Lavoro e intelligenza artificiale: come un algoritmo cambierà le assunzioni

Sempre più aziende pensano di sostituire degli algoritmi all'uomo per cercare i candidati ideali. Un mercato che in Uk farebbe fruttare 3 miliardi di dollari all'anno.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Sempre più aziende pensano di sostituire degli algoritmi all'uomo per cercare i candidati ideali. Un mercato che in Uk farebbe fruttare 3 miliardi di dollari all'anno.

Lavoro e algoritmi a discapito dell’uomo. Sono sempre di più le aziende che stanno pensando di sostituire la manodopera preferendo l’intelligenza artificiale. Dopo la notizia dei robot che in un futuro non troppo lontano sostituiranno, magari in parte, il lavoro umano, le aziende, per trovare personale, si servono di algoritmi specializzati per scovare il candidato ideale. D’altronde anche di recente aveva fatto scalpore la vicenda della nota azienda Levi’s che utilizzerà i laser al posto degli operai per creare i suoi jeans. Un primo importante passo verso l’innovazione e il cambiamento che questo porterà senza ombra di dubbio.

Un algoritmo per trovare lavoro

Partiamo dall’esempio del settore turistico in Italia che cresce a vista d’occhio secondo l’Istat, il quale ha stimato un +4,5% nel 2017. Una percentuale, circa il 60%, è dovuta al turismo straniero con +5,2% di arrivi. Secondo BancaItalia, addirittura, è aumentata anche la spesa dei turisti stranieri nel nostro paese toccando 37 miliardi. Questa premessa per associare l’utilizzo di un algoritmo per trovare lavoro e il settore alberghiero, dove la ricerca di personale qualificato risulta sempre più complicata.

Nel settore della ricerca lavoro un discorso assimilabile può essere fatto in merito all’algoritmo che è in grado di ottenere il migliore matching tra candidato e posizione. Nel caso del settore alberghiero una proposta arriva da alcune start up che hanno creato delle piattaforme di recruiting specializzate per far incontrare aziende e profili e facilitare la ricerca.

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Disumanizzazione del lavoro

A livello internazionale ne ha parlato anche il Guardian, in merito alla disumanizzazione del lavoro e l’utilizzo delle intelligenze artificiali. In UK ha ormai preso piede una nuova metodica di assunzione basata sull’intelligenza artificiale, una sorta di colloquio gestito da un algoritmo che poi confronta tutti i dati con quelli cercati dalle aziende. Fin qui nulla di strano ma se si pensa come lavorano questi algoritmi viene quasi da storcere il naso. Il candidato viene messo davanti ad una telecamera ed apparentemente risponde a delle semplici domande, mentre l’algoritmo annota tutta una serie di segnali impercettibili che spaziano dal tono di voce allo sguardo fino al modo di gesticolare. Questi dati poi vengono confrontati con quelli di un potenziale lavoratore modello. La cosa sembra funzionare tanto che moltissime imprese hanno pensato di sostituire l’uomo a questo algoritmo, un mercato che farebbe fruttare 3 miliardi di dollari all’anno.

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Argomenti: Disoccupazione, Economia Europa, Economia Italia, Economia USA

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