'L'Argentina inasprisce i controlli sui capitali prima del ballottaggio

L’Argentina inasprisce i controlli sui capitali prima del ballottaggio

L'Argentina stringe sui capitali per sostenere il peso. Le riserve valutarie continuano a scendere e il cambio s'indebolisce, specie al mercato nero.

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L'Argentina stringe sui capitali per sostenere il peso. Le riserve valutarie continuano a scendere e il cambio s'indebolisce, specie al mercato nero.

Mentre l’Argentina si prepara al suo primo ballottaggio nella storia per decidere chi tra sarà il prossimo presidente tra il candidato kirchneriano Daniel Scioli e il leader del centro-destra, Mauricio Macri, la banca centrale non è riuscita ieri a piazzare tutti i titoli di stato all’asta settimanale, raccogliendo 11,3 miliardi di pesos (1,19 miliardi di dollari), il 5% in meno dell’asta precedente, nonostante abbia alzato i tassi del 3% rispettivamente al 28,93% e al 29,35% per i bond a 91 e 119 giorni. Allo stesso tempo, l’istituto ha imposto alle banche di trasferire tali aumenti alla clientela, fissando in un minimo del 26,3% il tasso offerto sui depositi tra i 30 e i 44 giorni e del 29,1% per quelli di durata superiore ai 180 giorni. Secondo il governatore Alejandro Vanoli, starebbe crescendo il risparmio detenuto in valuta locale, a conferma della fiducia degli argentini nel pesos. Se fosse vero, non si vedrebbe la ragione di questa nuova stretta sui capitali, che riguarda anche le compagnie assicurative, alle quali è stato vietato di detenere riserve in valuta straniera di ammontare superiore al patrimonio. Tra le prime rientrano anche gli assets denominati in dollari.

Riserve Argentina sempre più basse

L’obiettivo di queste misure è di sostenere il peso, che al cambio ufficiale è scambiato a 9,53 contro il dollaro, mentre sul mercato nero viaggia a 15,81, ossia indebolito del 40%. Le riserve valutarie dell’Argentina sono scese ieri, intanto, di 95 milioni a 27,052 miliardi di dollari, il livello più basso degli ultimi 18 mesi, Di queste, pare che solamente 5 miliardi diano prontamente disponibili, cioè liquide, sufficienti a consentire solamente un mese di importazioni. E se si tiene conto che lo swap con la Cina, in scadenza a dicembre, ma probabilmente in via di rinnovo, è pari a 11 miliardi e ha impedito un crollo di pari entità delle riserve nell’ultimo anno, si capisce perfettamente la gravità della situazione in cui versa il paese, che rischia di trovarsi come il Venezuela senza valuta straniera sufficiente per le importazioni.

 

Svalutazione peso attesa dopo elezioni Argentina

La corsa ai dollari, accentuatasi negli ultimi giorni, sarebbe dovuta in parte all’attesa degli argentini di una svalutazione del peso, promessa da Macri, in caso di vittoria, sin dal suo primo giorno alla presidenza, che inizierebbe il prossimo 10 dicembre, ma non esclusa nemmeno da Scioli, che pur si mostra più gradualista dei suoi avversari.  

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