'L'Argentina rischia un altro default da $14 miliardi, ecco quando e perché

L’Argentina rischia un altro default da $14 miliardi, ecco quando e perché

Dal prossimo venerdì, anche gli obbligazionisti in possesso del bond 2038 avranno il diritto di chiedere al governo argentino il pagamento anticipato dei titoli e i relativi interessi. Sarebbe per Buenos Aires l'ennesima sconfitta sul fronte dei mercati finanziari.

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Ad appena tre mesi dal secondo default in meno di 13 anni, l’Argentina potrebbe incappare in un nuovo mancato rispetto delle scadenze di pagamento del debito sovrano. Dopo il prossimo 30 ottobre, infatti, il governo potrebbe trovarsi esposto a una richiesta di pagamento anticipato dei 14 miliardi di dollari di bond 2038 e dei relativi interessi, dovuti a settembre. Nonostante un mese fa, il governo di Buenos Aires abbia depositato 161 milioni di dollari presso un istituto argentino, gli obbligazionisti non hanno potuto essere pagati a causa del divieto imposto dalla sentenza del giudice americano Thomas Griesa di pagare i creditori ristrutturati, senza il previo soddisfacimento anche di quelli dissenzienti. Il termine di grazia di 30 giorni scade giovedì prossimo e successivamente a quella data, i creditori avranno la possibilità di chiedere all’Argentina il rimborso anticipato e gli interessi non onorati.   APPROFONDISCI – Default Argentina, Buenos Aires offre ai creditori nuovi titoli sotto legge locale   Secondo Bank of America, lo scenario sarebbe probabile, come dimostrerebbe l’apprezzamento dei cosiddetti Pars dell’1,2% sul mercato secondario negli ultimi tre mesi, quando i cosiddetti Discount bonds 2033 – quelli oggetto del default di fine luglio – hanno perso nel frattempo il 5,5%. Ciò potrebbe essere il segnale che i fondi starebbero speculando su un possibile rimborso anticipato, acquistando questi titoli, che oggi quotano intorno a 53.   APPROFONDISCI – Il default tecnico dell’Argentina è stato un grave errore   I 5,4 miliardi di Pars denominati in dollari staccano una cedola annua del 2,5%, gli 8,89 miliardi in euro il 2,26% e i 205 milioni in yen dello 0,45%. I Pars in euro quotano attualmente intorno a 48,4. Quindi, affinché scatti la richiesta da parte dei creditori, è necessario che venga avanzata dal 25% di ciascuna categoria, ossia da tanti obbligazionisti, quanti siano in possesso di Pars per almeno 1,4 miliardi di dollari, di 2,22 miliardi di euro e di 52 milioni di yen, rispettivamente. Se questo scenario si concretizzasse, per l’Argentina sarebbe notte fonda sul fronte finanziario, disponendo la banca centrale di riserve valutarie per soli 27,8 miliardi di dollari. La presidenta Cristina Fernandez de Kirchner e il suo ministro dell’Economia, Axel Kicillof, potrebbero attendere che arrivi gennaio, prima di arrivare a un’intesa con i fondi dissenzienti, vincitori della battaglia legale negli USA. A fine anno, infatti, scade la clausola RUFO apposta sui bond ristrutturati nel 2005 e nel 2010, cosa che eviterebbe al paese di dovere soddisfare le maggiori pretese da parte di chi ha accettato i due accordi di ristrutturazione del debito, in seguito al default di inizio 2002.   APPROFONDISCI – In Argentina cresce la domanda di dollari. La crisi del peso sfianca i risparmiatori L’Argentina si avvicina al baratro: peso a -76% sul mercato nero. Riserve a picco    

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