L’Australia apre le danze sul taglio dei tassi, seguiranno America ed Europa

Le banche centrali principali del pianeta stanno tutte preparandosi all'allentamento delle rispettive politiche monetarie. E oggi ad aprire il ciclo più espansivo è stata l'Australia.

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Le banche centrali principali del pianeta stanno tutte preparandosi all'allentamento delle rispettive politiche monetarie. E oggi ad aprire il ciclo più espansivo è stata l'Australia.

La Reserve Bank of Australia ha tagliato i tassi d’interesse dello 0,25% per la prima volta dal 2016 e al nuovo minimo storico dell’1,25%. La decisione è stata presa dal board presieduto dal governatore Philip Rowe “per sostenere la crescita dell’occupazione e fornire maggiore fiducia che l’inflazione tenderà all’obiettivo nel medio termine”. Non è finita, perché nel comunicato post-board, l’istituto scrive anche che “continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi sul mercato del lavoro”, come per dire che non sono esclusi nuovi tagli dei tassi.

L’economia in Australia cresce ininterrottamente dal lontano 1991, ma tra tensioni commerciali internazionali e, soprattutto, il rallentamento in atto in Cina, mercato di sbocco principale per le materie prime esportate, Canberra teme la fine del ciclo espansivo.

L’Australia non ha fatto altro che fungere da apripista per quello che sembra profilarsi come l’avvio di un allentamento monetario globale. Tra le grandi banche centrali, la prossima che potrebbe tagliare i tassi sarebbe la Federal Reserve, riunita in queste ore per il suo quarto board dell’anno. Il mercato sconta con una certezza pressoché totale che il primo abbassamento del costo del denaro da 25 punti base vi sarà entro l’inizio dell’anno prossimo. Il crollo del petrolio accelera l’appuntamento con la svolta monetaria negli States e allontana l’avvio del ciclo restrittivo nell’Eurozona, dove la BCE sarà costretta a fare i conti con il crollo dell’inflazione all’1,2% nel mese di maggio, giù dall’1,7% di aprile. E dire che ancora il petrolio fosse del 10-15% più costoso di oggi!

Insomma, se il 2019 sarebbe dovuto essere l’anno dell’avvio della normalizzazione monetaria, si sta rivelando quello del ritorno alle stamperie delle banche centrali. Il problema più grande lo avrà la BCE, che nel frattempo non aveva alzato i tassi e che oggi si ritrova a disporre di margini di manovra assai limitati, potendo al limite agire al ribasso sul tasso sui depositi “overnight”, già al -0,4%, nonché tornando agli acquisti netti di assets con il “quantitative easing”.

Situazione simile in Giappone, dove guarda caso oggi il governo di Shinzo Abe ha pubblicato un documento sulla “roadmap” annuale della politica economica, sostenendo la necessità di puntare su “stimoli fiscali”, nel caso in cui i problemi delle economie straniere ponessero rischi alla crescita nipponica. Possibile il rinvio dell’aumento dell’IVA dall’8% al 10%. Questione di mesi e anche l’Eurozona dovrà scegliere quali stimoli attuare!

I tassi negativi sono stati un fallimento e per questo avranno lunga vita

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