L’Argentina dopo il default ha perso la testa. Crolla la borsa, interverrà JP Morgan?

Il governo argentino si scaglia contro i fondi "avvoltoi" e gli USA, accusati di seminare una campagna terroristica contro il paese sudamericano. Si pensa a varie soluzioni, mentre la banca americana JP Morgan potrebbe acquistare i bond oggetto della diatriba e risolvere così la questione.

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Le ore successive al default in Argentina sono state caratterizzate da dichiarazioni di fuoco da parte degli esponenti del governo, il che sembra allontanare la ricerca di una soluzione al grattacapo finanziario. Ieri, la borsa di Buenos Aires ha perso l’8,93%, trascinando con sé in territorio negativo le altre piazze dell’America Latina. Le trattative tra le parti proseguono. Il giudice americano Thomas Griesa ha convocato nuovamente i rappresentanti del governo argentino, dei fondi e delle banche, al fine di trovare una soluzione ai tempi supplementari. Ma le affermazioni del ministro dell’Economia, Axel Kicillof, non aiutano. Ieri, ha accusato il mediatore Daniel Pollack – reo di avere parlato il giorno prima di default imminente – di esprimersi alla stregua di un fondo “avvoltoio” e di volere seminare miseria. Gli fa eco il capo di gabinetto Jorge Capitanich, il quale ha attaccato pesantemente gli Stati Uniti, sostenendo che nulla ci si potrebbe aspettare da una nazione e da un presidente Obama che non intervengono a difesa delle persone coinvolte in varie guerre (Striscia di Gaza), che non avrebbero alcun interesse per la vita umana.   APPROFONDISCI – Argentina, scattato il default. E ora che succede?   Insomma, l’Argentina del default è ancora più schizofrenica di quella della vigilia. Kicillof ripete come un mantra che il default non esiste, che il paese vuole pagare e ha già depositato i fondi necessari presso la Bank of New York Mellon. E i titoli oggetto del default, ossia i bond 2033, sono crollati di prezzo ieri, con i rendimenti saliti al 9,9% dal precedente 8,8%. L’agenzia di rating Fitch si è aggiunta a S&P e ha declassato i bond argentini a “Selective Default”, “default parziale”.   APPROFONDISCI – Argentina in default tecnico, crollano i prezzi dei bond  

Interverrà JP Morgan?

Intanto, uno dei fondi protagonisti della vicenda giudiziaria e finanziaria di questi mesi, Aurelio, ha ammesso di essere stato contattato per la cessione dei titoli argentini in suo possesso, ma ha dichiarato che l’offerta non sarebbe stata degna di essere presa in considerazione.

Uno degli altri fondi, Nml Capital, ha negato di essere stata contattata da alcuno. Pur non facendo nomi, alcune voci sostengono che JP Morgan si starebbe muovendo per comprare i titoli argentini, come a loro tempo fecero i fondi “avvoltoi”, quando li comprarono a pochi spiccioli dai creditori che non accettarono la ristrutturazione del debito sovrano. Una soluzione potrebbe arrivare, quindi, dalle banche, incluse quelle argentine. Gli istituti liquiderebbero subito i fondi, acquistando i bond a un prezzo verosimilmente alto, ma inferiore al 100% del valore nominale originario stabilito dal giudice, in attesa di essere rimborsati a loro volta nei primi mesi del 2015, quando la clausola RUFO – che assegna ai creditori ristrutturati gli stessi diritti concessi ad altri creditori – non sarà più valida, consentendo al governo di Buenos Aires un margine di manovra molto più ampio. Ma il governo starebbe valutando due strade alternative o complementari: disporre il passaggio volontario dalla legge USA a quella argentina dei bond ristrutturati, in modo da proseguire con il loro pagamento; sollecitare i creditori alla rinuncia dei diritti contemplati nelle clausole RUFO, così come hanno fatto volontariamente alla vigilia del default alcuni obbligazionisti per un totale di circa 5 miliardi di dollari di bond.   APPROFONDISCI – Argentina, ultimo tentativo per evitare il default. La presidenta pensa al trucco  

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