L’Argentina risponde al contagio turco con un maxi-rialzo dei tassi da 500 punti base

L'Argentina alza i tassi al 45% per arrestare il nuovo crollo del peso. L'economia sudamericana rischia la recessione quest'anno e il governo ha già azzerato le stime sulla crescita del pil.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Argentina alza i tassi al 45% per arrestare il nuovo crollo del peso. L'economia sudamericana rischia la recessione quest'anno e il governo ha già azzerato le stime sulla crescita del pil.

Nell’ultima settimana, a seguito anche delle tensioni sulla lira turca, il peso argentino ha perso l’8,5% e le perdite da inizio anno ammontano così al 37%, nonostante già in primavera Buenos Aires sia stata costretta ad alzare bandiera bianca e a ricorrere a un maxi-prestito da 50 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale per disinnescare il crollo del cambio. Niente da fare; nemmeno il rialzo shock dei tassi al 40% ha arrestato la crisi del peso, tanto che la banca centrale ha dovuto sorprendere ancora una quarta volta quest’anno i mercati con l’annuncio di una stretta ulteriore da 500 punti base al 45%. Non solo, perché il Tesoro sospenderà le emissioni di titoli a breve termine, noti anche come Lebacs, da qui a dicembre per un controvalore di 976 miliardi di pesos, pari a quasi 32,6 miliardi di dollari, strappando il plauso dell’FMI, secondo cui tali emissioni sarebbero state “fonte di volatilità del cambio”.

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E sempre la banca centrale ha annunciato che muterà i suoi interventi sul mercato dei cambi, ponendo fine alle aste quotidiane da 50-100 milioni di dollari, vendendo valuta estera all’occorrenza. Si tratterebbe di un modo per rendere meno scontate le mosse dell’istituto, accrescendo così i rischi degli investimenti ribassisti effettuati ai danni dei pesos. In teoria, ciò dovrebbe frenare la speculazione. Al contempo, ha reso noto che oggi venderà 500 milioni di dollari per sostenere il cambio, un importo abbastanza cospicuo e il primo offerto sotto il nuovo sistema, sebbene potrebbe non bastare per soddisfare la domanda di valuta americana, arrivando in scadenza titoli di stato a breve per un controvalore di 100 miliardi di pesos (3,34 miliardi di dollari).

Il governo ha appena tagliato le stime di crescita del pil quest’anno, azzerandole. In realtà, la maggior parte degli economisti, stando all’istituto, si attende che l’economia argentina cada in recessione quest’anno. E’ una fase politicamente molto delicata per il presidente Mauricio Macri, che nell’autunno dell’anno prossimo dovrà cercare di convincere gli argentini di avere fatto meglio dei governi passati o almeno il possibile per l’economia. La ex presidenta Cristina Fernandez de Kirchner rischia in questi giorni gli arresti per un presunto caso di corruzione risalente agli anni dei suoi due mandati e ciò rafforza il governo in carica, il quale non può permettersi, ad ogni modo, di presentarsi alla scadenza con all’attivo un’economia in recessione e un’inflazione ancora nei pressi del 30%, con un peso che, dopo l’eliminazione del “peg” con il dollaro a fine 2015, ha perso praticamente i due terzi del suo valore.

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