Lavorare online: cosa cambierà dopo le elezioni

I leader dei diversi partiti politici intervistati da wwworkers.it sul telelavoro

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
I leader dei diversi partiti politici intervistati da wwworkers.it sul telelavoro

Lavorare online è diventata una realtà anche in Italia: nel nostro Paese il telelavoro ha trovato più resistenze ma è riuscito comunque, negli ultimi 15 anni, a creare circa 700 mila posti di lavoro. I liberi professionisti che lavorano su internet hanno anche dato vita a Wwworkers.it, una community aggregativa che si focalizza sulle esigenze di chi ha scelto di lavorare da casa o in ogni caso gestisce un’attività sul web. Tuttavia a livello legislativo molte sono ancora le lacune relativamente a questa realtà lavorativa. Wwworkers.it ha messo faccia a faccia (tramite webcam ovviamente) Giovanni Favia (Rivoluzione Civile) e  Marco Simoni (Scelta Civica con Monti per l’Italia) da un lato e quattro imprenditrici online dall’altro. Hanno partecipato al confronto anche Carlo Alberto Carnevale Maffè (Università Bocconi) e Luca Tremolada (Nòva24-Sole24Ore).

Accesso al credito per le piccole imprese

Il primo punto trattato è quello della difficoltà dell’accesso al credito. Alcuni giovani imprenditori riescono ad affermarsi nel mondo del lavoro su internet solo grazie all’intervento come garanti dei genitori. A tal proposito Simoni propone di estendere anche all’ Italia strumenti tipici di altri Paesi non solo per le aziende che vanno online (ad esempio i mini corporate bonds). Favia fa notare che sebbene il 97 % delle imprese siano di piccole medie dimensioni, queste ultime non hanno rappresentanza in Parlamento.

Aprire un’azienda in una zona terremotata

Tra le imprenditrici in linea c’è una giovane di Modena che racconta le difficoltà di aprire e gestire un’impresa in una zona terremotata. Queste aree vengono sfruttate in campagna elettorale ma poi vengono troppo presto dimenticate. Spesso proprio qui reperire i fondi diventa più difficile visto che per alcuni finanziamenti occorre addirittura anticipare migliaia di euro. Favia concorda con la ragazza che parla di una mancata assistenza della PA: le imprese hanno reagito da sole. Ora l’obiettivo è il rimborso completo dei danni.

Come snellire la burocrazia

Altro problema che rallenta l’imprenditoria in Italia è senza dubbio la burocrazia: sebbene il nostro Paese sia 24simo nella classifica degli Stati per innovazione, restiamo nelle retrovie per brevetti etc. Favia propone una terapia d’urto basata sul principio di meno carta e più digitalizzazione (anche per l’attività di sportello). Simoni anticipa che nell’agenda Monti è prevista l’individuazione nei primi 100 giorni delle 100 procedure da abolire. Entrambi concordano nell’esigenza di una radicale riorganizzazione dello Stato per diminuire i centri decisionali (il riferimento è alla riorganizzazione delle province anche se i due candidati hanno opinioni diverse sulle modalità di intervento).

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Argomenti: Politica