L’Austria di Kurz metterà pressione alla UE con l’asse Vienna-Budapest

Crisi UE ancora più nera con la vittoria dei popolari in Austria e la probabile alleanza con la destra euro-scettica.

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Crisi UE ancora più nera con la vittoria dei popolari in Austria e la probabile alleanza con la destra euro-scettica.

Le elezioni politiche in Austria sono andate esattamente come nelle previsioni: il Partito Popolare del 31-enne Sebastian Kurz, ministro degli Esteri uscente, è arrivato primo con il 31,6% dei voti e 62 seggi, superando i Socialdemocratici del cancelliere Christian Kern al 26,9%. Non accadeva dagli anni Settanta. E al terzo posto con il 26% sono arrivati gli euro-scettici dell’FPOe di Heinz-Christian Strache, che guadagnano 11 seggi, conquistandone 51, uno solo in meno del centro-sinistra.

E i Verdi, che meno di un anno fa festeggiavano la vittoria alla presidenza con Alexander Van Der Bellen, per la prima volta dal 1986 non entrano in Parlamento, scivolati sotto il 5%. Per il resto, poca roba: liberali di Neos al 5% e la lista di Peter Pilz al 4,3%. (Leggi anche: Shock elettorale in arrivo dall’Austria)

Celebrando la vittoria, Kurz si è detto pronto a governare con chiunque, ma sin dalla campagna elettorale aveva fatto sapere che cercherà di mettere su una maggioranza con la destra euro-scettica, con la quale condivide la politica sull’immigrazione. Ed è proprio su questa che avrebbero vinto i popolari, puntando sulla lotta ai clandestini, divenuto tema caldo dal 2015, quando in questo stato da 8,6 milioni di abitanti arrivarono tra 70.000 e 90.000 migranti, suscitando le proteste di gran parte della popolazione.

Euro-scettici al governo in Austria

Se ha messo in chiaro che non verranno accettati toni euro-scettici nel suo governo, è evidente che la vittoria di Kurz, amico personale del premier ungherese Viktor Orban, rappresenta una nuova spina nel fianco della UE. Sembra essere rinato l’impero austro-ungarico nel centro dell’Europa, caratterizzato da un’avversione al centralismo di Bruxelles. Altro tema dominante nella campagna di Kurz è stato, infatti, la richiesta di sussidiarietà alle istituzioni comunitarie, ovvero più poteri agli stati nazionali. (Leggi anche: Macron contro blocco dell’est)

Popolari e liberali euro-scettici ottengono insieme circa il 57,5% dei consensi. Un loro governo non sarebbe una novità. Nel 1999, i due partiti diedero vita a una maggioranza, quando a guidare l’FPOe vi era Joerg Haider. L’alleanza durò fino al 2007, quando iniziò un ciclo politico lungo un decennio con la sinistra alla cancelleria.

L’avanzata della destra anti-UE e il boom di consensi per i popolari pongono fine alle larghe intese viennesi, che sono state percepite una sorta di patologia persino nella vicina Germania, dove molti elettori hanno temuto alle ultime elezioni il ripetersi di una tendenza in atto da anni, che vede centro-destra e centro-sinistra governare insieme nelle due capitali.

Il governo di Kurz, che dovrebbe diventare così il più giovane premier al mondo, sarà certamente poco incline a compromessi con Bruxelles sull’immigrazione. Sua è stata la strategia quest’anno di inviare i militari al confine con l’Italia, lungo il Brennero, per cercare di evitare l’arrivo di migliaia di profughi dal sud. Sua è stata la rivoluzione dei toni e dei programmi per il Partito Popolare, che si è spostato a destra, arginando da un lato la crescita degli euro-scettici, dall’altro tornando a un’identità più forte per il principale schieramento di centro-destra austriaco, la cui classe dirigente è stata praticamente rottamata dal giovane ministro.

E Frau Merkel è ancora più debole

Sarà un gran bel problema la gestione del nuovo corso a Vienna da parte della cancelliera Angela Merkel, che vede circondata la sua Germania da stati con governi sempre più a destra. E ieri, la Bassa Sassonia ha rinnovato il parlamento locale, assegnando la vittoria all’SPD con il 37,3% dei voti, mentre i cristiano-democratici sono crollati al loro peggiore risultato dal 1959 con il 33,4% dei consensi. I Verdi sono scesi all’8,9%, mentre i liberali hanno preso il 7,4% e la destra euro-scettica dell’AfD il 6,2%. Il Land era già governato da un’alleanza rosso-verde, ma il dato di ieri incide certamente sulle trattative per la formazione del prossimo governo federale, che vede CDU-CSU, liberali e Verdi alle prese con la scrittura di un programma tutt’altro che semplice da concordare. Di certo, Frau Merkel esce dalle urne regionali di ieri ancora più debole. (Leggi anche: Con Merkel debole l’Europa rischia di perdere altri 4 anni)

Un’onda blu-nera sta travolgendo le istituzioni comunitarie, nonostante sia stato scampato il pericolo di una presidenza francese e di un governo olandese anti-UE.

Il Leitmotiv di queste vittorie sembra lo stesso ovunque: meno potere a Bruxelles e rifiuto delle sue politiche sull’immigrazione, oltre che giudizio negativo su come sia stata affrontata la crisi economica e finanziaria nell’ultimo decennio. Un risultato, quello di Vienna, che apre la breccia nella Mitteleuropa a quel fronte euro-scettico dell’est, guidato da Ungheria e Polonia, entrambi in rotta di collisione con la Commissione europea; l’ennesimo segnale che così com’è, queste istituzioni europee sembrano destinate solamente al collasso.

 

 

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