Lavori introvabili, Fincantieri cerca 6mila lavoratori ma non li trova: colpa della cultura che cambia?

Anche Fincantieri cerca forza lavoro ma non riesce a trovare operai, la storia sembra ripetersi.

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Anche Fincantieri cerca forza lavoro ma non riesce a trovare operai, la storia sembra ripetersi.

La storia si ripete. Il lavoro c’è ma i giovani non vogliono lavorare. E’ il riassunto di tante storie che in questi ultimi mesi hanno fatto discutere non solo i giovani e meno giovani a caccia di un posto di lavoro ma anche imprenditori che cercano profili senza trovarli. Di recente si era parlato degli stagionali di Rimini e Gabicce, quasi introvabili a causa del reddito di cittadinanza (o almeno era questa la convinzione) ma ancor prima erano stati tanti gli imprenditori in cerca di lavoratori con mille difficoltà a reperirli sul mercato nonostante lo stipendio adeguato.

Colpa del reddito di cittadinanza? Della poca voglia di fare sacrifici o delle capacità inadeguate? 

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Lavoro che non si trova, l’amaro sfogo di un lettore: ‘Chi è che non ha voglia di lavorare?!’

I giovani preferiscono fare i rider?

Dall’altro lato, poi, ci sono quelli che il lavoro lo cercano, che non di rado si sentono sfruttati, senza tutele, con stipendi inadeguati e costretti a orari assurdi. Insomma, quello tra disoccupati e aziende a caccia di dipendenti sembra un duello senza fine. E la storia continua a ripetersi. Stavolta a cercare lavoratori, anche nell’ottica futura, è l’ad di Fincantieri Giuseppe Bono, che parla di impossibilità a trovare forza lavoro. “Nei prossimi due o tre anni avremo bisogno di 5-6 mila lavoratori ma non so dove andarli a trovare…Carpentieri, saldatori… Abbiamo lavoro per 10 anni e cresciamo ad un ritmo del 10% ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare. D’altra parte se uno si accontenta di fare il rider a 500/600 euro… Da noi un lavoratore medio prende 1600 euro: purtroppo mi sembra che abbiamo su questo cambiato cultura“. Queste le sue parole durante una tavola rotonda sul tema del lavoro che cambia alla conferenza della Cisl.

Dunque, più che poca voglia di lavorare si fa leva sul cambiamento della cultura e di conseguenza sul cambiamento dei lavori:  “Non è che fare il rider sia meno faticoso che fare il saldatore.

Purtroppo abbiamo cambiato cultura – ha sottolineato Bono- l’altro giorno è uscita una statistica che diceva che il 70% dei laureati sono figli di genitori non laureati. E’ un fatto positivo. Però loro non trovano lavoro, i genitori sì. Allora la domanda è: o il lavoro dei genitori non c’è o i figli non vogliono farlo”.

La risposta di Luigi Di Maio

Non è poi tardata ad arrivare la risposta di Luigi Di Maio alle parole dell’ad di Fincantieri: : “Siamo pronti con l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive a dare supporto a Fincantieri nel formare le maestranze di cui ha bisogno. Le nuove politiche per il lavoro che stiamo costruendo andranno proprio nella direzione di colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro”.

I dati d’altronde sembrano confermare il gap esistente. Secondo  il sistema informativo Excelsior di UnionCamere-Anpal soltanto a luglio sono previste 60mila assunzioni di operai specializzati con una difficoltà di reperimento del 36% che arriva al 53% per gli operai specializzati in installazione e manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche e di poco meno per saldatori, fabbri ferrai e costruttori di utensili. 

Il problema, quindi, resta. Il nostro paese ha uno dei tassi di disoccupazione più alti in Europa ma nello stesso tempo molti posti di lavoro restano vacanti perché le aziende non trovano profili in linea e perché spesso sono i giovani a rifiutare.

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