L’autunno nero dell’economia italiana. Anche la manifattura smentisce la ripresa

Ancora dati negativi sul fronte dell'economia italiana, la cui ripresa non sarebbe avvenuta. Si teme un autunno nero per il Bel Paese, anche a causa della manovra correttiva che certamente dovrà essere varata in ottobre.

di , pubblicato il

L’indice Pmi manifatturiero è sceso a luglio a 51,9 punti dai 52,6 di giugno, deludendo le attese degli analisti che si attestavano a 52,5 punti. E quello dell’intera Eurozona risulta stabile a 51,8 punti, segnalando, comunque, una fase di mancato rafforzamento della ripresa, che pure sembrava intravedersi nella prima parte dell’anno. Il dato europeo è inferiore alle attese di 51,9 punti ed è lo stesso di giugno, a sua volta il più basso degli ultimi sette mesi.   APPROFONDISCI – La Germania sopra tutti e la Francia sempre giù. Il Pmi di luglio conferma un’Eurozona divisa   Il dato italiano resta positivo, ponendosi al di sopra dei 50 punti – soglia di demarcazione tra contrazione e crescita dell’attività – ma il rallentamento è l’ennesimo indice che la nostra economia avrebbe mancato l’aggancio alla ripresa. Oltre tutto, si tratta del livello più basso degli ultimi otto mesi. Ieri, tre dati pubblicati dall’Istat hanno dipinto un quadro piuttosto fosco per il Bel Paese. A giugno, la disoccupazione è scesa al 12,3% dal 12,6% di maggio, ma è arrivata al livello record del 43,7% tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Al contempo, l’inflazione di luglio è crollata allo 0,1%, segno inequivocabile della crisi dei consumi, nonostante i mitici 80 euro in più in busta paga.   APPROFONDISCI – La disoccupazione scende giugno, ma tra i giovani è allarme rosso   Come se non bastasse, l’Istat ha lanciato quello che potremmo definire un “warning” sulla crescita, sostenendo nella nota mensile che l’economia italiana mostrerebbe segnali di stagnazione, la quale potrebbe coinvolgere anche il terzo trimestre dell’anno, mentre si aggravano i segnali di indebolimento dell’attività economica. Un mese fa, sempre l’Istat avvertiva che il pil italiano nel secondo trimestre potrebbe replicare il brutto andamento dei primi tre mesi del 2014, ossia oscillare da un -0,1% a un +0,3%, ma spiegando di attendersi una variazione più al ribasso, tra lo stagnante e il calo. Se fosse confermato il dato più basso della forchetta, l’Italia sarebbe entrata formalmente in recessione, la terza dal 2008.

E quand’anche non fosse recessione sulla carta, sarebbe agonia nei fatti. E ancora oggi, l’istituto segnala l’ennesimo calo dello 0,2% (al lordo dei cassintegrati) dell’occupazione nella grande impresa. Non è una novità, ma il sintomo che la produzione nazionale non starebbe risollevando il capo.

L’autunno nero dell’Italia

La citazione della sfilza dei dati negativi potrebbe proseguire, ma quel che rileva è che la prospettiva è alquanto buia per i prossimi mesi, quando l’Italia dovrà fare i conti con una manovra correttiva di svariati miliardi, il cui impatto sull’economia sarà devastante. Che si tratti di aumenti di tasse o di tagli alla spesa pubblica, 10-20 miliardi di risorse sottratte su 2-3 mesi avranno conseguenze inevitabili. I consumi potrebbero contrarsi a livelli preoccupanti, trascinando con loro indietro anche la produzione, mentre il pil già malconcio potrebbe dar vita a una sequenza negativa e impressionante, se si pensa che già stiamo all’interno della più lunga recessione mai vissuta dall’Italia dal Secondo Dopoguerra.   APPROFONDISCI – Manovra correttiva sempre più certa dopo il caso Poste, conti pubblici allo sbando   Infine, va notato come col passare dei mesi inizieranno a venire meno anche le condizioni ultra-favorevoli alla ripresa, che pure esistono in questa fase, per via della politica dei tassi zero intrapresa dalla Federal Reserve e dalla BCE. Indifferentemente da quello che deciderà di fare Mario Draghi, il rialzo dei tassi USA devierà capitali verso l’America e ciò innescherà un rialzo dei rendimenti anche nell’Eurozona, dove i titoli di stato continueranno certamente ad essere emessi a costi molto bassi, ma non come oggi. Qualche miliardo di spesa in più per gli interessi sul debito pubblico ridurrà i margini già inesistenti di manovra sui conti pubblici. Si darà vita a una spirale tra buchi di bilancio e tagli di spesa/aumenti di tasse da cui non ne verremo fuori, in assenza di crescita. Il resto lo farà la politica italiana, tra mancate riforme, maggioranze traballanti ed elezioni anticipate.   APPROFONDISCI – Prelievo forzoso, manovra da 20 miliardi e arrivo della Troika. E’ un incubo o la verità?      

Argomenti: