'L'Argentina tratta per evitare il default, ma ha già trovato il trucco

L’Argentina tratta per evitare il default, ma ha già trovato il trucco

Dopo la sentenza della Corte Suprema USA, l'Argentina sembra avere escogitato un piano per evitare di pagare i creditori dissenzienti, ma la credibilità del paese rischia di precipitare ancora una volta e di isolare finanziariamente l'economia argentina.

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“No pasaran”. Così si è espresso il ministro dell’Economia, Axel Kicillof, a proposito di quelli che ha definito i “fondi avvoltoi”, perché speculerebbero sulle difficoltà finanziarie dell’Argentina e senza nemmeno trattare chiederebbero interamente ciò che desiderano. C’è molto nervosismo a Buenos Aires per gli effetti della sentenza con cui la Corte Suprema USA ha respinto il ricorso del governo argentino contro i fondi dissenzienti, titolari di bond, cioè, non ristrutturati, in quanto trattasi di creditori che non hanno accettato i termini delle due ristrutturazioni del debito del 2005 e del 2010, dopo il default da 95 miliardi di dollari del 2002. Dovrà essere applicata, quindi, la sentenza del giudice della Corte di Appello di New York, Thomas Griesa, che ha intimato all’Argentina che non potrà pagare i creditori ristrutturati, se non farà la stessa cosa con i creditori dissenzienti.   APPROFONDISCI – In Argentina è allarme default dopo la sentenza USA sul debito  

Default Argentina?

Ma il ministro Kicillof spiega che la cifra in gioco non sarebbe di 1,3 miliardi – a tanto ammontano i crediti vantati dai fondi USA che hanno fatto ricorso – bensì di 15 miliardi, in quanto il governo dovrebbe rispondere alle richieste anche di tutti gli altri creditori non ristrutturati. E con riserve valutarie crollate in un anno del 25% a 28,8 miliardi di dollari, Buenos Aires non avrebbe il denaro sufficiente per pagare tutti. Da qui, lo spettro del default. Il 30 giugno scade un pagamento di 907 milioni di dollari in interessi sui bond ristrutturati. Senza una soluzione, la cedola non potrà essere pagata e dopo 30 giorni (periodo di grazia), l’Argentina piomberebbe tecnicamente in un nuovo default. Per questo, il governo ha inviato negli USA un team di avvocati, nel tentativo di trovare un compromesso con il giudice Griesa, magari concordando scadenze dilazionate per pagare i creditori dissenzienti. Non è detto che l’accordo si trovi. E allora, l’Argentina sta cercando una soluzione tecnica per spingere gli obbligazionisti ristrutturati sotto la legge americana a passare sotto la giurisdizione locale. In questo modo, i creditori ristrutturati potrebbero essere pagati, in quanto non rientrerebbero più sotto la giurisdizione USA, ma è evidente che i mercati finanziari non la prenderebbero bene, perché si tratterebbe dell’ennesimo espediente trovato da Buenos Aires per aggirare le regole a cui formalmente si sottopone. Non è un caso che l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato i bond argentini a CCC-, 9 gradini al di sotto del livello “investment grade”. Ormai, gli investitori chiedono sui Tango-bond un premio dell’8,73% rispetto agli omologhi Treasuries, il costo più alto dopo il Venezuela tra i mercati emergenti. Se l’Argentina fosse tagliata nuovamente fuori dal circuito finanziario globale, essa crollerebbe in men che non si dica. Scarse riserve, inflazione accumulata nei primi 5 mesi dell’anno del 12,9%, peso al collasso ed economia in contrazione. Gli ingredienti per una tempesta perfetta.   APPROFONDISCI – L’Argentina è in recessione e l’inflazione sale oltre il 35%. Peso al collasso    

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