Lavoro in Italia: ecco come è cambiato dopo il Jobs Act

Gli effetti peggiori del Jobs Act si sono registrati nelle regioni del Centro Italia con gravi danni.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Gli effetti peggiori del Jobs Act si sono registrati nelle regioni del Centro Italia con gravi danni.

Il Jobs Act è stato uno dei manifesti del governo Renzi e del Partito democratico, anche durante l’ultimo governo Gentiloni. La riforma del diritto di lavoro in Italia è stata benedetta da alcuni, maledetta da altri, come da tradizione nel nostro Paese. Dal 2014, anno del primo provvedimento (conosciuto anche con il nome di “decreto Poletti”) preso dall’esecutivo a maggioranza Pd guidato dall’ex premier Matteo Renzi, ad oggi sono passati quattro anni. Il Sole 24 Ore, attraverso la sezione Info Data e la figura di Fabio Fantoni, ha voluto fotografare in numeri come è cambiato il mondo del lavoro in Italia.

Posti fissi dimezzati

Dal 2015 al 2017 i posti fissi sono calati nell’ordine del 50 per cento, passando da 2 milioni a poco più di un milione. Queste le cifre esatte: 2.007.449 (2015) vs 1.175.104 (2017). Se i contratti a tempo indeterminato sono stati dimezzati, si è invece registrata un’impennata di quelli a tempo determinato, passati da 3,4 a 4,8 milioni dal 2015 al 2017. In aumento anche i contratti di apprendistato, che in due anni hanno raggiunto quota 285 mila, mentre nel 2015 erano a quota 177 mila. Circa 90 mila contratti stagionali in più, infine, nel lasso di tempo preso in considerazione da Info Data (Il Sole 24 Ore).

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Le regioni più colpite

Gli effetti peggiori del Jobs Act si sono registrati nelle regioni del Centro Italia. Quella che ha subito i danni più gravi è l’Umbria, con un -16 per cento nel 2017 rispetto al precedente anno, seguita a ruota da Lazio (-15,5 per cento), Marche (-14,4 per cento) e Abruzzo (-13,5 per cento). Questi dati, sottolineiamo, si riferiscono alla perdita di posti fissi nel 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016. In controtendenza, invece, il Trentino Alto Adige, che ha sì fatto registrato un dato negativo (-0,4 per cento), ma nettamente inferiore rispetto alle regioni appena citate. Anche il Veneto si difende bene, perdendo soltanto l’1,6 per cento dei posti di lavoro fissi che aveva nel 2016. Il discorso si fa più ampio se pensiamo ai Working Poor ossia quei lavoratori che percepiscono uno stipendio ma è talmente basso che la sopravvivenza è a serio rischio o corre sul filo del rasoio. La situazione del lavoro in Italia, insomma, è ancora e purtroppo molto incerta nonostante i dati che a volte sembrano regalare quel barlume di speranza alla popolazione.

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Argomenti: Economia Italia, Jobs Act