L’Argentina trucca ancora i conti. La Kirchner si fa bella per le elezioni

In vista delle elezioni del 27 ottobre, il governo presenta un documento economico non credibile su inflazione, pil, consumi e import-export nel 2014. Intanto la crisi economica si aggrava

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In vista delle elezioni del 27 ottobre, il governo presenta un documento economico non credibile su inflazione, pil, consumi e import-export nel 2014. Intanto la crisi economica si aggrava

Continua la guerra dei numeri in Argentina, dove già l’INDEC, l’istituto nazionale di statistica, è stato messo sotto accusa dal Fondo Monetario Internazionale per i suoi metodi poco credibili di rilevazione dell’inflazione (monitorata solo nella capitale). Ma è ancora più stucchevole il preventivo economico per il 2014, condito di cifre che non avrebbero nulla a che spartire con la realtà. Partiamo dall’inflazione, problema dei problemi del paese. Si prevede un calo al 9,9% l’anno prossimo dal 10,4% di quest’anno. Peccato che tutti gli istituti indipendenti la collochino da tempo tra il 25% e il 30%.

E se per quest’anno il pil sarà ufficialmente cresciuto del 3,3%, l’anno prossimo avverrà un’accelerazione al 6,2%. Anche in questo caso, tutti gli osservatori indipendenti giudicano le cifre inattendibili, in contrasto con la realtà visibile di tutti i giorni. Nessuno però si espone più di tanto anche perchè nel paese sudamericano non si è liberi di contestare gli idilliaci numeri del governo.

 

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Il ministro dell’Economia, Hernan Lorenzino, ritiene che il tasso di cambio medio di 6,33 contro il dollaro consentirà nel 2014 un aumento dell’export di oltre il 9% e delle importazioni dell’8,6%, consentendo al paese di raggiungere un attivo commerciale di 10 miliardi di dollari e un ingresso netto di liquidità di 185 miliardi. Se fosse vero, sarebbe un toccasana per la banca centrale, alle prese con un pericolissimo assottigliamento delle riserve di valuta straniera, tanto che il governo ha introdotto limitazioni stringenti al cambio, rendendo per le aziende quasi impossibile esportare.

E tra i dati ufficiali, anche la previsione di una crescita dei consumi del 5% e degli investimento dell’8,5%.

La spesa pubblica, invece, dovrebbe crescere del 18,9%, al fine di migliorare lo stato dell’economia e dell’occupazione, visto che in un ennesimo impeto di demagogia, il ministro Lorenzino ha definito necessario l’intervento dello stato per assicurare la redistribuzione della ricchezza e il sostegno all’economia del paese.

 

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E l’incertezza politica rischia di aggravare la crisi dell’economia. Alle primarie di agosto, il candidato della presidenta Cristina Kirchner è stato sconfitto e lo stesso scenario potrebbe ripetersi alle elezioni politiche del 27 ottobre, quando il governo potrebbe perdere la maggioranza al Congresso. In quel caso, dal 10 dicembre in poi, la presidenta avrebbe molte difficoltà a fare passare le sue leggi, come quella che pochi giorni fa ha introdotto il carcere fino a due anni per gli economisti che osassero contraddire le cifre ufficiali sull’inflazione. Di certo, svanirebbe l’ipotesi di introdurre il terzo mandato in Costituzione, dopo che già è stato introdotto un secondo termine, proprio per consentire la rielezione della Kirchner.

E un Congresso di segno politico diverso potrebbe anche indurre il governo ad accettare l’idea del corso libero per il cambio, dando vita a una iper-svalutazione di fatto del peso, ma necessaria per evitare una più grave crisi valutaria, in seguito all’azzeramento delle riserve.

 

 

 

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