Lavorare in Amazon Italia: il racconto shock sulla ‘schiavitù’ del XXI secolo

I pacchi Amazon sono sempre puntualissimi e il servizio è perfetto: ma come si lavora in Amazon? Una testimonianza in attesa di replica.

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I pacchi Amazon sono sempre puntualissimi e il servizio è perfetto: ma come si lavora in Amazon? Una testimonianza in attesa di replica.

Jeff Bezos, fondatore e proprietario di Amazon, è diventato il secondo uomo più ricco del mondo proprio in questo 2017 e i più maligni sostengono che il merito sia proprio delle condizioni di lavoro cui sono sottoposti i dipendenti dell’azienda di e-commerce più famosa al mondo. La diffusione di Amazon è davvero universale: si acquista praticamente tutto online e i tempi di attesa per vedersi recapitare il pacco comodamente a casa si riducono sempre di più e spesso ci troviamo a stupirci di tale rapidità. Tutto bene, dunque. E invece no, almeno stando alle dichiarazioni di una sindacalista CISL. In un’intervista pubblicata su l’Espresso si analizza proprio la questione lavorativa in Amazon Italia, presso Castel San Giovanni, uno degli stabilimenti più grandi d’Europa e che si trova qui in Italia.

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Lo ‘sfruttamento’ in Amazon Italia: la denuncia di un impiegato – problemi dei salute

Il primo dato da sottolineare è che i sindacati hanno potuto fare il loro ingresso negli stabilimenti Amazon soltanto da un anno a questa parte. Le condizioni di lavoro, secondo quanto riportato dalla sindacalista CISL, Francesca Benedetti, sono le seguenti. Innanzitutto, si parla di problemi di salute: secondo i dati diffusi dall’UGL, il 70-80% dei dipendenti di Castel San Giovanni soffrono di gravi patologie al collo e alla schiena, comprese ernie del disco, mentre moltissime donne presentano problemi al tunnel carpiale. I problemi di salute sarebbero connessi ai ritmi e ai tempi di lavoro e i più ‘penalizzati’ sono gli addetti outbound, quelli che smistano i differenti prodotti (e che li devono trasportare in tempi rapidissimi da una parte all’altra dell’immenso stabilimento piacentino).

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Lo ‘sfruttamento’ in Amazon Italia: la denuncia di un impiegato – mobbing

In secondo luogo, il mobbing. Le contestazioni disciplinari che subiscono i lavoratori di Amazon riguardano, all’80%, motivi connessi ai tempi di percorrenza (di cui sopra) e sono moltissimi gli impiegati che scoppiano e sono in cura con psicofarmaci per reggere la fatica e la tensione. La denuncia è durissima, ecco le parole testuali: “Depressione e attacchi di panico non sono un’anomalia. Esistono figure pagate proprio per questo: per farti andare di matto. Agenti provocatori. Zelanti professionisti della prevaricazione psicologica. Cani da guardia, kapò che trascorrono la giornata a verificare che nessuno prenda un caffè, si faccia una passeggiata, vada in bagno per più di un minuto”. Non si è arrivati ancora a questi eccessi, ma in altre aziende (non Amazon) si racconta di impiegati costretti a farsi la pipì addosso, per non ‘perdere tempo’.

Amazon non ‘ama’ i sindacati

Stando a quanto riportato dalla sindacalista (sarebbe interessante, comunque, sentire la risposta ufficiale dell’azienda), Amazon Italia starebbe replicando quanto già visto in Italia negli anni ’50, quando i proprietari di fabbrica non volevano rappresentanza e mediazione sindacale. L’azienda di Jeff Bezos pretenderebbe che gli impiegati si relazionassero soltanto con gli addetti ai rapporti con il personale. In una riunione di tutte le rappresentanze sindacali Amazon tenutasi in Polonia, i racconti sono ancora più pesanti: in molti ritengono che la situazione italiana, a livello salariale e non solo, non sia assolutamente la peggiore, negli USA va davvero peggio ai lavoratori Amazon, così come in altre parti del mondo.

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