'L'Argentina evita un nuovo default? I creditori ristrutturati offrono un accordo

L’Argentina evita un nuovo default? I creditori ristrutturati offrono un accordo

Ai fondi ricorrenti è stata avanzata la proposta per il rimborso degli 8 miliardi richiesti, in cambio del ritiro dal processo contro Buenos Aires. L'intesa eviterebbe default, ma ci sono dubbi sulla sua effettività realizzazione

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Ai fondi ricorrenti è stata avanzata la proposta per il rimborso degli 8 miliardi richiesti, in cambio del ritiro dal processo contro Buenos Aires. L'intesa eviterebbe default, ma ci sono dubbi sulla sua effettività realizzazione

Un gruppo di obbligazionisti ristrutturati, ossia di creditori che hanno accettato il piano di ristrutturazione del debito dell’Argentina seguita al default di fine 2001, avrebbero avanzato agli hedge fund in guerra contro Buenos Aires una proposta, tesa ad evitare il default. Secondo alcune indiscrezioni, riportate dal Financial Times, i primi sarebbero disposti a corrispondere ai secondi gli 8 miliardi reclamati, in cambio della cessazione delle ostilità giudiziarie, che hanno portato l’Argentina a ricorrere alla Corte Suprema USA contro le sentenze di primo e di secondo grado dei giudici di Manhattan.

Lo schema proposto sarebbe il seguente: gli obbligazionisti ristrutturati, che hanno in mano bond per 28 miliardi di dollari, rinuncerebbero al 20% delle cedole per i prossimi cinque anni, corrispondendo così la somma pretesa dagli hedge fund. In cambio, questi ultimi smetteranno di fare opposizione al governo argentino, davanti al giudice USA.

Se passasse, sarebbe una soluzione che accontenterebbe tutti. Infatti, i creditori ristrutturati rinuncerebbero a parte di quanto loro spetta sulla base dell’accordo di ristrutturazione del debito, ma in cambio eviteranno la situazione peggiore di un default entro fine anno e il crollo delle quotazioni dei loro titoli. Al contrario, i prezzi sarebbero destinati a crescere sui mercati, venendo meno il rischio di un default, ricompensadoli potenzialmente del tutto della minore somma percepita.

I fondi speculativi otterrebbero il dovuto e non avrebbero più motivo di fare opposizione. Si pensa che dietro alla proposta ci sia la Gramercy Funds Management, che ha sostenuto l’Argentina legalmente contro i fondi ricorrenti. Questi ultimi sono guidati da Elliott Management, in rappresentanza, tra gli altri, di Black Rock, MFS Investment Management, Alliance Bernstein e Brevan Howard.

Ma per quanto l’ipotesi possa sembrare risolutiva, l’ex FMI, Charles Blitzer, ricorda come sia necessario il consenso del 75% almeno degli obbligazionisti ristrutturati per avallare la proposta, trattandosi di una seconda forma di ristrutturazione del debito, per quanto volontaria.

E un rappresentante di NML Capital, uno dei fondi contro Buenos Aires al processo americano, si dichiara scettico sulle probabilità che il piano possa essere approvato, perché ad oggi l’Argentina si è sempre rifiutata di negoziare. E sarebbe alquanto difficile, fa notare, che si ristrutturi nuovamente il debito, senza che il governo argentino partecipi all’operazione.

 

Elezioni in Argentina: domenica l’ora della verità per la presidenta

E’ probabile che ne sapremo di più nei prossimi giorni, dopo le elezioni di questa domenica, in cui la presidenta Cristina Fernandez de Kirchner potrebbe perdere la maggioranza dei due terzi in Parlamento, necessaria per cambiare la Costituzione e darsi la possibilità di un terzo mandato. Oltre tutto, dalla metà del mese, la presidenta si trova in stato di convalescenza  per un intervento cerebrale e vi rimarrà fino alla prima metà di novembre. Fino a quella data, quindi, è improbabile che saranno assunte decisioni così importanti.

 

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Ricordiamo che la Corte d’Appello di New York aveva respinto il ricorso dell’Argentina contro la sentenza del giudice di primo grado Thomas Griesa, che inibisce i pagamenti delle scadenze di dicembre ai creditori ristrutturati, se non saranno pagati anche i creditori ricorrenti, ossia quel 7% che non ha accettato gli accordi di ristrutturazione del debito del 2005 e del 2010. E sempre il giudice americano ha bocciato il tentativo di Buenos Aires di effettuare un concambio dei titoli ristrutturati con bond di nuova emissione, sottoponendoli alla sola legge argentina, in modo da bypassare la sentenza.

Senza un accordo, quindi, il governo non potrebbe procedere al pagamento delle scadenze di dicembre in favore dei creditori ristrutturati, di fatto dando vita a un nuovo default, dopo quello da 82 miliardi di dollari del 2001.

 

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