Larghe intese impossibili dopo il voto, ecco perché la UE tifa ora solo Berlusconi

L'Europa appoggia Silvio Berlusconi, fiutando anche il flop del PD di Matteo Renzi. Le larghe intese non vengono ritenute più molto credibili, anche perché dai numeri emerge un possibile boomerang.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Europa appoggia Silvio Berlusconi, fiutando anche il flop del PD di Matteo Renzi. Le larghe intese non vengono ritenute più molto credibili, anche perché dai numeri emerge un possibile boomerang.

Il barometro finanziario segna bassa pressione sull’Italia. Lo spread BTp-Bund a 10 anni è sceso questo mese di una trentina di punti ai 132-3 attuali e i rendimenti decennali italiani sono oggi intorno al 2%, in risalita di una decina di punti dalla scorsa settimana, per effetto del “sell off” generalizzato sui mercati finanziari di queste ore, ma restando di altrettanti punti sotto i livelli di apertura a gennaio. Molto bene anche il comparto azionario, con l’indice Ftse Mib a Piazza Affari ad avere guadagnato questo mese quasi il 9%. Tutto questo, mentre siamo in piena campagna elettorale. Si vota tra 5 settimane e non si respira affatto aria di burrasca tra gli investitori, nonostante i sondaggi preannuncino la disfatta del PD, che nei consensi sarebbe tra il 25% e il 20%. L’enfant prodige Matteo Renzi appare in vistoso declino, quasi nemmeno protagonista di questa campagna elettorale, se non fosse per qualche apparizione in un qualche salotto televisivo. I media si concentrano sulla sfida tra centro-destra (e al suo interno, tra Forza Italia e Lega) e Movimento 5 Stelle. I democratici raramente toccano palla. (Leggi anche: Lite-farsa sul deficit tra Berlusconi e Salvini e le previsioni dei mercati sulle elezioni)

Forte la convinzione sui mercati che il 4 marzo si arrivi a un non risultato, ovvero che il centro-destra prenda più voti, ma non conquisti la maggioranza assoluta dei seggi in nessuna delle due Camere. Molto probabile che accada, ma salirebbero anche le probabilità di una vittoria piena, se è vero che il PD di Renzi si starebbe avvicinando più al 20% che al 25%. E questi numeri avrebbero indotto la UE a tifare incondizionatamente per Silvio Berlusconi, senza più immaginare scenari alternativi, come una possibile alleanza di governo con il Nazareno.

Vero è che ieri Repubblica malignava sulla presunta richiesta della Commissione europea a Berlusconi, in cambio del suo appoggio, di escludere Matteo Salvini e la sua Lega dal prossimo governo. Gli ambienti vicini all’ex premier smentiscono, le cronache politiche si arricchiscono dell’ennesimo caso mediatico di nullo interesse elettorale, ma alla fine tutti, volenti o nolenti, dovremo fare i conti con i numeri. E i numeri ci spiegano che Forza Italia + PD + qualche rimasuglio centrista, bene che vada prenderebbero insieme poco più del 40% dei seggi. Ammesso che le truppe parlamentari fossero graniticamente coese all’interno dei due partiti, mancherebbero decine di deputati e altrettanti senatori per una maggioranza assoluta.

Larghe intese sarebbero un boomerang

E stuzzicare le fantasie dei sostenitori delle larghe intese potrebbe anche rivelarsi un boomerang. Come spiega Guido Crosetto, tornato a fare politica dopo tre anni di assenza, candidato per Fratelli d’Italia al Senato in Piemonte e profondo conoscitore di Berlusconi, essendogli stato vicinissimo fino al 2011, non vi sarebbe alcuna ipotesi credibile di grandi coalizioni, semplicemente perché non esisterebbero i numeri per vararle. Avverte il gigante rappresentante del partito di Giorgia Meloni – è alto oltre due metri – che se Forza Italia si alleasse col PD, FdI sbatterebbe la porta insieme alla Lega e a quel punto il centro-destra non esisterebbe più.

Già, ma se per ripicca o per convenienza, Lega, Movimento 5 Stelle e persino FdI ipotizzassero un governo insieme? L’ampio fronte euro-scettico disporrebbe, stando ai sondaggi attuali, di qualcosa come oltre il 45% di seggi in entrambe le Camere, insufficienti per governare, ma un passo avanti rispetto alle larghe intese FI-PD. A quel punto (stiamo ragionando di fantapolitica), Liberi e Uguali di Pietro Grasso, per sgambettare Renzi e le sue velleità di rinascita politica, potrebbe anche semplicemente astenersi in un voto di fiducia, consentendo il varo di un governo “anti-inciucio”, eppur fondato su un altro inciucio, quello essenzialmente tra Salvini e Beppe Grillo. (Leggi anche: Larghe intese? Tra Grillo e Salvini)

Non stiamo ritenendo credibile la prospettiva di larghe intese tra euro-scettici, semplicemente facciamo notare come evocare una grande coalizione tra Berlusconi e Renzi comporti rischi politici enormi per il futuro dell’Italia nell’Eurozona. A quel punto, infatti, il Parlamento si polarizzerebbe tra pro e contro il “Renzusconi” e verrebbero meno le classiche distinzioni politiche tra destra, sinistra e grillini. Sarebbe una conta tra chi vorrebbe eliminare dalla scena pubblica i due ex premier e chi vorrebbe che governassero insieme. E, salvo sorprese, nessuno dei due fronti avrebbe la maggioranza e forse ci andrebbe più vicino quello inviso alla UE, che non a caso non ragiona più di patti trasversali, ma sembra benedire Berlusconi senza grossi imbarazzi, purché metta la museruola a quel suo alleato tanto rumoroso e antipatico.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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