi delle eventuali attitudini professionali, anche attraverso la sua partecipazione a community (33%), la verifica di possibili incongruenze tra il profilo professionale dichiarato e quello effettivo (32%), la verifica dei contatti professionali di cui dispone il candidato (30%).

Se i numeri della ricerca corrispondessero a verità, in oltre la metà dei casi un’azienda controllerebbe il profilo LinkedIn del candidato, in circa un caso su tre quello Facebook. Tuttavia, l’81% delle aziende intervistate ha dichiarato di non avere escluso un candidato dal processo di selezione dopo aver monitorato il suo profilo social, come dire che quest’ultimo sarebbe importante, ma non tale da stroncare una candidatura nell’immediato. (Leggi anche: Evasione fiscale stanata su Facebook? Attenzione a post e foto)

Profili social importanti nel mondo del lavoro

Un fatto appare assodato, cioè che i social network stiano diventando sempre più oggetto di monitoraggio di chi intende assumere, perché essi spiegherebbero molto dell’attitudine di un candidato. Per questo, bisogna riporre sempre più attenzione a utilizzare un profilo Facebook o uno LinkedIn nella maniera opportuna. Si tratta di una vetrina, che seppur non determinante, potrebbe aumentare o ridurre drasticamente le nostre chances di venire assunti a una certa posizione lavorativa. In un certo senso, è come presentarsi a un colloquio di lavoro vestiti impeccabilmente o in maniera inadeguata. Nel primo caso, faremmo bella figura, nel secondo no.

LinkedIn è attivo in oltre 200 paesi del mondo e ad aprile ha superato il mezzo miliardo di utenti, di cui 10 milioni in Italia. Le aziende iscritte al social sono 9 milioni. Di recente, Facebook ha iniziato a studiare un suo apposito social dedicato alle assunzioni, ma ad oggi il primo rimane di gran lunga il più popolare al mondo tra i professionisti. Dovremmo capire, però, che il suo utilizzo è molto cambiato negli anni. Sino a poco tempo fa si trattava di uno strumento in voga tra dirigenti e impiegati di alto livello alla ricerca di un nuovo lavoro, una sorta di piazza virtuale dove fare incontrare domanda e offerta. (Leggi anche: Stipendio giusto? Ce lo dice LinkedIn)

Profilo LinkedIn deve essere dinamico

A parte il fatto che la platea di chi utilizza il social risulta oggi ben più vasta, il dato interessante è come sfruttarlo. Anziché fermarsi alla descrizione delle proprie esperienze professionali, quasi fosse solamente un curriculum, LinkedIn tenderebbe a offrirci opportunità maggiori e a fornire di noi un’immagine molto più dinamica, se lo teniamo costantemente aggiornato, cercando di sfruttarlo per creare una rete di relazioni professionali di nostro interesse.

Un datore di lavoro che entra nel profilo LinkedIn di un candidato vorrebbe verificare, anzitutto, quali siano le competenze professionali da questi elencate, ma anche e, soprattutto, da quanto tempo non aggiorni i dati e quali siano le relazioni con altri membri dello stesso settore. Per intenderci, se scopro che un esperto di finanza ha pubblicato su LinkedIn diverse sue analisi di recente e che gode di un nutrito numero di legami in rete con personalità del settore, anche di spicco, sono portato a ritenere che il candidato sia ben inserito nell’ambito e che possa portare alla mia azienda quel valore aggiunto di cui sono in cerca. Chiaramente, il solo profilo LinkedIn non basta, ma ha svolto il suo compito, quello di segnalarmi positivamente le inclinazioni professionali del candidato. (Leggi anche: Ecco le professioni più richieste secondo LinkedIn)

Occhio anche al profilo Facebook

Non meno importante è Facebook. Qui, il problema è semmai di altra natura. Molti di noi lo utilizzano per svago, ovvero per mantenere rapporti con amici e parenti anche lontani, pubblicandovi di tutto, da nostre foto sbarazzine in costume da mare e cocktail in mano alle eccellenze culinarie di cui saremmo capaci. Se vogliamo utilizzare anche questo social network in funzione professionale, però, sarebbe opportuno prestare maggiore attenzione a ciò che pubblichiamo.

Niente post volgari, offensivi contro questo o quel gruppo di persone, mentre gradite sarebbero le nostre iscrizioni a gruppi attinenti alla nostra preparazione professionale. Se siamo esperti di finanza, come sopra accennato, sarebbe positivo che l’azienda riscontrasse che risultiamo iscritti e partecipi con frequenza a gruppi di discussione/analisi sui mercati o sull’economia, etc. Tra i vari post pubblicati, sarebbe oltremodo gradito se ve ne fossero costantemente di attinenti alla nostra professione, così come che tra gli amici risultassero diverse personalità attive nello stesso ambito lavorativo, meglio se qualcuno pure di spessore.

Foto sui social importante

Ok, l’abito non fa il monaco, ma attenzione a scegliere un’immagine appropriata per i nostri social. In particolare, LinkedIn richiederebbe una foto formale, elegante, con sfondo neutro, insomma professionale. Meno ingessata potrebbe essere quella da noi utilizzata per Facebook, ma nemmeno in questo caso bisogna esagerare con immagini eccessivamente informali, per non dire fuori luogo.

Basta un buon profilo su Facebook o LinkedIn o un blog personale di qualità per essere assunti? Non di certo, ma aiuta e spesso anche tanto. Potendo riassumere in poche battute, diremmo che serve dotarsi di profili aggiornati, professionali e di amicizie virtuali attinenti. Sarebbe un buon biglietto da visita, in un mondo in cui ormai il cartaceo è diventato démodé.

 

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Argomenti: Economia Italia, Social media e internet