Lavoro, la carica dei Gig workers in Italia figli del precariato e instabilità: ecco quanto guadagnano

In Italia il numero di lavoratori della gig economy è in aumento anche per far fronte alla costante precarietà del mercato del lavoro o per aumentare i propri introiti.

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In Italia il numero di lavoratori della gig economy è in aumento anche per far fronte alla costante precarietà del mercato del lavoro o per aumentare i propri introiti.

Sempre più italiani, anche laureati, lavorano per la gig economy. Non si tratta solo della categoria dei rider, forse la più nota, ma di una vastità di lavori che ad oggi non usufruiscono di standard uniformi. 

Quanti sono i lavoratori della gig economy

Il tema è stato trattato da Paola Nicastro, direttore generale dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, durante un’audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei deputati.

Attualmente sono 213mila i Gig workers in Italia, il 42% senza contratto. Di questi il 16% è laureato, il 47% diplomato. Una buona percentuale sceglie di farlo come secondo lavoro per aumentare gli introiti e circa la metà considera questo lavoro importante per soddisfare le proprie esigenze. In base ad un’indagine e Inapp PLUS, che ha considerato 45mila persone tra 18 e 74 anni, il numero di gig workers è molto alto e ormai diffuso ma come sottolineato da Paola Nicastro “Il problema è che il 42% di questi lavorano senza un vero e proprio contratto e il 19,2% con un contratto di collaborazione”. Bisognerebbe guardare all’esempio della California, dove è stata approvata una legge sulla gig economy, in cui i lavoratori non vengono considerati come indipendenti ma dipendenti con diritto al salario minimo, congedo parentale etc. 

Quanto guadagnano

In Italia il numero di lavoratori della gig economy è in aumento anche per far fronte alla costante precarietà del mercato del lavoro o per aumentare i propri introiti visto che gli stipendi non sono spesso in linea con la media europea. Secondo un rapporto dell’Osservatorio sulla gig economy in Italia dell’Uiltucs, il sindacato di categoria della Uil, negli ultimi due anni molti lavoratori hanno scelto la gig economy come alternativa ad un lavoro stabile in modo da avere maggiori entrate e più collaborazioni. Rispetto a due anni fa, quando una buona percentuale dedicava a questo tipo di attività fino a 2 ore al giorno, oggi sono aumentati i gig workers che lavorano fino a 4 ore e oltre giornalmente. Restano però sostanzialmente bassi i guadagni. Come nel 2017, il 75% guadagna fino a 5mila euro l’anno, il 9,6% guadagna da 5 a 10mila euro mentre il 7,7% da 10mila a 15mila euro all’anno o più di 15mila euro annui.

E’ chiaro, dunque, che il guadagno vero e proprio rimane basso anche considerando che per la maggior parte di questi lavori molti sono partite Iva, co.co.co, pagamenti a cottimo o prestazioni occasionali.

Come scrive Wired in un recente articolo, tra i lavori che fanno parte della gig economy più richiesti ci sono quelli legati alle piattaforme della food delivery ma anche data entry, lavori di grafica, traduzioni, sviluppo web, compilazione di sondaggi e via dicendo. Milano rimane la città con più gig workers seguita da Roma mentre la quota più alta è rappresentata da giovani tra 18 e 34 anni anche se aumentano gli over 50 e la fascia 35-50 anni.

Leggi anche: Rider, come funziona il capolarato tra i lavoratori del food delivery

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  • Mario ha detto:

    Qui trovate i dati completi dell’osservatorio sulla gig economy in Italia 2019 https://sindacato-networkers.it/2019/09/osservatorio-sulla-gig-economy-in-italia-i-risultati-del-2019/

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