Lavoratori italiani ultimi per ore lavorate, ma siamo solo pigri?

Lavoratori italiani ultimi in Europa per ore lavorate ogni giorno. Attenzione a pensare che siamo i più pigri, perché una ricerca USA spiegherebbe perché siamo fanalino di coda.

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Lavoratori italiani ultimi in Europa per ore lavorate ogni giorno. Attenzione a pensare che siamo i più pigri, perché una ricerca USA spiegherebbe perché siamo fanalino di coda.

Alcuni economisti americani hanno pubblicato i risultati di uno studio condotto sulle ore di lavoro mediamente trascorse dai lavoratori di alcuni paesi occidentali, scoprendo che gli americani trascorrerebbero in ufficio o in fabbrica il 25% di tempo in più rispetto a un collega-tipo in Europa. In particolare, un americano tende a lavorare un’ora in più al giorno e per complessive 258 ore in più all’anno di un lavoratore europeo. E c’è di più: poiché le ore lavorate variano abbastanza da paese a paese, la ricerca è stata effettuata non sul Vecchio Continente nel suo complesso, ma selezionando numerosi suoi stati membri, esitando che i lavoratori italiani sarebbero quelli, che trascorrono mediamente meno tempo al lavoro. (Leggi anche: Lavoratori italiani ultimi in Europa)

In Italia, una persona impiega 18,4 ore a settimana al lavoro contro le 26,1 ore di un americano e 3 in meno di un lavoratore europeo-tipo. In Europa, al vertice della classifica troviamo gli svizzeri con 25,1 ore, mentre la Francia è penultima con 19,3 ore e la Germania quintultima con 20,2 ore. Fanno meglio ancora la Spagna (21,2), la Grecia (22,2) e il Portogallo (22,7). Dunque, chi la volesse buttare sulla pigrizia tipica dei popoli mediterranei dovrebbe ricredersi, visto che un lavoratore portoghese e uno greco risulterebbero molto più ligi al lavoro di un tedesco.

Lavoratori americani più ligi al dovere?

Lo studio rivela anche che gli americani andrebbero in pensione sempre più tardi e dopo dei loro colleghi europei. Stando al Dipartimento del Lavoro, il tasso di occupazione tra gli over 65 è salito nell’aprile scorso al 18,9%, quando era al 10% intorno alla metà degli anni Ottanta e ancora al 12% all’inizio del Nuovo Millennio. Non solo: i lavoratori USA tendono a prendersi anche meno ferie nel corso dell’anno degli europei.

Come mai queste differenze tra America ed Europa e anche all’interno del nostro continente? Gli economisti di Harvard e Dartmouth, responsabili dello studio, non avrebbero dubbi: non vi sarebbero reali differenze culturali tra le due sponde dell’Atlantico, bensì normative e fiscali. In altre parole, gli americani non amerebbero più degli europei stare al lavoro, ma sono incentivati a spendervi qualche ora in più al giorno, grazie a una tassazione sui redditi più leggera e a un minore tasso di sindacalizzazione, che spinge le imprese a differenziare maggiormente i salari dei dipendenti, premiando chi s’impegna di più. (Leggi anche: Lavoro USA, ripresa non c’è)

 

 

 

Lavoratori italiani penalizzati da mercato ingessato e tasse alte

Questo spiegherebbe le differenze tra USA e UE, ma indirettamente ci permettiamo di utilizzare le stesse considerazioni per spiegare le distanze intra-continentali. I lavoratori italiani non sarebbero meno pigri dei loro colleghi tedeschi, spagnoli, danesi o svizzeri; semplicemente, sono molto meno incentivare a sacrificare un’ora in più della loro quotidianità al lavoro, essendo le retribuzioni appiattite e slegate da criteri meritocratici, nonché tartassate come pochissimi altri paesi al mondo, come dimostrano tutte le classifiche internazionali. Infine, se qualche passo in avanti lo si è fatto dal 2008 con la detassazione dello straordinario e dei premi di produttività, resta un impianto fiscale punitivo verso chi s’impegna e lavora di più.

E, infine, il dato generale potrebbe riflettere un problema cronico di sottoccupazione nel nostro paese, causato dal fatto che parecchi italiani, specie tra le donne, sono costretti a lavorare meno ore di quanto vorrebbero, non trovando migliori opportunità a tempo pieno sul mercato. (Leggi anche: Italiani tartassati, +238 mld di tasse in 20 anni)

 

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