Argentina sui mercati a 15 anni dal default, dubbi sui rendimenti

L'Argentina torna sui mercati finanziari internazionali dopo il default di 15 anni fa. Restano dubbi sui rendimenti esitabili dall'operazione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Argentina torna sui mercati finanziari internazionali dopo il default di 15 anni fa. Restano dubbi sui rendimenti esitabili dall'operazione.

L’Argentina sta per tornare dopo 15 anni sui mercati finanziari internazionali, al fine di raccogliere 12,5 miliardi di dollari. E’ la prima volta dal default di fine 2001, che il paese sudamericano avrebbe accesso alla liquidità off-shore. Il presidente Mauricio Macri ha fissato una “roadshow” entro il 15 aprile a New York, Los Angeles e Londra per incontrare gli investitori. Ma la cifra ipotizzata potrebbe lievitare fino a 15 miliardi, secondo i fondi di investimento, mentre Morgan Stanley ritiene che Buenos Aires debba tornare a rifinanziarsi sui mercati stranieri anche nella seconda metà dell’anno, raccogliendo complessivamente nel 2016 20 miliardi di dollari, l’importo più elevato per un’economia emergente.

Rendimenti bond Argentina, è rebus

La “roadshow” è contestuale alla promessa di rimborsare ai fondi non ristrutturati 4,65 miliardi, ovvero l’80% dell’accordo dei 5,8 miliardi pattuiti nelle scorse settimane con gli stessi e che pone fine di fatto al secondo default, quello scattato alla fine di luglio del 2014, per via della disputa legale con i creditori, che non avevano accettato i due piani di ristrutturazione del 2005 e del 2010. Il vero problema è, a questo punto, il rendimento offerto dal governo argentino, che per la scadenza decennale dovrebbe attestarsi tra il 7,5% e l’8,5%. Per la parte bassa di questa forchetta, però, appare molto difficile riuscire nell’intento di trovare la grossa cifra cercata. Si tenga conto che i bond argentini hanno un rating basso, a seguito di due default in 12 anno e mezzo, per cui è molto probabile che il mercato pretenderà un premio extra per prestare denaro a Buenos Aires.        

Creditori Argentina aspettano la scadenza del 14

Il paese è anche alle prese con una situazione difficile dei suoi conti pubblici: quest’anno, il disavanzo fiscale al netto degli interessi sul debito dovrebbe attestarsi al 4,8% del pil, mentre l’inflazione lieviterebbe al 35%, a causa della necessaria svalutazione del cambio, effettuata da Macri a pochi giorni dal suo insediamento alla presidenza. D’altra parte, però, una volta in grado di rimborsare gli obbligazionisti non ristrutturati, il default formalmente finirebbe e l’Argentina guadagnerebbe un rating più elevato sui bond, che a sua volta ne abbasserebbe i rendimenti. Dunque, nei prossimi giorni bisogna fare di tutto per riuscire a tornare a mani piene a Buenos Aires. A rischio vi è la scadenza del 14, data in cui il governo si è impegnato ad erogare ai fondi “avvoltoi” la tranche dei rimborsi concordati, ma che potrebbero slittare, se per quel giorno non dovessero essere stati raccolti denari sufficienti. Sarebbe un segnale negativo da evitare.

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Argomenti: Altre economie, creditori ristrutturati, Crisi argentina, default Argentina, economie emergenti