In Argentina vittoria “storica” di Macri è un ok alle riforme e fine del peronismo

L'Argentina benedice le riforme del presidente Macri e gli consegna una vittoria storica. Sconfitti l'ex presidenta Kirchner e il suo peronismo demagogico.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Argentina benedice le riforme del presidente Macri e gli consegna una vittoria storica. Sconfitti l'ex presidenta Kirchner e il suo peronismo demagogico.

Mauricio Macri ce l’ha fatta. Il presidente dell’Argentina, in carica da meno di due anni, è riuscito nell’impresa “storica” di vincere le elezioni di medio termine, battendo nettamente gli avversari peronisti, compresi quelli facenti capo all’ex presidenta Cristina Fernandez de Kirchner. Ieri, si rinnovavano 24 seggi su 72 al Senato e 127 su 257 alla Camera e a spoglio quasi ultimato, “Cambiemos”, la coalizione di governo, ha ottenuto oltre il 40% dei voti validi contro la metà esatta di “Unidad Ciudadana”, la lista messa su dalla Kirchner, in rottura contro i peronisti tradizionali, che si sono fermati al 17%. La maggioranza ha vinto in 12 sulle 24 province al voto e per quanto non riesca ancora ad avere il 50% + 1 dei seggi in alcuna delle due Camere, quella di ieri è stata la prima volta che il governo è uscito vincente dalle elezioni di medio termine dal 1985, anno in cui aveva avuto successo il presidente Raul Alfonsin, grazie a un’economia tornata a crescere dopo 6 anni di ininterrotta recessione.

La Kirchner è stata battuta con almeno 4 punti percentuali di scarto (42% a 38%) nella provincia di Buenos Aires, dove correva per il Senato, dal rivale “macrista” Esteban Bullrich, ma in conseguenza di un complesso meccanismo elettorale, verrà ugualmente eletta, assicurandosi l’immunità contro le accuse di corruzione per i suoi anni alla presidenza. Ha riconosciuto la sconfitta, avvertendo l’avversario che la sua formazione non ha alcuna intenzione di smontare le tende. Macri, dal canto suo, ha annunciato che varerà nuove riforme per “realizzare il sogno di liberare tutti gli argentini dalla povertà”. (Leggi anche: L’Argentina promuove le riforme di Macri, ma l’ex presidenta torna in pista)

La svolta economica di Macron

Al Congresso starebbero per arrivare nuove proposte di legge del governo per riformare il fisco e per sanare i lavoratori assunti in nero dalle aziende, nel tentativo di modernizzare l’economia sudamericana, reduce da anni di politiche demagogiche e contrarie al business, che hanno messo in fuga i capitali e creato profonde distorsioni, alle quali il presidente in carica sta cercando di rimediare con misure in sé impopolari all’impatto e che stanno facendo salire ulteriormente l’inflazione. Tra queste, la liberalizzazione del cambio tra peso e dollaro, decisa nel dicembre 2015 e che da allora è arrivato quasi a dimezzarsi, anche se dal fine luglio scorso, poco prima che si celebrassero le primarie, la valuta argentina ha guadagnato poco più del 2% contro quella americana. Ridotti, ma non ancora annullati per ragioni sociali, i sussidi elargiti alla popolazione, come quelli che hanno garantito per anni bollette della luce quasi azzerate per le famiglie, provocando deficit fiscali e una offerta energetica insufficiente rispetto alla domanda.

Ad agosto, l’inflazione annuale in Argentina è stata del 23,1%, in calo dall’apice del 40,5% toccato nell’aprile dello scorso anno. Il pil è tornato a crescere dalla seconda metà del 2016, anche se a ritmi ancora bassi per assorbire il -2,3% complessivamente accusato lo scorso anno. Ad ogni modo, che Buenos Aires stia riscuotendo maggiore credibilità rispetto all’era Kirchner lo dimostra un’operazione unica nel suo genere: l’emissione di un bond sovrano di durata centennale, emesso nei mesi scorsi e che ha attirato la domanda degli investitori, facendo il pieno, nonostante ancora oggi l’Argentina sia un’economia con rating “spazzatura” e uscita da poco, sotto Macri, dal secondo default in meno di un quindicennio. (Leggi anche: L’Argentina dal default alla fiducia sui mercati: emette un bond a 100 anni)

Argentina torna amica degli USA

Le probabilità di ottenere un secondo mandato alle elezioni presidenziali di fine 2019 sembrano lievitate per Macri, presidente conservatore, che ha rotto le relazioni diplomatiche con Caracas, chiedendo l’espulsione del Venezuela dal Mercosur per le ripetute violazioni dei diritti umani, allo stesso tempo riavvicinando il suo paese agli USA e godendo per questo di ampio credito alla Casa Bianca, sia sotto la precedente amministrazione Obama che con quella attuale a guida Donald Trump.

Il successo elettorale di ieri non era atteso, almeno non nelle dimensioni, per cui è probabile che alla riapertura, la borsa di Buenos Aires festeggi anche con guadagni cospicui. Dalla vittoria di Macri di due anni fa, l’azionariato argentina è salito di oltre il 110%, anche se in questo boom si nasconde in molti casi la volontà degli argentini di mettere al riparo i propri risparmi dall’inflazione, portandoli in borsa. (Leggi anche: Argentina sui mercati a 15 anni dal default)

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Argomenti: Altre economie, Crisi argentina, economie emergenti