La reazione dei mercati all’attacco militare USA di Trump in Siria

La reazione dei mercati all'attacco militare USA in Siria, il primo dell'era Trump: oro, petrolio, Treasuries, yen e rublo sono.

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La reazione dei mercati all'attacco militare USA in Siria, il primo dell'era Trump: oro, petrolio, Treasuries, yen e rublo sono.

Il presidente americano Donald Trump ha ordinato stanotte un attacco militare mirato contro le forze del regime siriano di Bashar al-Assad, dopo che questi si è reso responsabile dell’uccisione di una settantina di civili, tra cui numerosi bambini, attraverso l’uso di armi chimiche, violando le convenzioni internazionali. Dalle due portaerei USA in sosta nel Mediterraneo sono stati lanciati 59 missili cruise all’indirizzo di depositi di armi e serbatoi siriani, in modo da ridurre al minimo la capacità di Damasco di utilizzare nuovamente armi chimiche contro la popolazione. La reazione sui mercati è stata immediata. Le tensioni nel Medio Oriente hanno surriscaldato le quotazioni dell’oro, che in questi minuti viaggiano ai massimi da cinque mesi, ovvero dalla vittoria di Trump alle elezioni USA, attestandosi a 1.264 dollari l’oncia e segnando così un incremento del 9,4% dall’inizio dell’anno.

Bene anche il petrolio, che sale ai massimi da un mese: il prezzo del Brent ha sfondato nella notte i 56 dollari, anche se al momento guadagna un più contenuto 1,07% e ripiega a 55,48 dollari. Quello del Wti americano segna +1,26% e si attesta a 52,35 dollari. In entrambi i casi, assistiamo a un aumento del 10% in appena un paio di settimane. (Leggi anche: Petrolio, previsioni incerte su Trump e ISIS)

Petrolio su, ma rublo stavolta giù

Tensioni significano corsa ai beni-rifugio; da qui, l’acquisto di Treasuries, i cui rendimenti sono scivolati al 2,32%, il livello più basso da sei settimane. Appena tre settimane fa, erano arrivati al 2,60%. Contrariamente a quanto potremmo immaginare, però, il dollaro non si sta apprezzando contro le altre divise, restando sostanzialmente invariato, compreso contro l’euro. Invece, è lo yen a diventare sempre più super, salendo contro il biglietto verde ai massimi da novembre, guadagnando così il 5,4% da inizio anno.

Con il petrolio in rimonta, dovremmo dedurre che anche il rublo si rafforzi contro il dollaro, invece, sta avvenendo l’esatto contrario. La valuta di Mosca arretra al momento dello 0,91% a un cambio di 56,85, ma è arrivata a scambiare anche oltre 57, dopo la notizia dell’attacco militare USA. Le ragioni di questo indebolimento si spiegano con il timore del mercato russo di un cambio di rotta nella politica estera dell’amministrazione Trump, accolta piuttosto favorevolmente per la sua linea distensiva verso la presidenza Putin. (Leggi anche: Rublo russo a +26,5% in un anno)

Russia contro attacco USA

D’altronde, il vice-ambasciatore russo all’ONU, Vladimir Safronkov, ha parlato di “conseguenze negative”, in relazione alla mossa del governo americano in Siria. Il rublo, comunque, resta del 10,5% più forte rispetto al giorno delle elezioni americane, anche grazie alla contestuale risalite delle quotazioni petrolifere.

 

 

 

 

 

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