L’Argentina intacca le riserve, ma non trova i dollari all’asta

L'Argentina ha emesso un bond in dollari per rimpinguare le riserve, ma l'esito è stato deludente. Mancano poco più di 2 settimane alle elezioni.

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L'Argentina ha emesso un bond in dollari per rimpinguare le riserve, ma l'esito è stato deludente. Mancano poco più di 2 settimane alle elezioni.

Dopo che lunedì ha dovuto pagare un bond in scadenza per 5,9 miliardi di dollari, ricorrendo all’uso delle riserve valutarie, l’Argentina non aveva altra scelta che ricorrere a un’emissione obbligazionaria per raccogliere nuovi dollari e rimpinguare così parzialmente le riserve intaccate. Il ministro dell’Economia, Axel Kicillof, aveva inizialmente parlato di un bond quinquennale da 500 milioni di dollari, ma successivamente aveva rotto gli indugi, puntando a raccogliere 1,5 miliardi. Sarà rimasto parecchio deluso, quando ha scoperto che gli investitori gli hanno prestato meno della metà, fermandosi a 669 milioni.

Rendimenti offerti troppo bassi

Alla base del nuovo flop, dopo quello del concambio di un anno fa, c’è stata la volontà del governo di Buenos Aires di non offrire rendimenti a doppia cifra, preferendo arrestarsi intorno al 9%. Il bond, infatti, ha cedola dell’8% ed è stato prezzato a 95, data l’indisponibilità del ministro di vendere a prezzi inferiori. Il risultato è stato un’asta semi-deserta, snobbata del tutto dagli investitori locali, che per la medesima scadenza spuntano rendimenti maggiori sui titoli denominati in dollari. Inoltre, trovano ben più redditizio acquistare bond in dollari al cambio ufficiale, salvo rivenderli al mercato nero, dove il biglietto verde vale sopra il 40% in più. Quella di ieri è stata la prima di 3 aste previste per questa settimana, tutte prevedendo l’emissione di bond sotto la legge argentina. Per Kicillof, dicevamo, è stato il secondo flop. Un anno fa aveva sollecitato gli investitori a scambiare i titoli posseduti ed emessi sotto la legge americana con altri di pari valore, ma emessi sotto la legge locale, scoprendo che appena un decimo aderiva all’iniziativa.

Elezioni Argentina a fine ottobre

Il segnale non è positivo, quando mancano poco più di 2 settimane al primo turno delle elezioni presidenziali, il cui risultato appare incerto. Il candidato kirchneriano Daniel Scioli, Partito Giustizialista, ha ottenuto la maggioranza relativa alle primarie di agosto, ma gli oppositori Mauricio Macri e Sergio Massa potrebbero fare fronte comune in un ipotetico ballottaggio, potenzialmente avendo la possibilità di vincere. Chiunque uscirà vincitore dalle urne si troverà a gestire una situazione economica allarmante. Dopo l’uso delle riserve a inizio settimana, queste sono scese a 27,71 miliardi di dollari, – 14,6%, sufficienti a coprire appena 4,9 mesi di importazioni. La svalutazione del peso post-elettorale sembra un’ipotesi abbastanza realistica, anche se da sola non risolverà tutti i mali dell’economia argentina, che dopo 2 default in 12 anni non ha accesso ai mercati finanziari e che vede schizzare l’inflazione al 40%, anche se ufficialmente è stimata intorno alla metà

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