'L'Argentina tratta per evitare il default, ecco le ultime novità

L’Argentina tratta per evitare il default, ecco le ultime novità

L'Argentina proporrebbe ai creditori dissenzienti e vincitori della battaglia legale negli USA un anticipo del 30% entro luglio. In seguito, si aggirerebbero le clausole sui titoli ristrutturati e sarebbe loro pagato il 100%.

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I toni sono meno bellici a Buenos Aires, dove la presidenta Cristina Fernandez de Kirchner si è mostrata nelle ultime ore più prona a un accordo con i fondi “avvoltoi”, usciti vincitori dalla battaglia legale contro l’Argentina, perseguita davanti alla giustizia USA. Se la reazione a caldo della Kirchner era stata di sfida (“si tratta di un’estorsione”), adesso ha persino comprato una pagina su The Wall Street Journal, dalla quale ha tentato di rassicurare la comunità finanziaria internazionale che sarebbe sua intenzione giungere a un accordo per pagare tutti i suoi debiti.   APPROFONDISCI – L’Argentina tratta per evitare il default, ma ha già trovato il trucco  

Le cifre in gioco

I fondi dissenzienti, ossia coloro che hanno acquistato i titoli di stato argentini non ristrutturati secondo gli accordi del 2005 e del 2010, detengono crediti 1,3 miliardi di dollari, che con gli interessi fino alla data del pagamento arriverebbero a circa 1,4-1,5 miliardi di dollari, una cifra del tutto sostenibile pur per le casse sconquassate di Buenos Aires. Ma esistono due problemi grossi. Il primo riguarda l’ammontare di tutti i crediti ristrutturati, perché gli 1,5 miliardi di cui sopra sono relativi ai crediti dei soli vincitori davanti alla Corte Suprema USA, ossia di Nml Capital (52%), Aurelio (33%), Blue Angel (13%) e creditori singoli, per lo più argentini (1% circa). Tuttavia, il ministro dell’Economia, Axel Kicillof, calcola che il debito non ritrutturato e ancora nelle mani dei creditori dissenzienti potrebbe ammontare oggi a 15 miliardi. Tanto lo stato argentino dovrebbe pagare loro, se anch’essi – incoraggiati dalla sentenza americana – intentassero causa. Ma il pool degli avvocati ingaggiato dal governo argentino avrebbe stimato in ben 25 miliardi di dollari l’entità possibile del debito non ristrutturato, somma dei 6,6 miliardi iniziali (7% dell’intero debito di fine 2001, all’epoca del default), più gli interessi. Se fosse vera quest’ultima stima, l’Argentina dovrebbe impegnare quasi tutte le sue riserve (28,8 miliardi) per pagare il solo debito non ristrutturato. Impossibile. Ma anche se il calcolo fosse di 15 miliardi non sarebbe un’operazione sostenibile per Buenos Aires, in quanto la cifra corrisponderebbe al 52% delle riserve, al 20% delle sue esportazioni, al 30% del debito verso il settore privato e a quasi 2 anni di attivo commerciale.   APPROFONDISCI – In Argentina è allarme default dopo la sentenza USA sul debito  

L’ostacolo della clausola RUFO

In più, c’è un problema formale.

La clausola RUFO (Rights Upon Futures Offerings) prevista per i titoli ristrutturati garantisce ai relativi creditori lo stesso trattamento – se più favorevole – che eventualmente lo stato argentino dovesse concedere a coloro che non hanno accettato i termini della ristrutturazione del 2005 e del 2010. In sostanza, se il governo fosse costretto a pagare il 100% del debito nominale non ristrutturato più gli interessi, lo stesso dovrebbe fare con tutti gli altri. Ma, attenzione: la clausola è valida fino al 31 dicembre 2014. Per questo, Kicillof starebbe studiando con il giudice Thomas Griesa e i creditori dissenzienti un accordo, volto ad evitare l’ostacolo: l’Argentina pagherebbe entro luglio ai fondi 300-400 milioni di dollari, ossia il 30% della somma complessivamente dovuta, in modo da restare nei limiti di quanto già concesso agli altri creditori e quale dimostrazione della volontà di volere pagare tutto. Ma dopo la fine di quest’anno, scaduta la clausola RUFO, provvederebbe ad emettere in loro favore nuove obbligazioni statali, potenzialmente a copertura integrale dell’intero debito residuo.   APPROFONDISCI – Argentina, giudice USA avverte: illegale la ristrutturazione del debito  

Default Argentina?

A quel punto, però, il problema potrebbe consistere nella richiesta di un simile trattamento anche degli altri creditori non ristrutturati. Ma, intanto, si sarebbe già aggirato il default tecnico di fine luglio. Il 30 giugno, infatti, scade un pagamento di 907 milioni, in qualità di cedola da corrispondere su un bond con scadenza 2033.

Trascorsi i 30 giorni del periodo di grazia, senza che l’impegno sia stato adempiuto, scatterebbe automaticamente il default, che tutti vogliono evitare.  

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