Lavoro, Poletti stavolta ha ragione: il solo curriculum non basta

Le relazioni umane non sono da meno di un curriculum. La battuta del ministro Poletti su come trovare lavoro non è in sé sbagliata. Siamo un paese di piccole e medie imprese, dove la segnalazione resta importante e niente affatto vergognosa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le relazioni umane non sono da meno di un curriculum. La battuta del ministro Poletti su come trovare lavoro non è in sé sbagliata. Siamo un paese di piccole e medie imprese, dove la segnalazione resta importante e niente affatto vergognosa.

Qualche giorno fa, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è tornato nell’occhio del ciclone a poco tempo di distanza per l’infelice battuta sulla fuga dei cervelli all’estero (“meglio toglierseli dai piedi”). Parlando ai ragazzi dell’Istituto Manfredi di Bologna, ha spiegato loro che “per trovare lavoro, invece di mandare curriculum, i giovani dovrebbero giocare a calcetto”. La frase ha suscitato indignazione tra le opposizioni e imbarazzo nella stessa maggioranza. E’ stata anche presentata dal Movimento 5 Stelle e Lega Nord una richiesta di dimissioni. Diciamoci la verità, avrebbe potuto anche stavolta esprimersi meglio il ministro, ma forse non è consapevole dei limiti della sua comunicativa.

Eppure, contrariamente alla battuta sui giovani all’estero, che com’è stata esternata non è parsa difendibile, quella sull’inefficacia dei curriculum non solo non sembra essere stata una vera gaffe, ma ha offerto uno spunto di riflessione tutt’altro che poco utile. (Leggi anche: Fuga di cervelli? Anche nel governo, che ha un problema con i giovani)

I rapporti umani contano più di un curriculum

Torniamo alla battuta: “meglio giocare a calcetto che inviare curriculum”. Il ministro Poletti intendeva sostenere che non bisognerebbe solo applicarsi a cercare lavoro attraverso canali formali, perché nella realtà quotidiana non è sempre così che si assume un lavoratore. Già, piaccia o meno, il mercato del lavoro in Italia, ma anche altrove, funziona così: per conoscenze.

Apriti cielo! L’italica ipocrisia si è scatenata contro il ministro, reo di avere fatto un’osservazione più che scontata. Eppure, la coltivazione dei rapporti umani non dovrebbe essere considerata un fattore negativo, tutt’altro. Nell’era di internet, della comunicazione istantanea, dei rapporti a distanza, molti tra i giovani, specie giovanissimi, potrebbero avere perso di vista la capacità di instaurare relazioni in carne e ossa, che per quanto “vetuste” possano apparire, sembrano ancora il canale preferenziale per assumere un lavoratore. (Leggi anche: Poletti consiglia il calcetto per trovare lavoro)

Come gli italiani cercano lavoro

L’Italia è un’economia di 5 milioni di imprese, la quasi totalità delle quali di piccole e medie dimensioni. Un conto è che ad assumere siano colossi come Fiat, Pirelli, Enel, Telecom, etc, un’altra è che lo facciano entità di pochi dipendenti, dove il rapporto personale con il capo è obbligatorio e per le quali il fattore fiducia si rivela essenziale.

I curricula non sono inutili, ma non dovremmo commettere l’errore opposto di considerarli un elemento cruciale per essere assunti. La stessa Istat svela che nell’84,2% dei casi, la ricerca di un lavoro avviene rivolgendosi ad amici, parenti e conoscenti, per il 69,4% inviando un curriculum e per il 59,3% su internet. Nessun canale, come vediamo, esclude l’altro. Semplicemente, il curriculum dovrebbe non essere la carta esclusiva che intendiamo giocare per trovare un lavoro, ma una delle diverse strategie da mettere in atto per ambire a una posizione. (Leggi anche: Come trovare lavoro con una partita di calcetto)

Piccole imprese si affidano alle segnalazioni

Se a dire che le amicizie contano è un politico, la frase si presta persino a riflessioni ironiche, ma andando al senso di queste parole, non troveremmo nulla di sbagliato. In un paese con una disoccupazione giovanile di quasi il 40%, dove a cercare attivamente un lavoro sono circa 3 milioni di persone e dove quasi tutte le imprese hanno dimensioni medio-piccole, per non dire spesso minuscole, il fattore umano ancora conta, forse per fortuna.

Se sono un piccolo imprenditore a capo di un’attività di 5 dipendenti e ho la necessità di assumerne un sesto, non posso permettermi di sbagliare con un lavoratore dalle caratteristiche non adatte, perché perderei tempo, denaro e creerei sbandamento e malumore tra i miei addetti. Meglio, quindi, affidarmi alla segnalazione di un amico, un conoscente, un parente, che sfogliare decine e centinaia di CV, spesso poco credibili e zeppi di informazioni non del tutto veritiere e conoscenze “gonfiate”. Certo, potrei sbagliare anche assumendo un tizio segnalatomi, ma almeno avrei a chi chiedere conto e mi saranno risparmiate ore di letture “inutili”. Poletti non sarà il più simpatico dei ministri, ma stavolta non ha meritato l’aggressione mediatica a cui si è esposto per avere detto l’ovvio. (Leggi anche: Creare lavoro con la crescita, non tramite leggi)

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Jobs Act

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