L’Argentina rischia nuovi controlli sui capitali

Le riserve valutarie in Argentina sono solo apparentemente stabili, ma i deflussi accelerano. Si teme una nuova stretta sui movimenti dei capitali.

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Le riserve valutarie in Argentina sono solo apparentemente stabili, ma i deflussi accelerano. Si teme una nuova stretta sui movimenti dei capitali.

Le autorità finanziarie in Argentina hanno imposto il venerdì scorso ai fondi comuni di investimento di mutare il metodo di calcolo degli assets denominati in dollari, obbligandoli a utilizzare allo scopo il tasso di cambio ufficiale di 9,4 e non più quello in voga sul mercato nero, il cosiddetto “dolar blue”, a 13,86. L’intento di Buenos Aires sarebbe di varare una stretta sui controlli dei movimenti di capitali, quando mancano pochi giorni alla scadenza del Boden 2015, il bond governativo da quasi 6 miliardi di dollari, che dovrà essere pagato il 5 ottobre prossimo. La banca centrale avrebbe molte difficoltà, infatti, ad effettuare il pagamento, attingendo alle sue riserve, continuando a difendere il cambio. Le riserve valutarie ammontano a 33,3 miliardi, apparentemente stabili, ma solo per lo “swap” contrattato con la Cina, pari a 11 miliardi di dollari, che ha quasi del tutto compensato il calo di 12 miliardi accusato altrimenti negli ultimi 12 mesi.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/argentina-peso-atteso-in-calo-del-15-entro-il-2016-acquisti-record-di-dollari/  

Riserve Argentina in calo

Secondo Ecolatina, le riserve a fine anno scenderebbero a 26 miliardi, per Empiria a 27 miliardi. Si tratterebbe, quindi, di un brusco calo, nelle settimane delicate della campagna elettorale. Il prossimo presidente, chiunque esso sia, si teme che sia costretto a iniziare il mandato con un giro di vite sui controlli dei movimenti finanziari. Una soluzione alternativa potrebbe consistere nell’ottenere da Pechino nuovi miliardi di dollari da utilizzare per tamponare il calo delle riserve, che oggi bastano solamente per importare beni e servizi dall’estero per 5,9 mesi. Non sembra  che sia tra le  ipotesi più probabili, ma Buenos Aires dovrebbe sperare che alla scadenza dello “swap” a breve termine, nel 2016 i cinesi rinnovino ed estendano il contratto.

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Svalutazione peso probabile

L’unico modo per evitare un cedimento delle riserve sarebbe quello di svalutare il peso, consentendogli di fluttuare liberamente e di raggiungere il valore attualmente vigente sul mercato nero, più realistico di quello ufficiale. Le istituzioni argentine, però, sotto la presidenta Cristina Fernandez de Kirchner non ne vogliono sentire, mentre se a vincere fosse uno dei 2 candidati in corsa per le opposizioni, sarebbe uno scenario più verosimile, ma non scontato. Nelle ultime settimane si assiste a un preoccupante aumento del divario tra i 2 tassi di cambio e al surriscaldamento delle aspettative d’inflazione dal 22% al 30%, che non lasciano presagire nulla di buono. A chiudere il cerchio c’è la previsione di una corsa al dollaro, che da qui alle elezioni dovrebbe materializzarsi, con numerosi argentini che tenteranno di mettere in salvo i loro risparmi dalle incognite relative al prossimo presidente.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-crisi-valutaria-dilaga-dallargentina-alla-russia-passando-per-turchia-e-kazakistan/      

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