Lavoro e robot: perché 7 milioni di italiani vedono a rischio il posto

L’89 per cento degli operai si è detto preoccupato riguardo all’avvento della rivoluzione tecnologica digitale.

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L’89 per cento degli operai si è detto preoccupato riguardo all’avvento della rivoluzione tecnologica digitale.

Mantenere un’occupazione stabile nel mondo del lavoro con l’avvento di robot e Intelligenza Artificiale è la principale preoccupazione per 7 milioni di lavoratori italiani. È quanto riporta il terzo rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, in collaborazione con Snam, Michelin, Edison e Credem. Il report sembra dunque andare nella stessa direzione idealizzata da famose opere cinematografiche, tra tutte Blade Runner, che hanno di certo influenzato il pensiero di molti operai in tempi non sospetti. Il paradosso poi è rappresentato dalla situazione lavorativa in Italia, nota per non offrire grandi speranze soprattutto alle nuove generazioni.

La rivoluzione tecnologica digitale preoccupa 9 operai su 10

L’89 per cento degli operai si è detto preoccupato riguardo all’avvento della rivoluzione tecnologica digitale. Metà dei lavoratori è concorde nel prevedere ritmi di lavoro più gravosi, mentre il 33 per cento degli intervistati teme che nel prossimo futuro le condizioni lavorative saranno peggiori rispetto a quelle di oggi (la percentuale sale al 43 per cento tra gli operai). Un altro 28 per cento afferma che la sicurezza nel mondo del lavoro non vedrà miglioramenti (anche in questo caso il dato è più alto tra gli operai, dove sale al 33 per cento).

Gap salariale importante

Il terzo rapporto Censis-Eudaimon certifica un gap salariale notevole tra i settori dove si vive a stretto contatto con la tecnologia e gli altri invece dove l’elemento tech riveste soltanto un ruolo marginale. Se si prende in considerazione il valore 100 per lo stipendio medio italiano, si scopre che chi lavora nei settori tecnologici arriva a guadagnare un salario del valore di 184, mentre negli altri si scende al di sotto della soglia psicologica dei 100 (93 per l’esattezza). Tutto questo non fa altro che accrescere le paure di quei lavoratori che temono in un futuro neanche troppo lontano di essere rimpiazzati da un robot o dall’Intelligenza Artificiale.

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