L’Argentina promuove le riforme di Macri, ma l’ex presidenta torna in pista

Le riforme economiche in Argentina sono forse meno impopolari delle attese. Il presidente Macri supera il test elettorale delle primarie al Senato.

di , pubblicato il
Le riforme economiche in Argentina sono forse meno impopolari delle attese. Il presidente Macri supera il test elettorale delle primarie al Senato.

Le elezioni primarie per l’assegnazione di tre seggi al Senato nella provincia di Buenos Aires, che da sola ospita il 40% dell’elettorato nazionale, ha assegnato di poco la vittoria al candidato filo-governativo ed ex ministro dell’Istruzione, Esteban Bullrich, con il 34,19% dei voti contro il 34,11% ottenuto dalla lista dell’ex presidenta Cristina Fernandez de Kirchner (2007-2015). Un testa a testa appassionante, ma che gli analisti stanno salutando come un successo per il presidente Mauricio Macri, alle prese con l’attuazione di riforme economiche liberali, dopo anni di dirigismo economico “kirchneriano”.

La Fernandez era data in testa nei sondaggi della vigilia, per cui il solo fatto che non sia riuscita a prevalere (ma lo spoglio è ancora in corso) sarebbe un segnale positivo per il governo in carica, il quale avrebbe serie prospettive di prevalere alle elezioni di ottobre. (Leggi anche: Argentina sui mercati a 15 anni dal default)

Macri ha vinto alla fine del 2015 con un programma riformatore e di riconciliazione con la comunità internazionale, finanziaria compresa, ponendo fine al potere dispotico della presidenta e al suo default sovrano (il secondo dal 2002), che pur dichiarato per ragioni tecniche, era finito per acuire la sfiducia dei mercati sull’Argentina. Di recente, invece, Buenos Aires è stata in grado di collocare sul mercato un bond a 100 anni per ben 10 miliardi di dollari, pur godendo di un rating “junk” o “spazzatura”. E’ la prima volta che ciò accade per un’economia con giudizio sovrano così debole da parte delle agenzie di valutazione.

Riforme economiche necessarie, ma impopolari

Le riforme di Macri non sono popolari all’impatto, prevedendo la liberalizzazione dei prezzi dell’energia e di altri beni e servizi sussidiati dallo stato, nonché tagli alla spesa pubblica. Per questo, l’inflazione è salita ultimamente sopra il 20%, attestandosi al 21,9% a giugno, conseguenza anche della libera fluttuazione del tasso di cambio tra peso argentino e dollaro, decisa dal presidente a pochi giorni dal suo insediamento. Quest’anno, la valuta sudamericana ha perso il 10% contro il biglietto verde, ma il bilancio segna un pesante -50% da dicembre 2015.

 Sarà anche per il boom dei prezzi che l’indice Merval alla Borsa di Buenos Aires guadagna quest’anno il 18,5%, di fatto un po’ meno della stessa inflazione. (Leggi anche: Crisi Argentina, Macri licenzia ministro Finanze: riforme impopolari)

Il 2016 è stato un’anno di recessione per l’economia argentina, ma quest’anno dovrebbe essere di ripresa, con il governo a stimare un +3% per il pil. Nel secondo trimestre, è aumentato su base annua del 2,5-3%. Un toccasana in favore di Macri, in vista delle elezioni parlamentari di “mid-term” tra due mesi. Ma la vera scommessa della maggioranza di centro-destra sarà fare uscire il paese dalla povertà in cui è ripiombata negli ultimi 15 anni, dopo il default. Un terzo della popolazione vive in stato di indigenza e un altro 20% è a rischio povertà, secondo le stime dell’OCSE, che chiede al presidente ulteriori riforme per rispondere alla crescente diseguaglianza tra i redditi in Argentina.

E resta pur vero che la nuova formazione politica di centro-sinistra della Fernandez ha conteso la vittoria alla lista Cambiamo di Macri, nonostante la presidenta abbia portato il suo paese sulla via del Venezuela “chavista”. Più di un terzo dell’elettorato ha mostrato di crederle ancora e questa è forse la più grande sfida per Casa Rosada, che tra qualche mese taglierà il traguardo di metà mandato.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>