Lavoratori italiani occupati 7 anni in meno dei tedeschi, boom tra donne maltesi

I lavoratori italiani sono ultimi in classifica per anni di carriera attesa nel 2015 e hanno anche fatto scarsi progressi dal 2005. L'occupazione femminile in Italia è in uno stato davvero critico, che ci condanna senza appello in Europa.

di , pubblicato il
I lavoratori italiani sono ultimi in classifica per anni di carriera attesa nel 2015 e hanno anche fatto scarsi progressi dal 2005. L'occupazione femminile in Italia è in uno stato davvero critico, che ci condanna senza appello in Europa.

La durata di vita lavorativa attesa in Europa è aumentata di quasi due anni in più (+1,9) dal 2005, attestandosi a 35,4 anni nel 2015. Sono i dati Eurostat, che mettono in luce una crescita maggiore tra le donne (+2,6 a 32,8 anni), che non tra gli uomini (+1,2 a 37,9 anni). Ancora una volta, i lavoratori italiani sono in fondo alla classifica, stimandosi per loro che rimarranno occupati per appena 30,7 anni, quasi 5 in meno rispetto alla media dei paesi UE.

Nel nostro paese, la carriera lavorativa attesa è salita di 1,1 anni nel corso dell’ultimo decennio, molto meno della media europea.

Distinguendo tra uomini e donne, scopriamo che un 15-enne maschio di oggi in Italia si stima che lavorerà per 35,4 anni, mentre una 15-enne femmina per appena 25,7 anni. Tra i primi, peggio di noi fanno peggio solo in Croazia con 34,5 anni, mentre impressiona il dato sulle donne: con i suddetti 25,7 anni, sfondiamo di gran lunga la classifica in basso, se pensiamo che al penultimo posto vi sono le lavoratrici maltesi con 26,7 anni. (Leggi anche: Lavoratori italiani ultimi in Europa)

Scarsi progressi tra i lavoratori italiani dal 2005

Il dato drammatico riguarda anche gli scarsi miglioramenti ottenuti dal 2005 in avanti. La carriera lavorativa attesa per gli uomini italiani è cresciuta di appena 0,2 anni contro una media europea di 1,2 anni, mentre tra le donne ha fatto un balzo di 2 anni, ma sempre meno dei 2,6 in Europa.

Sempre secondo la media Eurostat, un 15-enne maschio nella UE avrebbe davanti a sé 37,9 anni di lavoro, una donna di 32,8 anni. Il gap di genere è, quindi, di 5,1 anni, ma in Italia sfiora i 10 anni (9,7 anni). Passando dalla media europea al confronto con le principali economie, lo sconforto non viene meno. In Germania, un lavoratore avrebbe oggi una carriera di 38 anni (+2,4 anni sul 2005), che sale a 40,1 anni tra gli uomini e a 35,8 anni tra le donne. Il “gender gap” tedesco risulta così di 4,3 anni, molto meno della metà di quello italiano e inferiore anche a quello UE.

 

 

 

Balzo tra le donne maltesi

In Francia, a fronte di 34,9 anni di carriera lavorativa, si passa dai 36,6 tra gli uomini ai 30,6 tra le donne, segnalando una distanza di 6 anni.

In Spagna, gli anni di lavoro attesi sono anch’essi di 34,9 anni, ma con punte di 37,2 tra gli uomini e 32,5 anni tra le donne, per una differenza di 4,7 anni.

Resta ancora al di sotto della media europea, ma registra un grande passo in avanti l’isola di Malta, in cui esisterebbe oggi una prospettiva di lavoro di 33,4 anni, ma in crescita di ben 5,1 anni rispetto al 2005. Il dato ancora più positivo è che tale balzo è stato segnato grazie al boom registratosi tra le donne: +8,6 anni a 26,7 anni, mentre gli uomini aumentano di 1,7 anni la loro carriera lavorativa, salendo a 39,9 anni. Resta ancora, però, un enorme gap di 13,2 anni tra i due sessi.

Nel Nord Europa oltre i 40 anni di carriera media

Il paese dove si lavora di più nella UE è la Svezia con 41,2 anni, che è anche prima per durata di carriera tra le donne con 40,1 anni, mentre per gli uomini con 42,2 anni è di poco superata dai 42,5 anni degli olandesi. Le distanze uomo-donna sono qui di appena 2,1 anni. Fuori dalla UE, dominano di gran lunga gli islandesi con 46,6 anni di lavoro, con punte di 48,6 tra gli uomini, mentre tra le donne si scende a 44,7 anni. Pare proprio che sull’isola non si abbia altro da fare che lavorare quasi tutta la vita.

Aldilà delle differenze di stato in stato, emerge chiaramente il grosso problema italiano dell’occupazione, specie femminile. Nel nostro paese si lavora per pochi anni e se aggiungiamo che, per fortuna, si vive più a lungo che altrove, si capisce bene quanto squilibrato tenda ad essere il rapporto tra pensionati e lavoratori, ovvero tra spesa pensionistica e contributi versati. I progressi da compiere sono davvero tanti e l’ultimo decennio ci ha visti ancora una volta fare meno della media. (Leggi anche: Lavoratori italiani ultimi per ore lavorate, siamo pigri?)

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,